Munch secondo Munch

“La mia arte ha le sue radici nelle riflessioni sul perché non sono uguale agli altri, sul perché ci fu una maledizione sulla mia culla, sul perché sono stato gettato nel mondo senza potere scegliere. Nella casa della mia infanzia abitavano malattia e morte. Non ho mai superato l’infelicità di allora […] Così vissi coi morti.”

Madre morta e la bambina, 1899
Ho dovuto saltare da una pietra all’altra. Qualche volta ho lasciato il sentiero per buttarmi nel vortice della vita. Ma sempre ho dovuto ritornare su questo sentiero sul ciglio del precipizio.”

Golgota, 1900
"La mia prima rottura con l’Impressionismo fu La Fanciulla Malata: io cercavo l’espressione".

La fanciulla malata, 1886
"Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo -il sole stava tramontando- le nuvole erano tinte di un rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando. "
L'Urlo, 1893
"Stanco, abbattuto, malato, disegnavo e cominciavo a bere sin dal mattino [...] Ho ricevuto in eredità due dei più terribili nemici dell’umanità: la tubercolosi e la malattia mentale. La malattia, la follia e la morte erano gli angeli neri che si affacciavano sulla mia culla."
"La mia pittura è, in realtà, un esame di coscienza e un tentativo di comprendere i miei rapporti con l’esistenza. E’, dunque, una forma di egoismo, ma spero di riuscire grazie a lei, ad aiutare gli altri a vedere chiaro". 
"Si può così esprimere tutto ciò che è talmente sottile da essere appena un’intuizione, un pensiero, una ricerca. Il Simbolismo dice di essere l’immagine della propria emozione".

Separazione, 1896

Agitazione interna, 1920

"Dal mio corpo in putrefazione cresceranno dei fiori 
e io sarò dentro di loro: questa è l'eternità."
Autoritratto all'Inferno, 1903

Luigi Pirandello e Nathan Wirth


Hai mai pensato di andare via e non tornare mai più?



Scappare e far perdere ogni tua traccia, 
per andare in un posto lontano


e ricominciare a vivere,


vivere una vita nuova, solo tua, vivere davvero.
Ci hai mai pensato? 
(Il fu Mattia Pascal, di Luigi Pirandello)

A slice of Silence immagini di Nathan Wirth

Ultimo canto di Saffo

Saffo di Klimt, 1888
Giacomo Leopardi conosceva il rifiuto della Matrigna Natura, la Natura che non ti fa partecipe della sua bellezza e della sua armonia; fuori dalla Natura per difetto fisico e fuori da essa per l’incapacità di vivere, almeno in parte, la bellezza della vita. E questo ben sapeva la poetessa Saffo che scrisse di questa sua esclusione. Leopardi riprende la sofferenza di entrambi e la trasforma in questo “canto”, dove si percepisce la presenza della poetessa.
Ma tu morta giacerai, e nessun ricordo di te
ci sarà, neppure in futuro: tu non partecipi delle rose
della Pieria. E di qui volata via, anche nella casa
di Ade, invisibile ti aggirerai con i morti oscuri.
(Saffo, Frammenti – Traduzione di Salvatore Quasimodo)

Tuttavia sembra che l'aspetto fisico della poetessa fosse assai piacevole e la sua presunta bruttezza sia solo leggenda come, del resto, l'amore e la conseguente delusione per Faone: "Degna di nessun credito è la notizia secondo cui Saffo sarebbe stata piccola, scura di carnagione e tutt’altro che bella: si tratta di un cliché biografico per così dire ‘socratico’, fondato sulla prevedibile opposizione di bruttezza esteriore e bellezza interiore. Del tutto romanzata è la storia dell’amore di Saffo per il bel barcaiolo Faone, che l’avrebbe respinta causando il suicidio della poetessa, gettatasi a capofitto dalla rupe di Lèucade: si tratta di invenzione già nota a Menandro e in séguito diffusa anche nelle letterature moderne, fondata probabilmente sul fraintendimento di dati mitologici e rituali interni ai testi (Faone sembra essere un pàredro [divinità o semi divinità ‘accompagnatrice’] della dea Afrodite, e la rupe di Leucade è al centro di un complesso mitico-rituale ben documentato". (Federico Condello)