Podio 2013

Non voglio mettere in competizione i miei post tra di loro (sono destinati a convivere a lungo, quindi meglio non suscitare in loro dell'arido antagonismo); è solo una statistica tanto per fare un sunto dell'anno.
Ecco, quindi, i post che hanno conquistato il podio in questo 2013:
1. Primo Viaggio sulla Luna (Luciano di Samosata), con 402 visite.
2. Il Volto di Cristo, con 369 visite.

Rama e il vischio

Aveva l’abitudine di sedere a terra in una radura, sotto una quercia, a meditare. Una sera, dopo aver riflettuto a lungo sui mali della sua gente, si assopì ai piedi dell’albero. Nel sonno gli sembrò di sentirsi chiamare per nome ad alta voce e credette di ridestarsi. Vide allora, di fronte a sé, un uomo di imponente statura, come lui paludato nella bianca tunica druida. L’uomo recava in mano una bacchetta intorno alla quale si avvolgeva un serpente. Ram, sbigottito, stava per chiedere allo sconosciuto cosa significasse tutto ciò. Ma quello, prendendolo per mano, lo fece alzare e gli mostrò un bellissimo ramo di vischio che stava proprio su quell’albero ai cui piedi si era disteso. “Oh Ram!”, gli disse. “Ecco il rimedio che stai cercando.” Poi, tirando fuori dal petto un minuscolo roncola d’oro, tagliò il ramo e glielo porse. Mormorò ancora qualcosa circa il modo di preparare il vischio e scomparve.
A quel punto, Ram si ridestò completamente, sentendosi immensamente riconfortato. Una voce dentro di lui gli diceva che aveva trovato la salvezza per il suo popolo. Preparò la pozione di vischio secondo le istruzioni del suo divino amico dalla falce d’oro; mescolandola in un liquore fermentato, la fece bere ad un malato e il malato guarì. E così, per le guarigioni miracolose che operava, Ram divenne famoso in tutta la Scizia. Lo chiamavano ovunque al capezzale dei malati. Consultato dai druidi e dalla sua gente, Ram li mise a parte della sua scoperta, aggiungendo che essa doveva rimanere un segreto noto solo alla casta Sacerdotale per garantirne l’autorità. I discepoli di Ram viaggiarono per tutto il paese recando con sé rami di vischio, vennero ritenuti messaggeri divini e il loro maestro fu considerato un semidio. Da quell’evento nacque un culto nuovo e il vischio divenne una pianta sacra. Ram ne consacrò il ricordo istituendo la festa del Natale o della nuova salvezza, fissandola al principio dell’anno e dandole il nome di Notte-Madre (del nuovo Sole) e Grande Rinnovamento […].
Da I Grandi Iniziati, di Edouard Shurè pp.50-51 ed Newton
"II sacerdote, vestito di bianco, sale sull'albero,
taglia il vischio con un falcetto d'oro
e lo raccoglie in un panno bianco."

da Plinio il vecchio

Solstizio d'inverno

All’alba di questo giorno, alba corrispondente alla latitudine di Newgrange nella magica terra di Irlanda, i raggi del sole saranno penetrati fino al cuore del grande cumulo circolare costruito con enormi massi murati a secco e ricoperti dalla terra, resa verde dall’erba; penetrati dall’apertura posta al di sopra della porta circondata da pietre incise con misteriose volute, percorrono le decine di metri del buio corridoio che dà accesso alle due camerette sepolcrali poste di lato, e colpiscono il piatto votivo posto tra due piccole camere funerarie senza luce; rompendo, e questa è l’unica occasione nel corso dell’anno intero, il buio profondo che domina quell’antico, sacro, sepolcro costruito con grande arte e sapienza più di 3000 anni fa.
Tomba a corridoio di Newgrange
All’alba del solstizio d’inverno il sole riprende così il sopravvento sull’oscurità; il dominio del buio viene interrotto e la luce ritrova la strada del sacro, rappresentato dal piatto votivo posto fra le due celle funerarie.
Colui che illumina il buio e rischiara il cielo,che in alto e in basso annienta il male (…)Tutti i principi si rallegrano nel contemplarti,tutti gli dei ti acclamano. (definizione del Sole da un antico testo babilonese)
Le celebrazioni della magia, della forza misterica di “colui che illumina il buio e rischiara il cielo” che riprende forza, hanno una datazione assai antica. Se ne hanno notizie fin dai tempi più remoti e gli stessi Sumeri celebravano il solstizio invernale, cantando un inno che narrava la nascita del mondo, la vittoria del Sole sulle Tenebre. Gli egizi celebravano Horus, mentre Mithra, nell’impero Mesopotamico dei Mitanni (siamo nella fase terminale dell’Età del Bronzo) era identificato colo Sole 1400 anni avanti Cristo e veniva festeggiato proprio in questi giorni di dicembre quando l’astro fulgente, dopo il massimo declino, aveva da poco ripreso la sua ascesa celeste. Il sacro giorno della rinascita del Dio Sole aveva valore magico, propiziatorio e simbolico, poiché la Stella Invitta rappresentava la luce da contrapporre alle tenebre. I Germani celebravano con la festa di Yule, la loro festa principale legata al culto di Odino la rinascita del Sole. Per i Celti il Solstizio d’inverno cadeva tra la lunazione di Dumannios (Tempo delle profonde tenebre) e Riuros (Tempo del Freddo) e le forze legate al ghiaccio e al gelo venivano considerate come generatrici di vita. La morte aveva la funzione di equilibratrice naturale, equilibratrice indispendabile per il ritorno alla vita. Il solstizio d’inverno era celebrato nell’antica Cina, a quanto abbiamo notizia, almeno dall’anno 2700 a.C. in quel giorno, che in lingua cinese si chiamava “zhi” di “dongzhi” (solstizio d’inverno) il Tempio del Cielo di Pechino era il luogo dove gli imperatori tenevano sacrifici al Cielo, dopo che sapienti che conoscevano l’astronomia avevano verificato l’evento.
Foto di Anthony Murphy

