Estratto da un libro fallito

Non era la prima volta che constatavo come la libertà risiedesse in alto:
- A volte invidio i cavalli ma poi vedo i gabbiani e mi sembrano ancora più liberi, poi penso che anche il gabbiano, se la conoscesse, invidierebbe l’aquila ma tu credi che l’aquila non sappia che esiste una libertà che non potrà mai raggiungere? Ci dev’essere una libertà più completa e irraggiungibile o forse ci sono molte libertà diverse, una per ogni specie di animale, uomo compreso, mille specie di animali, mille specie di libertà, io però non lo so quale sia la libertà dell’uomo.-
Lei rispose: - la parola -
Io ipotizzai: - la creatività? -
Foto di John Edwards
da http://www.pubblicdomainpictures.net/
Dopo tre giorni le regalai questa storiella:
Il sole guardava la luna
la luna ammirava il mare
il mare anelava alla sabbia
la sabbia rideva al solletico dei granchi
i granchi scalavano gli scogli
gli scogli si inabissavano nell’acqua
l’acqua ondulava il fondale marino
che non conosceva la luna,
il sole, la riva, i granchi, gli scogli
ma viveva nella sua oscurità
contento perché l’acqua lo accarezzava.
- E’ bella, però è una libertà tranquilla.-
- Sì, in effetti quando l’ho scritta stavo bene, ero serena.-
- Potresti dire libera ?-
- Sì.- 
Andammo a vedere che cosa faceva l'Arno: stava lì, almeno per quella parte che riuscivamo a scorgere, il resto era già passato via.
Guardavamo l'Arno, lo guardavamo e pensavamo a quanto fosse più movimentato e vario di colori il mare, i nostri pensieri fatti talvolta anche di progetti, ricordavano per lo più l'alternarsi delle onde del mare ma le nostre vite erano costrette dagli argini come l'acqua di questo fiume la cui lentezza era scossa solo da alcune anatre che battibeccavano con un gabbiano che volava via portandosi ciondoloni dal becco il pesce rubato. Libero.

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