La Via per il Regno dei Morti: Cerbero e Caronte, il guardiano e il traghettatore (seconda parte)

Nella maggior parte delle culture il momento della morte è visto come un passaggio dalla vita sulla terra al mondo ultraterreno, che sia in un luogo sulla stessa terra o nelle sue profondità o anche nell’universo celeste. E’ naturale che tra i due mondi si presenti il problema di stabilire il confine che delimita le due diverse dimensioni. Ecco così che due figure sembrano indispensabili per controllare l’accesso a tale luogo: il guardiano e il traghettatore.
Cerbero di William Blake
Tra i guardiani il più celebre è sicuramente Cerbero. Compare per la prima volta nella Teogonia di Esiodo che lo descrive con 50 teste. Apollodoro, ce lo presenta con tre teste di cane, una coda di drago e teste di serpente lungo la schiena. Figlio di Tifone ed Echidna, condivide alcune particolarità dei fratelli Ortro (un cane mostruoso), Idra (serpente acquatico dalle molte teste); Chimera (una sorta di capra che sputava fiamme e con una coda di serpente). Nessuno entra e nessun defunto esce dall’Ade senza affrontare la furia famelica di Cerbero, posto a vigilare sulla sponda opposta del fiume infernale.
Niente deve distrarre Cerbero dal suo compito se non la forza astuta di Ercole, la musica di Orfeo e il ghiotto cibo offertogli dalla Sibilla Cumana. Ad Ercole infatti, in una delle sue fatiche, fu chiesto di catturare Cerbero e condurlo sulla terra senza usare clave e frecce. Ercole si recò presso l'Acheronte e lo afferrò per la gola, dalla quale spuntavano tre teste ricoperte di serpenti, riuscendo quasi a soffocarlo; così Ercole attraversò il fiume, e trascinò Cerbero sulla terra, forse attrverso un sentiero sotterraneo che conduce alla grotta di Acona, presso Mariandine sul Mar Nero. Non appena Ercole ebbe condotto Cerbero a Micene, Euristeo, intento a celebrare un sacrificio, gli porse la porzione destinata agli schiavi; Ercole offeso uccise tre dei figli di Euristeo: Perimede, Euribio ed Euripilo, infine ricondusse Cerbero nel Tartaro.
Orfeo, che discese nel Tartaro con la speranza di riportare Euridice sulla terra, si servì del passaggio che si apre ad Aorno in Tesprozia e, al suo arrivo nell'Oltretomba, non soltanto incantò Cerbero ma anche il traghettatore Caronte e i tre giudici dei morti con la sua musica dolce e lamentosa, ma fece cessare temporaneamente le torture dei dannati e placò il duro cuore di Ade tanto da indurlo a restituire Euridice al mondo dei vivi. 
La Sibilla Cumana dovette prendere il mostro per la gola e forse è questo il motivo per cui nella tradizione medievale era talvolta interpretato come immagine del peccato di gola: 
"L'enorme Cerbero col suo latrato da tre fauci rintrona questi regni giacendo immane davanti all'antro. La veggente, vedendo ormai i suoi tre colli diventare irti di serpenti gli getta una focaccia soporosa con miele ed erbe affatturate. Quello, spalancando con fame rabbiosa le tre gole l'afferra e sdraiato per terra illanguidisce l'immane dorso e smisurato si stende in tutto l'antro. Enea sorpassa l'entrata essendo il custode sommerso nel sonno profondo". (Eneide 417-425)
Vorace e divoratore, accecato dalla golosità (come, appunto, la Sibilla Cumana ben sapeva) tanto che Dante lo pone alle porte dell’inferno dove il terzo cerchio vede condannati proprio i golosi. Dante lo descrive con gli occhi vermigli per l'avidità, con il ventre largo per la voracità e con le zampe artigliate per afferrare il cibo. Appena vede i due poeti si avventa contro di loro, ma Virgilio gli getta in gola una manciata di terra che placa la sua fame, sottolineando la sua ingordigia senza limite. 
Caronte
Esaminate da Cerbero, le anime vengono consegnate al traghettatore Caronte che, figlio di Erebo e della Notte, ha il compito di trasportare i morti da una riva all'altra del fiume Acheronte, ma solo se i loro cadaveri hanno ricevuto gli onori funebri e si presentano con un obolo per pagare il viaggio; chi non ha questi requisiti è costretto a errare in eterno senza pace tra le nebbie del fiume.
Le due opere più significative in cui troviamo la figura di Caronte sono sicuramente l'Eneide di Virgilio e la Divina Commedia di Dante. 
Virgilio lo descrive nel libro VI dell'Eneide, durante la discesa agli Inferi di Enea: è un vecchio dall'aspetto squallido, che fa salire sulla sua barca le anime dei defunti ma lascia sulla riva gli insepolti. Il Caronte virgiliano si oppone al passaggio di Enea, ma la Sibilla che gli fa da guida lo convince mostrandogli il ramo d'oro da offrire a Proserpina, la regina degli Inferi moglie di Plutone.
“Caronte custodisce queste acque e il fiume e, orrendo nocchiero, a cui una larga canizie invade il mento, si sbarrano gli occhi di fiamma, sordido pende dagli omeri il mantello annodato [...] Egli, vegliardo, ma dio di cruda e verde vecchiaia, spinge la zattera con una pertica e governa le vele e trasporta i corpi sulla barca di colore ferrigno." 
Il Caronte dantesco, a differenza di quello virgiliano, traghetta solo le anime dannate e condannate all’inferno; altre sono destinate al Purgatorio trasportate da un angelo nocchiero che le raccoglie alla foce del Tevere. La demonizzazione di Caronte da parte di Dante rientra nell'uso tipicamente medievale di reinterpretare in chiave cristiana le divinità pagane, per cui quelle degli Inferi diventavano altrettante figure diaboliche, in qualche caso con notevoli trasformazioni.
Dante ci descrive Caronte come un vecchio coperto di barba bianca, con gli occhi circondati da fiamme, che minaccia severi castighi ai dannati e li fa salire sulla sua barca, battendole col remo: 
“Caron dimonio, con occhi di bragia

loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s’adagia” 
Non sempre il guardiano e il traghettatore sono due figure distinte, per esempio, nella mitologia etrusca troviamo Charun (il nome corrisponde alla figura di Caronte). Charun lo troviamo rappresentato su pitture tombali, sarcofagi, urne e vasi sepolcrali; è assai diverso dal Caronte greco: Charun accompagna i defunti nell’ultimo viaggio a piedi, a cavallo, su carro verso l’oltretomba, strappandoli al saluto dei propri cari e scortandoli verso la loro meta finale. Come accennavo, ha spesso anche la funzione di guardiano delle porte dell’Ade.  Come Cerbero ha dei serpenti attorno alle braccia, probabilmente perché, come i serpenti, sono in contatto con le profondità della terra; impugna un martello che alcuni studiosi ritengono servisse per chiudere i chiavistelli delle porte dell’Ade, impedendo così ai defunti di tornare indietro; secondo potrebbe però essere interpretato anche in correlazione al mito etrusco che attribuiva alla dea Atharpa l’atto di configgere con un martello un chiodo per fissare immutabilmente il destino degli uomini.

8 commenti:

  1. Mi fa enormemente piacere poter leggere i tuoi post sulle figure mitologiche.

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    1. Grazie Nick! Da queste parti non mancheranno mai, vedrai ;)

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  2. Questo blog sa sempre dare spunti di riflessione e approfondimenti interessanti e accurati! Complimenti Marcella e spero sempre nella possibilità di poterti dedicare un'intervista sul mio blog! :-)

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    1. Ops! Scusami, sto rimandando un sacco di cose, nei prossimi giorni la riprendo (avevo cominciato a rispondere). Grazie mille :)

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  3. Bellissima anche questa seconda parte, che tratta di temi più vicini a me (per studi e interessi). Ignoravo totalmente la figura etrusca di Charun, però!
    Continua l'appuntamento con la Via per il Regno dei Morti??? Io spero di sì ^^

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    1. Grazie mille! Sai, stavo pensando di dedicare qualche post alle divinità etrusche (d'altronde io vivo in quella che fu la loro terra!!). La serie la Via per il Regno dei Morti avrà, sicuramente, un seguito, anzi, se hai un'idea o una curiosità sul tema sarei ben contenta di valutarlo per farne un post (di idee c'è sempre bisogno). A presto!

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    2. (Voto per le divinità etrusche!)

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    3. Bene! già un lettore che si prenota ;) A presto Salomon Xeno!

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