5 febbraio 2017

"Tarli senza cornici...ed altri disorientamenti"

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Un progetto folle lega Giuseppe e Maria: ricostruire la Sacra Famiglia. Personaggio centrale è Giuseppe che vive con dolore e senso di colpa non aver potuto essere padre naturale: “Piallavo e toglievo, ed ogni truciolo che cadeva mi alleggeriva il senso di colpa senza fare rumore, senza che nessuno ci facesse caso e riconoscesse la mia innocenza. Ho riempito la falegnameria di trucioli, fino a che, tra le mani ho ritrovato me stesso, pulito, innocente, ignaro, forse vittima”. 
E come marito di Maria?
"Giuseppe l’aveva presa con sé seguendo il volere di Dio che adesso era diventato la sua stessa coscienza, la volontà di Giuseppe era Dio e anche lui, come tutti quelli che si avvicinano alla verità, era impazzito completamente. Ma nella logica della follia c’è l’orgoglio di andare controcorrente: quanti uomini avevano salvato una donna oltre a lui? Nessun altro – pensava – solo io, che do e non prendo mai; io che do e poi mi si dimentica; ho salvato due vite per darle in pasto a questa umanità egoista, forse sono stato addirittura il complice di un delitto, non ci sarà generosità che accoglierà mio figlio.
E quante donne ancora soffrivano, tacevano e per questo morivano? In fondo lui somigliava a queste donne silenziose perché le sue ribellioni erano state sempre silenziose e Giuseppe sapeva che il silenzio non attira né amici né nemici ma ancora silenzio che tra gli uomini significa solitudine. E Giuseppe era Dio, Giuseppe era il Padre, Giuseppe era la Donna, Giuseppe era la Verità, Giuseppe non era un uomo della terra. Aveva raccolto Maria, aveva raccolto Vittorina, lui raccoglieva le donne che gli altri uomini gettavano."

... e altri disorientamenti

1° disorientamento:
"Il mio nome è Eleonora" una nonna scrive un diario per il nipotino...
Quell'inferriata. All'inizio era una vera e propria gabbia; col tempo, i sedici quadrati da cui era formata, divennero sedici possibilità di evasione.Seduta al tavolo poteva vedere attraverso il quadrato numero 6 dell'inferriata, quello centrale, le cime degli alberi, le loro foglie a due colori nelle giornate di vento.
2° disorientamento:
"Elvira" una povera folle ricorda l'amore incontrato in manicomio:
E poi c’era la voce di Carlo che le recitava sempre: <<Oh Elvira, Elvira mia o lui felice…>> (1) La faceva ridere Carlo che declamava, Carlo che si inginocchiava, Carlo che si prendeva la testa fra le mani…oh lui felice. Non aveva mai capito Elvira che l’altra Elvira aveva reso felice un moribondo innamorato di lei, donandole un bacio; lui era timido e non si era mai dichiarato ma la morte lo aveva reso coraggioso e le aveva chiesto quel primo ed ultimo bacio.
(1) Consalvo da I Canti di Giacomo Leopardi
3° disorientamento:
"Il Pentolino" Melinda, un'anziana ricorda i tempi passati:
E' ovvio che esistesse anche un coperchio, ma lei non ricordava più se fosse originariamente del pentolino o se, pentolino e coperchio si fossero reciprocamente adottati. Era sottile, anzi sottilissimo, più chiaro del pentolino, il pomello era lento, la vite non si avvitava più, così entrambi giravano e rigiravano. I bordi erano smerlati e questo, va da sé, non era una caratteristica originaria, come del resto non lo erano le ammaccature. Può un simile pentolino essere sostituito tanto facilmente?
4° disorientamento:
"Seminare" l'incontro con l'AIDS:
Sono qui, chino a piantare dei limoni e alcune piantine di fragole, io che ho sempre odiato il giardinaggio ho bisogno di vedere qualcosa che cresca in questo mondo dove la morte all'improvviso ti abbraccia e non ti lascia.Potrei dire che sto bene, che in questa fase della mia vita sono sereno ma forse è solo un'altra delle infinite forme del dolore: accanirsi a seminare per accanirsi a sperare. Un altro inganno.Mi chiedo se i bambini già sanno quando seminano i loro giocattoli.Se il dolore fa maturare adesso ho cento anni.

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