Tempo di brindisi!

Ho battuto la fiacca quest'anno (ma solo sul blog, credetemi) e così mi sono dedicata ad un post augurale tutto per voi; un post che, come nello stile del blog, prova a ripercorre le origini del brindisi. E quindi, Prosit! Cin Cin...Tanti auguri a tutti voi!!

Leonardo Di Caprio ne Il Grande Gatsby (2013)
Il rito gestuale del brindisi, accompagnato da un “cin – cin” è un messaggio benevolo nei confronti della persona o della cosa a cui è rivolto, dal latino, per esempio, deriva il nostro e per lungo tempo utilizzato, Prosit!, dal verbo prodesse cioè “che sia di vantaggio”. Cin-cin sembra derivi dal cinese Ch'ing Ch'ing il cui significato letterale è "prego, prego", espressione che indica e sottolinea un'offerta.
Tuttavia, sembra che questa abitudine abbia un’origine (ma credo si tratti soprattutto di una deformazione) per scongiurare gli avvelenamenti: l'usanza di scambiare il proprio bicchiere con quello altrui costituiva un segno di reciproca fiducia, così prima di bere si toccava il proprio bicchiere con quello di un altro commensale, scambiandone anche parte del contenuto; di solito, durante i banchetti il padrone di casa, che offriva il vino, beveva per primo per dimostrare che il vino fosse buono e, di seguito, veniva imitato da tutti i commensali.
Altri ancora ritengono che il brindisi sia un'usanza ancora più antica e che derivi dalle libagioni celebrate in onore di Dionisio, dio del vino. 
La libagione è una cerimonia con cui, nell'antichità, si effettuava la dispersione rituale del vino, di una bevanda, o di un'essenza,  su oggetti adibiti d una funzione sacra, come, per esempio, un altare o un manufatto; questo come offerta alla divinità, ad altre entità non terrene o a defunti. 
Ma la libagione poteva rivolgersi anche verso il basso, versando la bevanda sul terreno o sul pavimento, quale offerta alla Terra stessa, ai defunti o alle divinità degli inferi. L’abitudine, ancora oggi presente, di gettare il bicchiere vuoto dopo aver brindato, sembra possa ricollegarsi alla libagione. Nelle Tavole eugubine troviamo descritta la pratica di frantumare i recipienti prima della loro deposizione rituale e sotterrarli in fosse “comuni”; questo gesto voleva, probabilmente, impedire che il calice o recipiente venisse usato una seconda volta, cancellando così la sacralità della prima libagione. Sono molti i siti archeologici in cui sono stati rinvenuti resti di vasellame frantumato a seguito di occasioni rituali come banchetti e libagioni. Un'interessante caratteristica, comune a queste deposizioni, è l'impossibilità di ricostruire integralmente la forma degli oggetti rinvenuti a causa della costante mancanza di alcuni frammenti, fatto che porta a presupporre la volontà di impedire la ricostruzione dell’oggetto sacro o comunque utilizzato in un’occasione rituale. 
"Dalla Grecia l'uso passò a Roma e con l'uso il nome. "Bere alla greca" (bibere graeco more) si disse appunto il fare dei brindisi (Cicerone, Verr., II,1, 66; Ps.-Ascon., Verr., p. 176, 16, ed. Baiter), e, da προπίνω, propinatio si chiamò il brindisi: propino, anzi, fu la primitiva semplice formula con la quale si levava la coppa a brindare, corrispondente, a un dipresso, alla nostra "alla salute". Che della salute dei commensali si preoccupassero soprattutto i Romani lo mostrano formule come queste: bene vos, bene nos, bene te, bene me (Plauto, Stichus, 709) che vale evidentemente: precor vos bene valere, ece. Più esplicita in questo senso l'altra formula (Plauto, ibid.): propino tibi salutem plenis faucibus. La grande quantità di testimonianze di autori latini sul brindisi ci permette di riconoscere qualche uso particolare a esso riferentesi. I Romani, p. es., erano soliti bere tanti ciati (misura corrispondente presso a poco a 5 centilitri) quante erano le lettere del nome della persona che si voleva onorare. [...]
Un'altra usanza specialmente praticata nei brindisi al gentil sesso (v. Ovidio, Ars amandi, I, 571-572) era quella, dopo aver bevuto, e prima di passare la coppa all'amica, d'intingere il dito nel vino e di scrivere col dito così bagnato il nome dell'amica sul tavolo.  (di Mario Niccoli tratto da Treccani.it)
Dal '500 in poi si diffuse, l’abitudine di comporre per il brindisi versi e componimenti, ovviamente anche Monsignor Della Casa, nel suo Galateo, XXIX non perde occasione per consigliare, anzi sconsigliare, questa abitudine: "Lo invitare a bere (la qual usanza, siccome non nostra, noi nominiamo con vocabolo forestiero, cioè far brindisi) è verso di sé biasimevole, e nelle nostre contrade non è ancor venuto in uso, sicché egli non si dee fare". 

