La punizione di Marsia, di Tiziano

"[...]"Perchè mi scortichi?" disse: "Ah! Mi pento, ah!" esclamava "il flauto non vale un così grande martirio!" Gridando, la pelle gli fu staccata dalla parte più alta delle braccia, e non era che un'unica piaga. Il sangue stilla ovunque, mentre i muscoli restano scoperti e le vene che pulsano brillano senza la pelle; potresti contare i visceri palpitanti e le fibre traslucide nel petto. I fratelli Satiri e i rustici Fauni, divinità dei boschi, e allora anche il caro Olimpo e le Ninfe lo piansero e chiunque su quei monti pascolava, gli armenti cornuti e le greggi. La fertile terra si bagnò e inzuppata ricevette le lacrime cadute e bevve nelle vene profonde; laddove le rese acqua, le riversò nell'aria aperta. Quindi, quel fiume che scorre tra le rive nel declino verso il mare ondoso, si chiama Marsia, il più limpido fiume della Frigia." 
Ovidio, Metamorfosi, VI, vv 383-400
Punizione di Marsia, Tiziano Vecellio, 1570-1576.
Olio su tela (212 x 207 cm)
Kromêríz, Palazzo arcivescovile
Così Ovidio narra nelle Metamorfosi il supplizio atroce a cui fu sottoposto Marsia per volere di Apollo. Ma chi era Marsia e, soprattutto che cosa aveva compiuto di così terribile per meritare una tale punizione? Semplice, aveva sfidato il dio Apollo. Racconta il mito che un giorno Atena inventò uno strumento a fiato, l’aulòs, un flauto a doppia canna. Un giorno, durante un banchetto, la dea, per compiacere Zeus e gli altri convitati, prese il suo strumento ed iniziò a suonare. La musica era piacevole, ma ciò nonostante Era e Afrodite scoppiarono a ridere, prendendosi gioco di lei. Offesa, Atena fuggì dall'Olimpo, fermandosi nei pressi di un lago; qui riprese a suonare lo strumento, ma vedendo il suo volto riflesso nell’acqua capì il motivo dell’ilarità delle due dee: soffiando nelle canne del flauto, infatti, il viso della dea si gonfiava, arrossava e deformava. Atena, allora, gettò via lo strumento musicale maledicendo chiunque l’avesse raccolto. Fu così che lo strumento fu trovato e raccolto da Marsia, un satiro di origine frigia, che divenne abilissimo nel suonarlo. La fama acquisita era tale che un giorno il satiro osò lanciare una sfida ad Apollo, dio della musica, certo di poterlo battere. Il dio accettò e chiamò le Muse a giudicare la contesa. In un primo momento la giuria rimase molto colpita dalle melodie dell’aulòs di Marsia; Apollo quindi, temendo una sconfitta, iniziò a suonare la sua lira e a cantare contemporaneamente, sfidando il rivale a fare altrettanto: chiaramente, la natura stessa dello strumento a fiato del satiro non gliel’avrebbe consentito, e così la vittoria fu assegnata al dio. Secondo un’altra versione della leggenda il dio Apollo, per garantirsi la vittoria, capovolse la sua lira e pretese che altrettanto facesse Marsia col suo flauto. Apollo non poteva permettersi di perdere e punì severamente Marsia per la sua superbia. Come punizione per aver osato sfidare un dio, mettendosi in competizione, Apollo sottopose Marsia ad una tortura atroce: legatolo ad un albero, lo scorticò vivo. Satiri, ninfe e fauni accorsero per piangere un’ ultima volta il compagno, e dalle loro lacrime nacque un fiume che prese il suo nome. Secondo la leggenda Marsia avrebbe anche protetto la Frigia dall’ invasione dei Galli con le acque del fiume e con la musica del suo flauto.


