Potere e Inquietudine secondo Valerio Meattini e Luciano Canfora

Noi non ci realizziamo mai. 
Siamo due abissi – un pozzo che fissa il cielo.
(Pessoa, Il Libro dell’Inquietudine).

Chi segue il mio blog conosce la mia passione per Pessoa e come la sua opera più celebre Il Libro dell’Inquietudine sia sempre nelle vicinanze della mia scrivania (cambia spesso posto, vaga essendo inquieto, ma è sempre sott’occhio), per questo mi è immensamente gradito l’arrivo di questo intervento su “Potere ed Inquietudine”, inviatomi dal Prof. Valerio Meattini, inquieto conclamato dal Circolo degli Inquieti.
Si tratta, più precisamente, della Conversazione tra Valerio Meattini e Luciano Canfora su "Potere e Inquietudine", tenuta durante la Festa dell’Inquietudine del 2011. In quella occasione Luciano Canfora e Valerio Meattini dialogarono sul tema “La natura del potere”. L’evento fu seguito con grande partecipazione da un pubblico numeroso, tanto che i due protagonisti proseguirono la loro discussione – su Potere ed Inquietudine, appunto - sulla "Civetta", giornale del Circolo degli Inquieti. 
 Gli Inquieti,Valerio Meattini e Luciano Canfora
Foto tratta da Circolo degli Inquieti
Le sigle C e M indicano rispettivamente Canfora e Meattini.
M: Credo che un primo collegamento tra il potere e l’‘inquietudine’ consista nel non sapere di preciso dove il potere stia. Noi abbiamo teorie del potere, del suo essere necessario o, se vogliamo, consustanziale al modo d’essere dell’uomo, delle sue articolazioni e procedure, ma forse la prima cosa da dire è che il luogo del potere non è identificabile senz’altro con le sue manifestazioni e sembra anzi celarsi.
C: Condivido la lettera e lo spirito nella formulazione di questa prima domanda, che è già essa stessa uno svolgimento. Scriveva Benjamin Constant che la Ricchezza si nasconde e fugge e alla fine l’avrà vinta sul Governo. Ecco una possibile risposta alla domanda se il potere si celi o meno.
M: D’altra parte sono temi che tu hai sovente e bene trattato nei tuoi libri. C’è un altro aspetto inquietante. Potere si dice in molti modi (religioso, politico, di genere, d’influenza…) e nella storia ci sono mutazioni di potere, che però pare avere anche delle strutture. Innanzi tutto ha sempre bisogno di una gerarchia (anche nei tentativi più egalitari di società) e di élites che lo stabiliscano e lo mantengano e poi i suoi meccanismi ripetitivi fanno per certi aspetti ripetitiva anche la storia. Tu – ed io sono d’accordo – parli del presente pressoché sempre alla luce di un analogon nel passato. Verrebbe da dire, mutando un po’ le parole di Eraclito, che i cercatori del potere scavano molta terra, ma trovano sempre lo stesso metallo.
C: Pur avendo scritto 33 anni fa un libretto intitolato Analogia e storia, resto del parere che l’analogia sia uno strumento pericoloso almeno altrettanto quanto è prezioso. Direi che è riservato a persone molto ben educate e dotate di spirito critico. L’uso giornalistico dell’analogia tra passato e presente ruota intorno a costatazioni banali tipo ad esempio: è vero che gli antichi camminavano anch’essi con i piedi? Purtroppo molti direttori di giornali sarebbero pronti a pubblicare interventi su questo argomento. Quanto allo scavare, mi viene sempre in mente il finale della recensione di Gaetano Mosca alla Sociologia del partito politico di Michels, là dove il grande elitista italiano sostiene che lo scavare è molto più importante che trovare un tesoro.
M: I grandi teorici del potere ne hanno sempre giustificato la ragione e l’esercizio di contro alla guerra di tutti contro tutti o alla condizione di anarchia. Addirittura la filosofia nasce con la parola arché (comando, reggimento, principio) e dall’opposizione tra mondo nascosto e mondo manifesto (anche qui la ragione delle cose non è dove sembra). Il potere parrebbe, dunque, aver a che fare con la “natura delle cose”, col dover vivere e conoscere secondo un ordinamento che rassicuri perché dato. Un nostro rimpianto collega, Giuseppe Semerari, sosteneva che le forme del rassicuramento (filosofia scienza religione politica) sono necessarie per l’uomo, ma al contempo generano nuova inquietudine. Tra tutte il potere è inquietante, nondimanco (Machiavelli!) è necessario. Non solo – e qui davvero la cosa si fa interessante – il potere è amato, voglio dire: i segni del potere sono amati, c’è qualcosa di erotico nel potere.
C: Il tema che tu sollevi è stato sviluppato da un collega tedesco di nome Nippel in un libro importante intitolato Fascinazione del potere, apparso in Germania una decina di anni fa. Mi accade da ultimo di riflettere sul concetto weberiano del capo carismatico e trovo più facile illustrare questo concetto con degli esempi: Cesare è capo carismatico e fa parte dell’immaginario collettivo di miliardi di persone ancora oggi. Augusto no. Il nucleo centrale di tale carisma è nel rapporto diretto con i suoi soldati, compagni d’arme, seguaci politici. Ma forse lo stesso aggettivo “diretto” non basta. Teopompo di Chio diceva che Filippo di Macedonia era il più grande uomo che l’Europa avesse generato e subito dopo soggiungeva che quel sovrano macedone era stato fedifrago, crudele, violento, mancatore alla parola data, ubriacone e forse anche donnaiolo. Polibio si chiedeva perché mai Teopompo si fosse contraddetto in modo così apparentemente plateale. Teopompo aveva capito che vuol dire capo carismatico, Polibio no.
M: Sarebbe bello continuare, ma non solo il tempo, anche lo spazio è tiranno. A proposito di tiranni: ricorderai nella Repubblica di Platone l’orribile notte del ‘tiranno’ (ben più atroce di quella dell’Innominato), i suoi sanguinari sogni e i suoi incubi immedicabili. Platone – che ebbe il coraggio di “sporcarsi le mani” e di tentare, a più riprese, l’instaurazione in Siracusa di un reggimento filosofico – ogni volta che parla del potere politico richiama alla giustizia, ai limiti specifici delle magistrature e all’impegno degli individui secondo capacità e competenza e non secondo brama e dismisura. Ma del sogno del filosofo è più reale l’incubo del tiranno e, comunque, i fallimenti storici alimentano una lunga lista di ‘ingiustizia’. Inoltre: il potere sembra necessario di fatto e per molti allettante al punto da inseguirlo per tutta la vita e… tuttavia a Lucrezio (e forse anche ad una parte di Canfora) pare inane, vuoto e non dato a nessuno, come tu hai scritto in La natura del potere. Sublime inquietudine (per gli svegliati eraclitei). Non c’è societas senza potere, né – come Pericle avvertiva – ci si può ritirare dall’esercitarlo quando si è in gioco (maiora premunt) e tuttavia si lotta (e non si può non farlo) per una scatola vuota?
C: L’ultima domanda contiene un vero e proprio trattatello nel quale mi riconosco. Risponderei telegraficamente: prima di decidere (Lettera VII) di non tornare in Sicilia, Platone ha fatto ben tre tentativi di andarci e instaurare il buongoverno. Prima di gettare la spugna bisogna pensarci.