Più vicino a noi, nel tempo e nello spazio, gli antichi Romani celebravano questo momento simbolico del ciclo annuale con grandi festeggiamenti, i Saturnalia, dedicati al Sol Invictus, al Sole che non può essere vinto, così come il ciclo delle stagioni ribadisce, anno dopo anno; i Cristiani trasformarono questi giorni di magia e di mistero nei giorni della nascita di Gesù, colui che porta la Luce nel mondo, nascendo simbolicamente proprio al solstizio e aprendo per gli uomini – come si legge in un’antica invocazione egiziana – le porte del Cielo e quelle della Terra.

4) Intervista a Giacomo Leopardi: tempo di feste.

Ben ritrovato Conte Leopardi. Come sta?

Ora che volge l’anno?
Eh, già, siamo nel periodo delle feste di fine anno. Sa…riflettendoci, nelle sue liriche, nei suoi scritti, appare spesso la parola “festa”…o è una mia impressione?
Guardi, lei mi ha già fatto passare per una persona ironica, se ora mi fa passare anche per un festaiolo finirà col rovinarmi del tutto la mia reputazione classica!
Non lo vorrei mai. Allora ci dica lei che idea ha delle feste…

Bellissima istituzione è quella del Cristianesimo di consacrare ciascun giorno alla memoria di qualcuno de’ suoi Eroi, o di qualcuno de’ suoi fasti, celebrando con solennità, o universalmente quei giorni che appartengono alla memoria de’ fasti più importanti alla Chiesa universale, o particolarmente quei giorni che spettano ad un Eroe la cui memoria interessa questo o quel luogo in particolare. Dal che risultano le uniche feste popolari che questo tempo conservi. E l’influenza delle feste popolari sulle nazioni è somma, degnissima di calcolo per li politici, utilissima quando risveglia gli animi alla gloria, colla rimembranza, e la pubblica e solenne celebrazione e quasi proposizione de’ grandi esempi.

Trasmettono il calore della festa…
[…] le feste che si chiamano onomastiche de’ principi ec. o quelle d’incoronazioni, o anniversarie di dette incoronazioni ec. ec. non sono nè popolari, nè nazionali, nè utili a nulla. Non sono materialmente popolari, perchè per lo più non si stendono fuor delle corti, o almeno fuor delle capitali, si limitano a cerimonie di etichetta, non hanno niente di vivo, di entusiastico ec. Non sono spiritualmente popolari, cioè nazionali, perchè la festa di un principe vivo, non è festa della nazione, la quale o non si cura di lui, o probabilmente l’odia o l’invidia, o lo biasima in cento mila cose; o per lo meno è del tutto indifferente sul conto suo, e quasi estranea al suo principe, o a’ suoi subalterni. 

Nessuna celebrazione per i vivi quindi…
… intorno ad un principe vivente, non è mai festa nazionale quella ch’è, se non altro, sospetta di adulazione a quegli stessi che la celebrano. Questo solo sospetto, inseparabile dagli onori resi a un potente vivo, spegne qualunque sentimento magnanimo, è incompatibile coll’entusiasmo, e con quel senso di libertà che forma la più necessaria parte di una festa nazionale, la quale deve racchiudere l’idea di premio conceduto alla virtù, al merito, ai beneficj, ma conceduto spontaneamente e gratuitamente, cioè per pura gratitudine, ammirazione, amore, senza sperar nulla da colui al quale si concede.

Il mio presepe

Erano anni che non facevo un presepe ma quest'anno mi è presa la voglia di costruire...ed ecco qua!

L'ho realizzato con  una cassettiera o porta spezie.
Ad ogni fila di cassetti ho allestito un piano.

Piano terra e primo piano

Laghetto con i cigni

Laghetto con i pesci

Piano alto della cassettiera


E te sei in crisi?

Il mondo del lavoro è in crisi, i pensionati in crisi, i giovani sono in crisi; così come è in crisi l’Europa ed altrettanto l’America, le destre e le sinistre sono in crisi ma, soprattutto NOI BLOGGER siamo in crisi.
Abbiamo aperto blog sapendo che non avremmo avuto da questi un ritorno economico, quindi è certo che non siamo delusi dal fattore economico; non speravamo nemmeno di avere dei lettori, siamo partiti da un numero di lettori pari a 0 e quindi possiamo dire di essere cresciuti tutti da questo punto di vista.
E allora perché siamo in crisi?
Siamo circondati da negozi che abbassano le saracinesche per non alzarle più; da imprese che chiudono, disoccupati che aumentano, disoccupati che non cercano nemmeno più il lavoro.
Tutto chiude e allora chiudiamo anche noi, è un’influenza, un’epidemia o forse un meccanismo di imitazione, un tarlo che ci entra dentro ci dice “così fan tutti”.
Dicembre poi è il mese dei conti e di conseguenza, delle chiusure, ne sanno qualcosa i commercialisti: mai intaccare il nuovo anno fiscale (solare andava bene nella cultura bucolica!).
Diminuiscono le entrate e i blogger hanno la conferma dell’entrata di meno commenti, meno contatti. Aumentano però i social network; mi ricordo che fino a un 10 anni fa la domanda che ricorreva tra i giovani (anche non giovanissimi) era: “quale locale frequenti?”, “il giovedì sera è meglio l’altro locale?”; ora sento chiedere: “sei su pinterest?, il tuo profilo Fb? E Google+? e su Instagram ti ci trovo?" No, non mi ci trovi, mi trovi qui, sempre in modo precario, come dovunque.