Genio

La parola genius deriva dal latino “gignere” che significa generare, creare, usata per indicare il nume, forza creatrice. Nella religione romana con il termine Genio si intende uno spirito, o più giustamente, un nume tutelare che, stando a quanto ci dice Censorino:  “vige alla protezione del nuovo nato”, da qui si evince come sia immediata l’analogia con l’angelo custode che, fin dalla nascita, accompagna e protegge l’individuo.
Il genio “si diffuse” in tal misura che ogni luogo, ogni famiglia aveva il “suo” genio, ogni luogo, coerente con una concezione animistica, aveva il suo spirito.
Il Genio era raffigurato di solito come un serpente, paragonabile al greco agathos daimon, genio benevolo, troviamo, infatti, dipinti di serpenti sulle pareti delle abitazioni poiché, secondo Persio (I sec.d.C.) “ dipingere serpenti sulle pareti serviva a proteggere dal sudiciume, come ad indicare che esse erano sotto la tutela del nume”.


Rappresentazione del Genio
come serpente
Il Genio del Garraffo, detto anche Genio di Palermo al Garraffo,
è una scultura marmorea della fine del XV secolo, fa parte di un gruppo
scultoreo posto in una edicola del XVII secolo, in piazzetta del Garraffo.
Realizzata da Pietro de Bonitate nel 1483 è una delle sette rappresentazioni principali
del Genio di Palermo, l'antico nume tutelare ed emblema civico di Palermo.

Una provocazione:
e se in questa sua celebre opera, Ligabue avesse voluto
rappresentare, forse inconsciamente, il Genio (serpente) che
stritola l'artista sopraffatto dalla sua genialità?
Nelle fiabe i geni si trovano spesso sotto terra, ambiente naturale del serpente: nascosto dalla radici di una vecchia e possente quercia si trova lo spirito (altro nome del genio) nascosto nella bottiglia nella fiaba Lo Spirito nella Bottiglia dei Grimm; in una caverna da cui si accede attraverso un’apertura nel tronco di una quercia si trova l’acciarino (colpendolo, appare il genio) della omonima fiaba di Andersen; in una caverna si trova la lampada del genio di Aladino; da notare ce in queste due ultime fiabe la dinamica della discesa e dell’uscita dalla caverna sono simili.
Nella letteratura più recente sarà Giacomo Leopardi ad utilizzare il Genio, come nume tutelare, nel Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare (Operette Morali). 

4 commenti:

  1. Bel post, Marcella. Io aggiungerei a tutto ciò anche la poesia "Genio" di Arthur Rimbaud, ultima delle "Iluminazioni" e di una bellezza abbacinante.

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    1. Ammetto di non conoscerla :( me la leggerò attentamente, grazie!

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  2. Marcella quante cose ci insegni..
    Te ne sono grata!
    Garderò i serpenti con più benevolenza!
    Abbraccio serale!

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    1. I serpenti me ne saranno grati :) Grazie mille! Scusa per il ritardo nella risposta ma ma non mi arrivavano i commenti.

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