Meriggiare pallido e assorto, Eugenio Montale

Van Gogh, Campo di grano con falciatore, 1889

Meriggiare pallido e assorto 
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

E’ mezzogiorno, una parte dell’uomo a cui è profondamente legato, si perde: è l’ombra; a mezzogiorno l’uomo è orfano della sua ombra, sarà questo il motivo della desolazione, il senso di morte che spesso accompagna questo momento del giorno? Pallido ci dà l’idea di chi scompare o è comunque poco incisivo nel contesto; mentre il rovente del muro esprime una presenza forte. In questa sospensione di vita attiva, di rumori, priva di voci umane, si sentono i suoni della natura, schiocchi di merli e i più inquietanti frusci di serpi. Non è il momento della vita per l’essere umano, in questo meriggio, il poeta è un estraneo, un disadattato della Natura e, più che osservare la vita, può solo limitarsi a spiare delle formiche che, a differenza dell’uomo, continuano la loro vita rompendosi e intrecciandosi. L’azione di “osservare” è ostacolata dalle frondi e anche questo ci dà l’idea dello spiare, del guardare non visto; si sentono tremuli scricchi di cicale che invitano ancora di più all’inerzia. Avverte Socrate, nel Fedro di Platone, della necessità di resistere al canto delle cicale capaci di indurre al sonno, al pari delle Sirene, le nostre facoltà intellettive.
Il verso E andando nel sole che abbaglia, ricorda il sole nemico, non quello della vita ma quello della morte, quello della natura ostile come lo recepisce il Poeta, per esempio in: “Io qui vagando” del Leopardi: e mi abbarbaglia le luci il crudo sol pregne di pianto; “Ed è subito sera” di Quasimodo: Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole…. Un sole che nella sua malvagità può solo far rilucere quei cocci aguzzi di bottiglia che attendono l’uomo dopo il suo travaglioso cammino.

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