25 aprile 2014

Dialogo della Terra e della Luna (Operette Morali di Giacomo Leopardi)

Quante cose ha collocato l’uomo sulla luna, quanti pensieri le ha dedicato. La luna, immersa nel buio, non ha luce propria, vive di luce riflessa, eppure ha la capacità da sempre nella storia dell’umanità, di incantare, far sognare, immaginare. Una piccola goccia d’argento nell’infinito buio. E Leopardi, ancora una volta, ci mette di fronte alla realtà togliendo i veli dell’illusione: non solo la Terra e i suoi abitanti conoscono il dolore e il male ma lo conosce anche la Luna e, come le comete hanno confessato alla Luna, tutto l’Universo soffre la condizione dell’esistenza…è funesto a chi nasce il dì natale.
Il Dialogo della Terra e della Luna (composto a Recanati, tra il 24 e il 28 aprile, 1824) inizia con la Terra che, mossa dalla noia, interroga la Luna, chiedendole se sia vero ciò che di lei si dice: che abbia naso e occhi o che le sfere celesti producano suoni, così come sosteneva Pitagora. La Luna risponde di non sapere cosa siano la bocca e il naso e nessun suono le pare di sentire. La Terra chiederà conferma sul fatto che la Luna sia abitata come sostengono alcune menti del passato [ …] sei tu popolata veramente, come affermano e giurano mille filosofi antichi e moderni, da Orfeo sino al De la Lande? Ma io per quanto mi sforzi di allungare queste mie corna, che gli uomini chiamano monti e picchi; colla punta delle quali ti vengo mirando, a uso di lumacone; non arrivo a scoprire in te nessun abitante…
La Luna risponde di essere abitata, ma non dagli uomini che lei non sa proprio chi siano. Non conoscendo essere umano non conosce nemmeno l’ambizione, le armi e la smania di conquista:
Luna. Io non so che voglia dire armi, ambizione, arti politiche, in somma niente di quel che tu dici.
Terra. Ma certo, se tu non conosci le armi, conosci pure la guerra: perché, poco dianzi, un fisico di quaggiù, con certi cannocchiali, che sono instrumenti fatti per vedere molto lontano, ha scoperto costì una bella fortezza, co' suoi bastioni diritti; che è segno che le tue genti usano, se non altro, gli assedi e le battaglie murali.
Sesto quadro del film
Viaggio nella luna di Georges Méliès