Per Giuseppe Parini è una "consolazione" per il tempo che passa.

IL BRINDISI (dalle Odi di Giuseppe Parini)

Volano i giorni rapidi 
Del caro viver mio: 
E giunta in sul pendio 
Precipita l'età. 
Le belle oimè che al fingere 
Han lingua cosí presta 
Sol mi ripeton questa 
Ingrata verità. 

Con quelle occhiate mutole 
Con quel contegno avaro 
Mi dicono assai chiaro 
«Noi non siam piú per te». 
E fuggono e folleggiano 
Tra gioventú vivace; 
E rendonvi loquace 
L'occhio la mano e il piè

Che far? Degg'io di lagrime 
Bagnar per questo il ciglio? 
Ah no; miglior consiglio 
È di godere ancor 
Se già di mirti teneri 
Colsi mia parte in Gnido, 
Lasciamo che a quel lido 
Vada con altri Amor. 

Volgan le spalle candide 
Volgano a me le belle: 
Ogni piacer con elle 
Non se ne parte alfin. 
A Bacco, all'Amicizia 
Sacro i venturi giorni. 
Cadano i mirti; e s'orni 
D'ellera il misto crin. 

Che fai su questa cetera, 
Corda che amor sonasti? 
Male al tenor contrasti 
Del novo mio piacer. 
Or di cantar dilettami 
Tra' miei giocondi amici, 
Augúri a lor felici 
Versando dal bicchier

Fugge la instabil Venere 
Con la stagion de' fiori: 
Ma tu Lieo ristori 
Quando il dicembre uscí. 
Amor con l'età fervida 
Convien che si dilegue; 
Ma l'amistà ne segue 
Fino a l'estremo dí. 

Le belle, ch'or s'involano 
Schife da noi lontano,
Verranci allor pian piano 
Lor brindisi ad offrir. 
E noi compagni amabili 
Che far con esse allora? 
Seco un bicchiere ancora 
Bevere, e poi morir.

Celeberrimo è il brindisi del primo atto della Traviata di Giuseppe Verdi, conosciuto come Libiamo ne' lieti calici; intonato da Alfredo (tenore), Violetta (soprano) e dal coro dove sono presenti le seconde parti (Flora, Gastone, il Barone, il Dottore, il Marchese). I versi furono scritti da Francesco Maria Piave. 



[Alfredo]

Libiamo, libiamo ne'lieti calici
che la bellezza infiora.
E la fuggevol ora s'inebrii a voluttà
Libiam ne'dolci fremiti
che suscita l'amore,
poiché quell'ochio al core onnipotente va.
Libiamo, amore, amor fra i calici
più caldi baci avrà 

[Coro] Ah! Libiam, amor, fra' calici più caldi baci avrà 

[Violetta]

Tra voi tra voi saprò dividere
il tempo mio giocondo;
Tutto è follia, follia nel mondo
ciò che non è piacer
Godiam, fugace e rapido
e'il gaudio dell'amore,
e'un fior che nasce e muore,
ne più si può goder
Godiamo, c'invita, c'invita un fervido
accento lusinghier. 

[Coro]

Godiamo, la tazza, la tazza e il cantico,
la notte abbella e il riso;
in questo paradiso ne scopra il nuovo dì 

[Violetta] La vita è nel tripudio 

[Alfredo] Quando non s'ami ancora... 

[Violetta] Nol dite a chi l'ignora, 

[Alfredo] E'il mio destin così... 

[Tutti]

Godiamo, la tazza, la tazza e il cantico,
la notte abbella e il riso;
in questo paradiso ne scopra il nuovo dì. 

Il post si arricchisce del contributo di Ivano Landi che ci illustra l'origine del brindisi svedese accompagnato dal grido Skal:
Pare che l'usanza di brindare al grido di 'Skål' (pron. skool) derivi dai vichinghi. Una volta conquistato un villaggio o una contea, i famosi razziatori nordici avrebbero decapitato il re o il leader della comunità per poi bere dal suo teschio (skoll, skull). Era un modo di onorare il caduto, che in questo modo - purché avesse combattuto valorosamente - poteva accedere al Valhalla.
'Skål' sarebbe poi diventato, proprio a causa di questa usanza, un grido di battaglia che i vichinghi si scambiavano come augurio di vittoria, trasformandosi infine, una volta abbandonate le tradizioni guerresche, nell'attuale augurio di buona sorte usato nei brindisi.
Un'altra curiosità mi è arrivata da MikiMoz:
Ci si guarda negli occhi per la questione di fiducia che citi; se il bicchiere è di plastica ci si tocca con le dita e non plastica e plastica; in certi luoghi ci si tocca con i bicchieri e prima di bere si rende omaggio al tavolo o al bancone che ci ha serviti, "bussando" lì col bicchiere.
E il significato etimologico ci viene spiegato da; Cristina M. Cavaliere:
Brindisi deriverebbe dallo spagnolo brindis, mutuato dal tedesco bring dir’s, cioè “lo porto a te", intendendo il saluto, espressione trasmessa dai lanzichenecchi alle truppe spagnole del XVI secolo.