E sarà con “Etica e Potere”, tema della Conferenza che si terrà a Grosseto il 31 gennaio c/o Hotel Granduca alle ore 21,00, che il Prof. Valerio Meattini approfondirà la questione del Potere, termine dai concetti forse discordanti: dominare, proteggere, avere valore, possedere e chissà quant’altro ci svelerà il nostro filosofo inquieto... 

Valerio Meattini è nato a Scansano (GR) il 5 dicembre 1950; si è laureato in Filosofia e storia a Pisa, perfezionando i suoi studi a Napoli, Torino e Heidelberg. Insegna all’Università degli studi di Bari “Filosofia teoretica” e “Filosofia della mente”.
Tra le sue pubblicazioni:
Sospensioni.Cinque racconti circolari e due congetture ed. Carabba, 2012
Non hanno resto i giorni ed. Carabba, 2012
Sub rosa Gruppo Albatros Il Filo, 2010
Natura umana, scetticismo e valori, G. Laterza, Bari 2009.
Identità, individuo e soggetto (con L. Pastore), Mimesis. Milano 2009.
Etica e conoscenza. Filosoficamente abita l'uomo, Laterza Giuseppe Edizioni, 2000.
Traduzioni
R. H. Brown, Teoria della retorica e retorica della teoria, “Nuova Civiltà delle macchine”, 1-2, 1985
R. Brubaker (trad. e introd.), I limiti della razionalità. Un saggio sul pensiero sociale e morale di Max Weber, Armando, Roma 1989

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