(1902)
Luna. Perdona, monna Terra, se io ti rispondo un poco più liberamente che forse non converrebbe a una tua suddita o fantesca, come io sono. Ma in vero che tu mi riesci peggio che vanerella a pensare che tutte le cose di qualunque parte del mondo sieno conformi alle tue; come se la natura non avesse avuto altra intenzione che di copiarti puntualmente da per tutto. Io dico di essere abitata, e tu da questo conchiudi che gli abitatori miei debbono essere uomini. Ti avverto che non sono; e tu consentendo che sieno altre creature, non dubiti che non abbiano le stesse qualità e gli stessi casi de' tuoi popoli; e mi alleghi i cannocchiali di non so che fisico. Ma se cotesti cannocchiali non veggono meglio in altre cose, io crederò che abbiano la buona vista de' tuoi fanciulli; che scuoprono in me gli occhi, la bocca, il naso, che io non so dove me gli abbia.
La Terra di Leopardi ha la stessa presunzione degli uomini di pensare ed immaginare altre vite a “propria immagine e somiglianza”, ponendosi al centro del mondo, replica mondi uguali all’unico mondo che conosce. 
Così Leopardi passa ad accennare alle mire di conquista che l’uomo ha nei confronti della Luna. Al tempo del poeta, la “conquista” della luna era basata sulla stesura di carte topografiche basate su misurazioni “a distanza” e ad ogni monte o rilievo individuo veniva dato un nome.
E i cani che ululano alla luna? Ne è infastidita? E di chi la presenta nel pozzo? E cosa pensa la Luna di coloro che si chiedono se sia di genere maschile o femminile? Ciance, risponderà la Luna.
Terra. Cara Luna, tu hai a sapere che io sono di grossa pasta e di cervello tondo; e non è maraviglia che gli uomini m'ingannino facilmente. Ma io ti so dire che se i tuoi non si curano di conquistarti, tu non fosti però sempre senza pericolo: perché in diversi tempi, molte persone di quaggiù si posero in animo di conquistarti esse; e a quest'effetto fecero molte preparazioni. Se non che, salite in luoghi altissimi, e levandosi sulle punte de' piedi, e stendendo le braccia, non ti poterono arrivare. Oltre a questo, già da non pochi anni, io veggo spiare minutamente ogni tuo sito, ricavare le carte de' tuoi paesi, misurare le altezze di cotesti monti, de' quali sappiamo anche i nomi. Queste cose, per la buona volontà ch'io ti porto, mi è paruto bene di avvisartele, acciò che tu non manchi di provvederti per ogni caso. Ora, venendo ad altro, come sei molestata da' cani che ti abbaiano contro? Che pensi di quelli che ti mostrano altrui nel pozzo? Sei tu femmina o maschio? perché anticamente ne fu varia opinione. È vero o no che gli Arcadi vennero al mondo prima di te? che le tue donne, o altrimenti che io le debba chiamare, sono ovipare; e che uno delle loro uova cadde quaggiù non so quando? che tu sei traforata a guisa dei paternostri, come crede un fisico moderno? che sei fatta, come affermano alcuni Inglesi, di cacio fresco? che Maometto un giorno, o una notte che fosse, ti spartì per mezzo, come un cocomero; e che un buon tocco del tuo corpo gli sdrucciolò dentro alla manica? Come stai volentieri in cima dei minareti? Che ti pare della festa del bairam?
Luna. Va pure avanti; che mentre seguiti così, non ho cagione di risponderti, e di mancare al silenzio mio solito. Se hai caro d'intrattenerti in ciance, e non trovi altre materie che queste; in cambio di voltarti a me, che non ti posso intendere, sarà meglio che ti facci fabbricare dagli uomini un altro pianeta da girartisi intorno, che sia composto e abitato alla tua maniera. Tu non sai parlare altro che d'uomini e di cani e di cose simili, delle quali ho tanta notizia, quanta di quel sole grande grande, intorno al quale odo che giri il nostro sole.
La conclusione è l'affermazione del pessimismo cosmico leopardiano:
Terra. Quali prevalgono ne' tuoi popoli, i pregi o i difetti?
Luna. I difetti di gran lunga.
Terra. Di quali hai maggior copia, di beni o di mali?
Luna. Di mali senza comparazione.
Terra. E generalmente gli abitatori tuoi sono felici o infelici?
Luna. Tanto infelici, che io non mi scambierei col più fortunato di loro.
Terra. Il medesimo è qui. Di modo che io mi maraviglio come essendomi sì diversa nelle altre cose, in questa mi sei conforme.
Luna. Anche nella figura, e nell'aggirarmi, e nell'essere illustrata dal sole io ti sono conforme; e non è maggior maraviglia quella che questa: perché il male è cosa comune a tutti i pianeti dell'universo, o almeno di questo mondo solare, come la rotondità e le altre condizioni che ho detto, né più né meno. E se tu potessi levare tanto alto la voce, che fossi udita da Urano o da Saturno, o da qualunque altro pianeta del nostro mondo; e gl'interrogassi se in loro abbia luogo l'infelicità, e se i beni prevagliano o cedano ai mali; ciascuno ti risponderebbe come ho fatto io. Dico questo per aver dimandato delle medesime cose Venere e Mercurio, ai quali pianeti di quando in quando io mi trovo più vicina di te; come anche ne ho chiesto ad alcune comete che mi sono passate dappresso: e tutti mi hanno risposto come ho detto. E penso che il sole medesimo, e ciascuna stella risponderebbero altrettanto.
Terra. Con tutto cotesto io spero bene: e oggi massimamente, gli uomini mi promettono per l'avvenire molte felicità.
Luna. Spera a tuo senno: e io ti prometto che potrai sperare in eterno.

Vedi post: Primo viaggio sulla Luna di Luciano di Samosata

6 commenti:

  1. Marcella io ti devo ringraziare perché ogni tanto ci riproponi i classici della poesia italiana, merce rara di questi tempi barbari.
    Ciao!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Nick, ci dobbiamo impegnare tanto nel nostro piccolo noi blogger, giusto? :)
      Un po' di arte e di poesia non mancheranno mai da queste parti, in caso contrario, fammelo notare!!

      Elimina
  2. Grazie Marcella..il mio poeta preferito!
    Bacio lunare!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vedo che il fan's club Leopardi s'infoltisce sempre di più! Baci anche a te e al Leopardi e al Pierrot (anche lui ha che fare con la luna) che c'è in te :)

      Elimina
    2. E ovviamente faccio parte anch'io del club! Un'ottima riflessione, Marcella!

      Elimina
    3. E infatti quando dico "club" ti penso come Presidente onorario :)

      Elimina