Fermata d'autobus

Giovanni sa leggere e lo dice alla gente che passa per Santa Maria in Trastevere, “Io so leggere”, niente di più. Non chiede soldi. Qualcuno gli offre una sigaretta. Una ragazza gli porta i giornali, quotidiani. Ci guardiamo sempre. Occhi intelligenti: Giovanni è un osservatore. Ieri aveva le scarpe nuove, marroni come le altre. Ha un accento straniero, una voce da megafono: è una persona da palcoscenico anche ai margini. Mi piace Giovanni. O l’ho conosciuto o lo conoscerò. Abbiamo qualcosa in comune, non solo le scarpe marroni, lo spirito di osservazione, il saper leggere...Giovanni lo sa che Trastevere è una sceneggiatura.
Lungo il gradino, o in tralice nella scalinata, sono due le posizioni in cui dorme. Dondolante è la camminata.

L’ho incontrato, infatti, questa mattina alla fermata dell’autobus. Stavamo appoggiati alla transenna nella medesima posizione: si vede che abbiamo lo stesso atteggiamento verso la vita. Pioveva anche. Questi i personaggi alla fermata: Giovanni, una brasiliana, io, quattro albanesi, cinque indiani, tre cileni, una famiglia - con nonno e nipote - romana e tanti ombrelli. E il 170, atteso da una parte del mondo, non è passato. Mancavano i giapponesi alla fermata, come al solito, loro o camminano o prendono il taxi. Forse sono misantropi o, dovunque si trovino, rimangono degli isolani. Giovanni e la brasiliana hanno preso il primo tram che è passato, il 75. Dovunque vada è diretto ad un capolinea. Noi aspettiamo, aspettiamo e intanto questa vita ci sta facendo le scarpe.

6 commenti:

  1. Leggere. Leggere parole. Leggere sguardi, percorsi, persone.

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    1. Già! E' come se il mondo fosse scritto:)

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  2. È bello rivederti in azione! :)

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    1. Grazie, di tanto in tanto ho dei risvegli :)

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  3. Molto bello questo brano. Complimenti, Marcella.

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    1. Grazie Romina (è ambientato a Roma, un punto a suo favore ;)

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