11 marzo 2014

Leopardi "stroncato"

Chiunque ha subito delle stroncature e forse la vera stroncatura era più diffusa nel passato che nel presente. Molti nomi illustri le hanno subite e molti critici hanno sbagliato. E' toccata anche a lui, al Conte Leopardi:

"Ho letto il libro del Conte Leopardi: mi parve il libro meglio scritto del secolo nostro, ma i principii tutti negativi, non fondati a ragione, ma solo a qualche osservazione parziale, diffondono e nelle immagini e nello stile una freddezza che fa ribrezzo, una desolante amarezza". (Niccolò Tommaseo)
Allo Stella che gli aveva fatto conoscere questo giudizio, Leopardi risponde:
"Circa il giudizio sopra le Operette morali, che Ella comunica, che vuol ch'io le dica? Dirò solo che non mi riesce impreveduto. Che i miei principii sieno tutti negativi, io non me ne avveggo; ma ciò non mi farebbe gran maraviglia, perché mi ricordo di quel detto di Bayle: che in metafisica e in morale, la ragione non può edificare, ma solo distruggere. Che poi le mie opinioni non sieno fondate a ragione ma a qualche osservazione parziale, desidero che sia vero". (23 agosto 1827) 

Tommaseo continuò ad usare termini oltraggiosi anche dopo la morte del poeta, in due lettere inviate a Gino Capponi nel 1837 e nel ‘38: 
Natura con un pugno lo sgobbò: 
‘Canta’ gli disse irata ed ei cantò”; 
“Esser vorresti uccello? Siam lì: sei pipistrello”. 

Alessandro Manzoni confida a Francesco De Sanctis “di non saper intendere come il Leopardi potesse passare per poeta”. 

Giuseppe Mazzini rimproverava apertamente al poeta di Recanati il disprezzo nei confronti del “volgo profano” e la definizione della vita come “soggiorno di dolore senza scopo”. Per Mazzini, Leopardi era l’espressione della crisi storica e morale del tempo. Di qui la condanna, nel 1857, del poeta e dei suoi emuli, “rari scrittori a cui non rincresce di leopardizzar con la penna (…) e seminano quindi scetticismo e disperazione precoci” (Scritti editi e inediti). 

Benedetto Croce in polemica con i leopardisti, negava ogni validità al pensiero filosofico del recanatese, riconoscendone solo l’importanza degli Idilli. Secondo il filosofo, Leopardi condusse una “vita strozzata”, per cui la sua poesia, fatta qualche eccezione, risultava sostanzialmente “limitata e monocorde”; quanto al pensiero speculativo di Leopardi, non è altro che “pseudofilosofia” o “filosofia ad uso privato”. Questo pesante giudizio ha influito non poco sulla figura del poeta. 

Drastico l’atteggiamento della Chiesa che nel 1850 mise all’Indice le Operette Morali, donec corrigantur, sino a quando non siano corrette. In precedenza, in una lettera inviata al filologo svizzero Luigi De Sinner il 22 dicembre del 1836, Leopardi aveva scritto: “La mia filosofia non è piaciuta ai preti, i quali qui ed in tutto il mondo, sotto un nome o sotto un altro, possono ancora e potranno enormemente tutto”. 

Pietro Colletta: “Ho riletto parecchi dei (suoi) componimenti antichi, alcuni de’ nuovi e ti dico – confessò il generale e patriota napoletano (1775-1831) in una lettera a Gino Capponi – che niente mi è piaciuto. La medesima eterna, ormai non sopportabile malinconia : gli stessi argomenti: nessuna idea, nessun concetto nuovo, tristezza aggettata e qualche seicentismo: bello stile”. 

Mariano Luigi Patrizi nel Saggio su Giacomo Leopardi e la sua famiglia del 1896, lo psico-antropologo si occupò delle tare ereditarie e scoprì che, dal Seicento in poi, nell’albero genealogico del recanatese “su 128 individui noveriamo ben 34 morti premature, 21 mistici, 11 nervosi e pazzi, una somma di 66 anormali di fronte a 54 normali”. La conclusione del seguace delle teorie di Lombroso è perentoria: Leopardi era “un vero psicopatico, per degenerazione ereditaria, lipemaniaco e paranoico con sospetto di epilessia larvata”. 

9 commenti:

  1. Davvero interessante leggere questi giudizi, anche se per me Leopardi rimane un mito! L'unico a cui tirerei le uova marce sarebbe Manzoni: bellissime le sue tragedie, ma il buon Giacomino, a mio parere, gli fa le scarpe dalla prima all'ultima pagina! :)

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    1. :) la penso esattamente come te sia per l'amore sviscerato per Leopardi che per le uova marce al Manzoni! Tra l'altro, credo (ma non ho trovato una fonte attendibile) che anche il Leopardi avesse commentato in modo poco positivo la scrittura del Manzoni, ma non ne ho la certezza, devo cercare.

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    2. L'unica polemica di cui sono certa è quella sul Romanticismo: Leopardi, nonostante alcuni temi molto romantici delle sue poesia, era un fervente classicista e criticava l'indole romantica e antirazionale di molti colleghi, fra cui il Manzoni spiccava per fama e autorità. Se avrai modo di approfondire il duello fra i due anche al di fuori di questo aspetto, leggerò volentieri un nuovo intervento! :)

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  2. Per fortuna poi la storia ha dato al nostro amato Leopardi la lode e la fama che si merita. I gusti sono gusti, ma come si fa a non vedere del genio nei suoi testi? Mah...

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    1. Forse per invidia? Ma di questo - l'invidia - ne parlerò prossimamente. Grazie per il commento :)

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  3. Possono stroncarlo quanto vogliono. Di fronte a Leopardi sono tutti... omuncoli.

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    1. E' vero! grande mente, grande ingegno e sempre attuale. Benvenuto Lido in questo blog

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  4. Leopardi. Poeta, Filosofo e Filologo. Tutto questo si sa, è già ben noto. Aggiungere gran signore? Non vi è alcun dubbio. Nella polemica con Tommaseo la risposta di Giacomo si potrebbe tradurre in latino di cui il Recanatese era profondo conoscitore "de minimis non curat pretor". Mi sorprende il giudizio negativo del Manzoni ma tant'è. Si può forse pensare che entrambi "codesti due" avessero nei confronti di Leopardi una malcelata invidia? Se cosi fosse mi dispiace perchè chissà quanto devono aver sofferto. E' infatti di tutti i vizi capitali, l'invidia l'unico che non fa godere.

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    1. Invidia sicuramente, ma credo anche che se Leopardi fosse stato di aspetto piacente avrebbe attirato giudizi meno crudeli; che tanta genialità potesse uscire da un fisico non bello può essere percepito come una sorta di "brutta sorpresa" è l'inaspettato che spiazza e mette a tacere o solleva, appunto, gli invidiosi. Grazie per il commento!

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