Dialogo della Terra e della Luna (Operette Morali di Giacomo Leopardi)

Quante cose ha collocato l’uomo sulla luna, quanti pensieri le ha dedicato. La luna, immersa nel buio, non ha luce propria, vive di luce riflessa, eppure ha la capacità da sempre nella storia dell’umanità, di incantare, far sognare, immaginare. Una piccola goccia d’argento nell’infinito buio. E Leopardi, ancora una volta, ci mette di fronte alla realtà togliendo i veli dell’illusione: non solo la Terra e i suoi abitanti conoscono il dolore e il male ma lo conosce anche la Luna e, come le comete hanno confessato alla Luna, tutto l’Universo soffre la condizione dell’esistenza…è funesto a chi nasce il dì natale.
Il Dialogo della Terra e della Luna (composto a Recanati, tra il 24 e il 28 aprile, 1824) inizia con la Terra che, mossa dalla noia, interroga la Luna, chiedendole se sia vero ciò che di lei si dice: che abbia naso e occhi o che le sfere celesti producano suoni, così come sosteneva Pitagora. La Luna risponde di non sapere cosa siano la bocca e il naso e nessun suono le pare di sentire. La Terra chiederà conferma sul fatto che la Luna sia abitata come sostengono alcune menti del passato [ …] sei tu popolata veramente, come affermano e giurano mille filosofi antichi e moderni, da Orfeo sino al De la Lande? Ma io per quanto mi sforzi di allungare queste mie corna, che gli uomini chiamano monti e picchi; colla punta delle quali ti vengo mirando, a uso di lumacone; non arrivo a scoprire in te nessun abitante…
La Luna risponde di essere abitata, ma non dagli uomini che lei non sa proprio chi siano. Non conoscendo essere umano non conosce nemmeno l’ambizione, le armi e la smania di conquista:
Luna. Io non so che voglia dire armi, ambizione, arti politiche, in somma niente di quel che tu dici.
Terra. Ma certo, se tu non conosci le armi, conosci pure la guerra: perché, poco dianzi, un fisico di quaggiù, con certi cannocchiali, che sono instrumenti fatti per vedere molto lontano, ha scoperto costì una bella fortezza, co' suoi bastioni diritti; che è segno che le tue genti usano, se non altro, gli assedi e le battaglie murali.
Sesto quadro del film
Viaggio nella luna di Georges Méliès

(1902)
Luna. Perdona, monna Terra, se io ti rispondo un poco più liberamente che forse non converrebbe a una tua suddita o fantesca, come io sono. Ma in vero che tu mi riesci peggio che vanerella a pensare che tutte le cose di qualunque parte del mondo sieno conformi alle tue; come se la natura non avesse avuto altra intenzione che di copiarti puntualmente da per tutto. Io dico di essere abitata, e tu da questo conchiudi che gli abitatori miei debbono essere uomini. Ti avverto che non sono; e tu consentendo che sieno altre creature, non dubiti che non abbiano le stesse qualità e gli stessi casi de' tuoi popoli; e mi alleghi i cannocchiali di non so che fisico. Ma se cotesti cannocchiali non veggono meglio in altre cose, io crederò che abbiano la buona vista de' tuoi fanciulli; che scuoprono in me gli occhi, la bocca, il naso, che io non so dove me gli abbia.
La Terra di Leopardi ha la stessa presunzione degli uomini di pensare ed immaginare altre vite a “propria immagine e somiglianza”, ponendosi al centro del mondo, replica mondi uguali all’unico mondo che conosce. 
Così Leopardi passa ad accennare alle mire di conquista che l’uomo ha nei confronti della Luna. Al tempo del poeta, la “conquista” della luna era basata sulla stesura di carte topografiche basate su misurazioni “a distanza” e ad ogni monte o rilievo individuo veniva dato un nome.
E i cani che ululano alla luna? Ne è infastidita? E di chi la presenta nel pozzo? E cosa pensa la Luna di coloro che si chiedono se sia di genere maschile o femminile? Ciance, risponderà la Luna.

Un po' si muore un po' si nasce

Un po' si muore...
Nessun movimento
nessuna sensazione
né pensieri allegri o tristi
solo nuvole che scivolano via.
Pace
Un raggio di sole sferza una foglia
non c’è vento fra gli alberi
l’erba è verde.
Silenzio
Un raggio di luna si infiltra nel mare
i fiumi sono calmi
l’argento sulla terra
La morte veglia.


 ...un po' si nasce.
Mi illuminerò di stelle
abbraccerò l’erba e ne sentirò l’odore
litigherò con il vento che mi porterà via le nuvole
e delle nuvole seguirò le ombre che mi procedono
mi inseguono 
per poi,
tirate via dal vento,
andarsene rarefatte.
La luce sarà odore
il vento sarà silenzio
ed io perfetto e felice animale.