21 commenti:

  1. Ciao Marcella, storia e ode al brindisi tra poesia e opere musicali di eccelso livello.
    Approfitto di questo brindisi virtuale e ti auguro serenità e gioia in questi giorni di festa e nei giorni avenire.
    A presto, Romualdo.

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    1. Grazie Romualdo, anche a te auguro che questo brindisi porti davvero un anno sereno!

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  2. Augurissimi!!!!!
    Che questo sia un sereno Natale ed un grandissimo 2015 per te e per tutte le persone a cui vuoi bene!!!!

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    1. Grazie Nick, uno splendido 2015 anche per te :)

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  3. Anch'io ti invio un brindisi di augurio per il 2015, Marcella. Manco a dirlo, però, alla svedese: Skål !!!
    E se permetti ne approfitto anche per dare un mio piccolo contributo al post:
    Pare che l'usanza di brindare al grido di 'Skål' derivi dai vichinghi. Una volta conquistato un villaggio o una contea, i famosi razziatori nordici avrebbero decapitato il re o il leader della comunità per poi bere dal suo teschio (skoll, skull). Era un modo di onorare il caduto, che in questo modo - purché avesse combattuto valorosamente - poteva accedere al Valhalla.
    'Skål' sarebbe poi diventato, proprio a causa di questa usanza, un grido di battaglia che i vichinghi si scambiavano come augurio di vittoria, trasformandosi infine, una volta abbandonate le tradizioni guerresche, nell'attuale augurio di buona sorte usato nei brindisi.

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    1. Grazie mille! Un brindisi anche per te! Inserisco il tuo prezioso contributo alla fine del post, grazie.

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    2. Grazie a te! Non mi aspettavo tanto *_*

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  4. ...e brindisi sia, allora! Tantissimi auguri per un sereno Natale e per un 2015 ricco di nuovi post su... Kokoro!

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  5. Eccomi qui per brindare! Bravi Marcella e Ivano :)
    Io aggiungo: ci si guarda negli occhi per la questione di fiducia che citi; se il bicchiere è di plastica ci si tocca con le dita e non plastica e plastica; in certi luoghi ci si tocca con i bicchieri e prima di bere si rende omaggio al tavolo o al bancone che ci ha serviti, "bussando" lì col bicchiere^^

    Moz-

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    1. Cin-cin! caro MikiMoz aggiungo anche il tuo contributo (non conoscevo il fatto del toccarsi le dita se il bicchiere è di plastica). Grazie!!

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    2. Chiamami pure solo Miki o solo Moz ;)
      Non so in quante parti d'Italia si usi, ma ad esempio da me è brutto brindare con la plastica :)

      Moz-

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  6. Auguri per le festività e dunque un brindisi per un bellissimo 2015! ^^

    Il post è davvero curioso *__* Bello che hai inserito i contributi di Ivano e Moz! ^_^

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    1. Trattandosi di un post sul brindisi, sulla scia di "Aggiungi un posto a tavola...che c'è un amico in più" ne ho aggiunti 2, ma c'è ancora posto! Grazie, tantissimi auguri anche a te :)

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  7. Splendido post, Marcella, complimenti! L'uso di bere nei reciproci bicchieri mi ha ricordato anche l'origine della stretta di mano, derivata dalla necessità di dimostrare che non c'erano pugnali o altre armi nascoste. Simpaticoni!!!

    Aggiungo un modesto contributo sull'etimologia della parola, che ho trovato concorde rispetto a varie fonti: Brindisi deriverebbe dallo spagnolo brindis, mutuato dal tedesco bring dir’s, cioè “lo porto a te", intendendo il saluto, espressione trasmessa dai lanzichenecchi alle truppe spagnole del XVI secolo.

    Ti invio moltissimi auguri per questo periodo natalizio e festivaliero, e ci si risente senz'altro nel 2015! Un abbraccio.

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    1. Grazie, aggiungo anche il tuo contributo :) Quasi quasi faccio un post sulla stretta di mano...no, scherzo!
      Un augurio e un abbraccio anche a te!

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  8. Veramente interessante, mi ha colpito quando dice che fosse usanza scambiarsi il contenuto del calice come simbolo di fiducia reciproca! Grazie per questo post!

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    1. Ti ringrazio e benvenuto sul blog! Ho dato una sbirciatina al tuo blog, quel poco che ho visto mi ha incuriosito, passerò presto a "farci conoscenza". A presto :)

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  9. In Germania ho partecipato ad alcuni brindisi (ma non era una Birreria di Monaco di Baviera nel 1921) e ho sentito i nostri amici crucchi esclamare "Prrost", come un prosit ma pieno di dieresi. Mah. In ogni caso un grosso saluto e un brindisi a te!

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    1. Effettivamente suona male il "prrost" ;) Grazie, tantissimi auguri!!

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