Partiamo dal finale del racconto: dal suo sangue nacque un fiume, il Marsia; un fiume rosso di sangue presso il quale, nel quadro di Tiziano, Punizione di Marsia, un cane sta bevendo, mentre, un altro cane - sulla destra - sembra desideroso di raggiungere il fiume per imitare il cagnolino. La sete di sangue pervade più personaggi del quadro, a cominciare da Apollo, il mandante. La scena rossastra, cupa, affollata di figure, divisa in due porzioni dal satiro appeso per i piedi a testa in giù, è costruita con una pittura senza segno, con zone di colore indistinte, come se tutto il quadro fosse dipinto di colore intriso di sangue.
L’opera conclusa, probabilmente, nel 1570, fu ritrovata nella bottega di Tiziano alla sua morte, nessuno sembra l’avesse commissionata. Secondo David Freedberg sarebbe stata suggerita all’artista da un tragico evento: l’assedio turco sull’isola veneziana di Famagosta il 1 agosto 1571 che finì in un vero massacro per i veneziani; ma, ciò che colpì Tiziano fu la notizia dell’atroce tortura subita da Marcantonio Bragadin, ferito e lasciato sanguinante per giorni e infine portato nella piazza delle esecuzioni e scorticato vivo.
Questa crudezza sembra rivivere nella punizione che Apollo impone a Marsia, crudezza che il pittore ha voluto amplificare e rendere più verosimile con la grandezza naturale del quadro (m 2,20 per 2,04), come a non voler lasciar niente all’immaginazione, non voler nascondere la brutalità, reale, della scena.
Al centro del dipinto il satiro Marsia, inerme e appeso a testa in giù, viene seviziato da Apollo, chinato verso di lui con un coltello in mano, e dallo Scita, in piedi in secondo piano; alle spalle di Apollo un giovane vestito di rosso suona la lira, strumento di Apollo.
Un satiro accorre con un secchio d’acqua, forse per alleviare le pene del suo compagno, forse per lavare via quel sangue e, in senso più ampio, purificare la colpa di aver osato sfidare una divinità.
Sulla destra, seduto meditabondo, è il re frigio Mida che, chiamato a giudicare fra Apollo e Marsia, aveva scelto il satiro, guadagnandosi le orecchie da asino. Secondo alcune interpretazioni sarebbe il ritratto dello stesso Tiziano poiché "come Mida, l'artista può fare poco di fronte agli orrori del mondo", ma sembrerebbe anche avere lo sguardo di chi ha scelto un vincitore che da altri viene ritenuto inferiore e non un vincitore. L’inutilità dell’artista che può solo riprodurre, fedelmente, a grandezza naturale le atrocità del mondo, sentirsele addosso come quel sangue che “macchia” la tela. L'artista che vede morire la musica che non può essere dipinta nella sua melodia, ma nei colori dissonanti, un concerto dove un solo musicista sembra stia suonando mentre nessuno lo ascolta.

6 commenti:

  1. Ottimi sia il resoconto del mito che la descrizione del quadro, soprattutto nel ricordarci quella lettura che identifica Marsia con Tiziano: il significato della presenza dell'autoritratto o di elementi chiaramente riconducibili agli autori sono fra gli aspetti che rendono più affascinante il mondo delle arti. Tiziano, d'altronde, rende bene, con quei colori e il distacco fra le varie figure (tutte compresenti, ma tutte a loro modo autonome) il terribile supplizio e la difficoltà di chi si trova a lottare contro avversari invincibili.

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    1. Secondo alcuni critici, il distacco tra le figure potrebbe dipendere anche da "aggiunte" fatte da altri autori; certo la spinta ispiratrice è di Tiziano ed è questa che rende l'opera così intensa. Grazie :)

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  2. Il povero Marsia pagò il suo orgoglio però diciamolo pure pollo esagerò nella sua vendetta, ma si sa gli dei greci erano molto vendicativi.

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    1. Un Olimpo di orgogliosi e presuntuosi! (speriamo non mi mandino qualche maledizione)

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  3. Anch'io oggi sono soggetto come te all'ira degli dei, Marcella, con il mio nuovo post. Va be', confidiamo nella Provvidenza.
    Amo moltissimo Tiziano e in particolare l'ultimo periodo, quello "sfatto" (se così si può definire) a cui risale questa opera ;)

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    1. Sì, con il tuo nuovo post stai rischiando l'arrivo di qualche fulmine!!

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