Suggestiva, tragica, magica notte

E’ proprio nello spazio e nel tempo della notte che ha origine il più grande capolavoro incompiuto mai realizzato…



D’altronde religioni e miti cosmici ci dicono che sì, in principio era il Logos, ma “prima del principio” erano le tenebre e, questa notte, è spesso la madre generatrice di tutti i principi cosmici. Nella mitologia scandinava, Nótt - divinità che personifica la notte - si sposò tre volte: con Naglfari che significa "oscurante" ebbe come figlio Audr, cioè "spazio"; con Annarr (che significa "secondo") ebbe come figlia Jördr cioè "la terra"; infine con Dellingr, ossia "giorno di primavera", generò Dagr , "il giorno" che era luminoso e bello come il padre; quindi dalla notte ebbe origine il giorno.


Nella Teogonia di Esiodo: 
All’inizio, per primo, fu il Caos; in seguito, quindi, vi furono la Terra dal largo petto, dimora sicura per sempre di tutti gli immortali che abitano le cime del nevoso Olimpo, ed il Tartaro tenebroso nelle profondità della terra dalle larghe vie; quindi venne Eros, il più bello fra gli Dei immortali, colui che scioglie le membra, e che doma nel petto di tutti gli Dei e di tutti gli uomini, l’animo e i saggi consigli. Dal caos nacquero l’Erebo e la nera Notte; dalla Notte quindi nacquero l’Etere e il Giorno, che ella partorì dopo averli concepiti unita in amore con l’Erebo.
Sempre secondo Esiodo, Notte (Nyx) era la personificazione della notte terrestre, in contrapposizione al fratello Erebo, che rappresentava la notte del mondo infernale. Ma è forse nell’inno Alla Notte degli Inni Orfici - e che nel proemio viene definita come “antichissima” - che troviamo le qualità e le credenze legate alla notte che ancora oggi le sono attribuite.

ALLA NOTTE

Celebrerò la Notte madre degli dei e degli uomini,
la Notte, origine di tutto, che diremo anche Cipris.
Ascolta, o dea beata, che nell'ombre risplendi con scintillio di stelle
e della quiete ti compiaci e dei placidi sonni profondi,
o gioioso piacere, o madre dei sogni, che di vegliar ti diletti,
tu fai cessare gli affanni e porti la dolce fine dei mali,
tu doni il sonno, o amica di tutti, che nella notte conduci i tuoi brillanti cavalli;
o incompiuta, che sei terrena e pur anche celeste
e danzando di nuovo ritorni alle tue aeree sedi,
tu mandi sotterra la luce e riprendi a fuggire
nell'Ade, ché la terribile Necessità tutto governa.
Ora, o Notte beata e felice, da tutti bramata, o generosa
che delle nostre preghiere il suono supplice ascolti, 
benevola vieni e i notturni terrori allontana.

Giuseppe Bonito, Allegoria della Notte -
Caserta Palazzo Reale
Origine di tutto, benevola, gioioso piacere che accoglie tra le sue braccia a conforto degli affanni, come una donna, una madre o un’amante. La madre rappresentata nell'Allegoria della notte, dove la Notte invita al silenzio, a volare via in altre dimensioni con le sue grandi ali; con il capo cinto di papaveri soporiferi, fiori cari a Morfeo.

Caravaggio, Conversione di San Paolo
(1601, Cappella Cerasi a Santa Maria del Popolo, Roma)
E nella notte, mentre tutto tace, c’è qualcosa che può sorprenderti perché la notte è la madre del mistero; sorpreso è il San Paolo in Caravaggio. Nella Conversione di San Paolo (1601, Cappella Cerasi a Santa Maria del Popolo, Roma), in una notte di profonda oscurità, in un cielo privo di stelle, il San Paolo caduto viene illuminato da un’esplosione di luce divina, che illumina e invade il suo corpo e lo spazio circostante; la luce divina in contrapposizione alle tenebre del male.
Quella luce divina che sembra sia stata sconfitta dalle tenebre del male nella Pietà di S. del Piombo (1516, Musei Civici Viterbo). Qui non c’è il sole, non ci sono stelle, ma due madri a vegliare il corpo del Cristo: Maria e la Luna. All’orizzonte si intravedono luci infuocate, in contrasto con la luce pallida della luna, e sono proprio le luci infuocate che sembra diano colore al corpo di Gesù; il volto e le vesti di Maria sono invece illuminate dal candore della Luna come se essa non fosse violata dalla ferocia della vita terrena.
 a sinistra: S. del Piombo, Pietà (1516, Musei Civici Viterbo)
a destra: Domenico Corvi, Morte di Seneca, 1970
( Fondazione Roma, Roma)

La stessa luna è presente nel quadro Morte di Seneca; le morti di due uomini "illuminanti" con le loro idee, Maestri alla guida di discepoli ed allievi sembra non possano lasciare i posteri il buio totale, e così, la luna sembra sottolineare proprio ciò: che per quanto si possano uccidere i portatori di idee, queste non potranno essere mai oscurate del tutto.

Altro post: Lotta tra Luci ed Ombre: l'eclissi nell'uomo ed un mio breve racconto Mistero nella Notte