La Venere di Urbino e Mark Twain

“Entrate (negli Uffizi) e procedete verso la piccola galleria più visitata che esista al mondo - la Tribuna - e lì, contro la parete, senza uno straccio o una foglia che la nasconda, potete guardare il quadro più sporco, spregevole e osceno che esista al mondo - la Venere di Tiziano. Non è per il fatto che è nuda e stesa sul letto, no, è l’atteggiamento di una delle sue braccia e della mano. Se mi avventurassi a descrivere quell’atteggiamento, ci sarebbe proprio un bell’urlo di addolorata indignazione - ma ecco lì la Venere a giacere, che tutti possano divorarsela con gli occhi a loro piacimento - e ha il diritto di starci, perché è un’opera d’arte, e l’arte, si sa, ha i suoi privilegi. Ho visto una ragazzina lanciarle occhiate furtive; ho visto dei giovanotti fissarla a lungo  e assortamente, ho visto occhi infermi afferrarsi alle sue grazie con interesse patetico. Come mi piacerebbe descriverla - solo per vedere quanta sacrosanta indignazione potrei sollevare nel mondo e tuttavia il mondo è disposto a lasciar guardare ai suoi figli e alle sue figlie la bestia di Tiziano, ma non ne accetterà una descrizione verbale. Ci sono dipinti di donne nude che non suggeriscono pensieri impuri - ne sono ben consapevole. Non sto inveendo contro di loro. Quello che sto cercando di mettere in rilievo è il fatto che la Venere di Tiziano è assai lungi dall’essere una di quelle. Non c’è dubbio che fu dipinta per un bagno, e forse venne rifiutata perché era un tantino troppo piccante. A dire il vero, è un tantino troppo piccante per qualsiasi posto che non sia una pubblica galleria d’arte”.
Mark Twain - 1880.
La Venere di Urbino, Tiziano, 1538 - Galleria degli Uffizi
Nel 1510 Giorgione aveva iniziato a dipingere una Venere nuda, dormiente in un paesaggio (la Venere di Dresda), alla sua morte, il quadro fu terminato dallo stesso Tiziano. Dopo 28 anni, nel 1538, Tiziano tornò sul tema e dipinse la Venere di Urbino. Questa però la dipinse sveglia, non dormiente, e per il nostro Mark Twain, come abbiamo visto, fin troppo sveglia.
Una Venere sveglia e consapevole di essere osservata, le labbra accennano un sorriso, forse in atteggiamento invitante. Nuda, ma vestita di ambiguità. Viene spesso ritenuto un quadro nuziale, richiesto dal giovane della Rovere come regalo alla sua giovane sposa in modo che potesse prendere “lezioni” di sensualità e seduzione. 
Il Vasari lo ritenne la rappresentazione di una «Venere giovanetta»: gli oggetti del quadro possono essere interpretati come simboli propedeutici alla sessualità riproduttiva del matrimonio e alla fecondità della sposa, futura madre. Simbolo di questa giovinezza è il mazzolino di rose canine che l donna stringe nella mano destra, mentre una rosa caduta dal piccolo mazzo spicca tra i fiori finti del tessuto. La rosa canina (detta anche Rosa di macchia) ha sollecitato la creatività di tanti poeti e scrittori di tutti i tempi. E’ la rosa più selvaggia, si presenta in cespugli intricati, molto spinosi, quasi impenetrabili. Cespugli di rosa canina circondavano il sonno della Bella Addormentata nel bosco; è stata, da sempre, associata alla giovane donna, fanciulla, in attesa di sbocciare.
La sua seduzione è resa ancora più reale e diretta dalla grandezza naturale del quadro (lungo 165 centimetri). Stoffe e carnagione sono dipinti con tale maestria da sembrare vera epidermide e vero broccato. Lei è qui, davanti a chi la osserva, con la mano sinistra  appoggiata sul pube, attira lo sguardo proprio su quel triangolo, scurito dall’ombra. Ai suoi piedi dorme, tranquillamente, un cagnetto da compagnia come promessa di fedeltà e di vigilanza.
Sono presenti, in una diversa prospettiva, altre due donne, ma non esistono nello stesso spazio, non appartengono alla stessa realtà. Sono state viste come due serve della donna, con l'intento di inserire la donna-Venere in un contesto domestico; alcuni hanno ipotizzato che la donna chinata sul baule sia una bambina, facendo pensare ad un riferimento alla maternità della donna.
La Venere dormiente, 1510 Giorgione (e Tiziano)
Sulle due Venere potete leggere il post su Art'esplorando "Di Venere in Venere: Giorgione e Tiziano"

5 commenti:

  1. E' davvero un quadro di difficile interpretazione, oltre che un capolavoro. La pianta nel vaso sul davanzale dovrebbe comunque essere mirto, sacro a Venere.
    Geniale come sempre Mark Twain: "...è un tantino troppo piccante per qualsiasi posto che non sia una pubblica galleria d’arte".

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    1. Sì, sembra che la pianta sia un mirto. Tiziano ha spesso dei tratti ermetici davvero di difficile interpretazione (meno male che ci ha pensato Mark Twain ad una critica più "terrena"!! ;) )

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  2. Bello questo post! Come sempre Mark Twain ci offre una prospettiva irriverente e che fa riflettere. Molto spesso chi fruisce dell'arte, me compresa, si adegua a quello che i critici o gli esperti dicono del quadro senza andare oltre. C'è un altro quadro di Tiziano, Le tre età dell'uomo (1511), in cui lei ha una posizione "pericolosa" e qui il messaggio erotico non è nemmeno troppo velato.

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    1. Penso anch'io che siamo troppo legati alle analisi degli esperti e dei vari manuali e che alcune interpretazioni siano ormai troppo cristallizzate; a volte ho la sensazione che l'autore (poeta o pittore) "soffra" a sentire quello che lui, forse, in realtà , non intendeva dire. Lo so esagero ;) Grazie!

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    2. Forse la questione fondamentale è che, come esseri umani, siamo pigri e quindi ci piace ricevere indicazioni dal cosiddetto esperto. Una volta questo succedeva anche in letteratura con i critici, ora queste figure sono andate scomparendo, e hanno più peso le classifiche di vendita. Quello che dici a proposito dell'autore e di errate interpretazioni può essere vero, perché no? io sono comunque convinta che le opere della creatività siano organismi viventi, e se sono mal giudicate fanno soffrire il loro "genitore". :-)

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