dal Diario di un Pittore

"L’artista è noioso, ha delle esigenze che fino in fondo non sono capite, non vengono accettate come i suoi silenzi, i suoi momenti di ira, il dover stare da solo senza dare spiegazioni. Ci sono, è ovvio, anche momenti da vivere in modo più sfarfalleggiante ma sono attimi che, sinceramente, lasciano l’amaro in bocca perché a che servono? Penso che la gioia scaturisca dal dolore. Io non mi diverto con tutto quello con cui si divertono gli altri e questo da sempre; a me non fanno ridere le barzellette, non mi piacciono i film allegri, non mi piace andare al mare insieme agli altri, le cose che ho sempre fatto le ho dirette io perché tutto il resto non mi dà la voglia e la forza di ridere, per me è una perdita di tempo. Sono controcorrente, la gente mi toglie intensità, mi svia, i momenti più belli li trovo davanti al cavalletto punto e basta. Sono quei godimenti totali, forse anche inumani. Sarei in guerra con il mondo quando mi vengono a importunare. Tutto il mio mondo è l’arte, non so come raffigurarmi l’arte perché la imbastardisce l’iconografia che le hanno dato, ninfa con la tavolozza, ma io penso che l’arte sia Dio, perché l’arte ha in sé la Natura, la Bellezza, la Purezza è Dio, no? Sì perché crea. Non è il Dio delle chiese delle inquisizioni, dei roghi, delle streghe il Dio dell’arte penso sia anche il più potente perché ti tira fuori non la preghiera o il rosario ma la Cappella Sistina, la Gioconda. Le opere d’arte sono quelle che non vengono mai a noia che tutte le volte che le guardi ti senti male, che hanno fatto rappacificare i popoli, questo è il Dio arte. È di colori è di luci di linee, anche il più ignorante degli uomini di fronte alla vera arte rimane estasiato. Gli artisti hanno sulla testa la mano di questo Dio. La via dell’arte è una via che ti porta alla luce, alla libertà, verso Dio. E’ difficile dire “stasera stai davanti al cavalletto e non vai a far baldoria con gli amici”? per me non lo è stato, però capisco per la maggior parte è difficile. Lo capisce chi veramente vive bene, è come guardare e vedere, tutti guardano e pochi vedono io invece vedo e non guardo. Io da tanti anni non faccio più vita mondana però le cose le capto sempre, ho delle sensazioni che sono vere, ho un sesto senso perché ho sempre vissuto in un altro mondo più spirituale. Quando vivevo la vita mondana ero più terreno. Chi si avvicina all’arte seriamente deve sapere che ha tutto, perché ha davvero tutto, però deve rinunciare a tante cose che possono sembrare indispensabili ma che non servono a niente".
 "L’artista non c’entra niente con la società, l’artista appartiene all’arte, l’arte lo partorisce, lo modifica, l’arte lo rende esaltato e lo fa sprofondare nell’angoscia più devastante e infine lo uccide. In fondo neanche l’arte appartiene alla società, non c’è scambio reciproco: che dici di fronte alla cappella Sistina, che gli/le puoi dire? Niente, taci, anzi vuoi stare in silenzio, la vera arte ti zittisce. La società l’arte neanche se la merita: i monumenti vengono restaurati col gesso da muratori, gli antichi palazzi fatti di mattoni e pietre una diversa dall’altra te li ritrovi intonacati come palazzine degli anni 60; e allo stesso modo spesso la società vorrebbe restaurare con l’intonaco anche l’artista".
"L’arte è l’unica certezza che puoi avere, non esistono altre certezze nella vita di un artista, è la sola sicurezza, per il resto tutto è incerto, ma il talento è sempre una vela al vento sicura della rotta, sempre gonfia anche quando il vento non c’è".

"Vivo da sempre su un palco, come fossi a teatro. Da sempre dirigo il tutto come fossi il regista di me stesso e degl’altri. Mi osservo mentre agisco, come mi muovo, i mie scatti e i miei gesti; faccio così anche con gli altri: li osservo, li colloco in altri luoghi e altri tempi e così il vicino di tavolo al ristorante è per me Commodo romano, il ragazzo all’altro tavolo è il modello uscito da un quadro del Caravaggio, una ragazza che si sente una principessa mi sembra il figlio pasoliniano di Mamma Roma.
Non mi stanco a sovrintendere questa regia, per lo più mi rimette al mondo, mi fa sopportare il mondo, le giornate, la gente perché tutto mi è insopportabile, io non sopporto nessuno, tutto mi è noioso e questo fin da bambino. Non sarebbe sopportabile per me il mondo se non lo trasformassi, se non gli facessi la caricatura, non sarebbe stato sopportabile se non lo avessi dipinto".
"Eccomi io che nasco sulla tela, vi muoio e vi rinasco, che me ne faccio del vostro mondo pieno di confini e limiti, ecco la mia tela (la solleva) questo è il mio universo fertile, la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco (getta a terra la tela e si inginocchia) … e questo sono io, sono io tutta questa tela bianca, è il mio stagno di Narciso, invento e invento me stesso ogni volta; cerco, scopro, dipingo e ritraggo me ogni volta…ma oggi neanche la tela mi basta più, io non mi basto più, io mi avanzo, i miei quadri oggi non hanno fine…detesto il perimetro, qualsiasi perimetro…! Colori che mi sfuggono dalle mani, dai polpastrelli e li prendo in prestito dalla tavolozza dell’infinito…"





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