Il Papa è volato via. Anche lui!


Il mese di Marzo, mese pazzerello, comincerà senza un Governo, senza un Papa; una nazione senza un Governo - più o meno -  che contiene uno Stato (il Vaticano) senza il Papa. Due scatole vuote da riempire. Di cosa?
Oggi, guardando il Papa volare via in elicottero ho invidiato i Cattolici, avrei voluto essere credente, essere lì, nel centro di Roma e sentire lo scampanio di tutti i campanili di Roma. Dev’essere stato emozionante sentire il brivido dell'addio insieme al brivido del suono delle campane e il vibrare dell'elicottero. Avere un rappresentante della tua fede che se ne va, ma vivo non come fosse il suo funerale. Ma vola via anche lui, qui non attecchisce più niente. La Fede non regge, la Fiducia, sua stretta sorella, si è persa da tempo.
Il Papa mistico, teologo, un Papa che forse ci credeva a quello che stava predicando, circondato, chissà, da troppe cose che non corrispondevano a questa sua fede. Se ne è andato, forse a difendere quella fede in cui crede;  è volato portandosi via verità e segreti.
No, in realtà, non sono due scatole vuote da riempire, sono due scatole già piene: di intrighi, misteri, non verità, occultamenti di verità. E chi sa e crede vola via.

Un interessante post di TheObsidianMirror: Il dilemma di Benedetto XVI

Nuove ossessioni


Il sole era tramontato all’improvviso. Intorno un buio denso, privo di ombre.
Si sentivano solo i rumori che in realtà non erano rumori, ma vibrazioni, movimenti dell’aria, piuttosto.
Se queste vibrazioni fossero state in un castello, sarebbero state il respiro del fantasma, ovvero il respiro del castello, ma non era un castello il luogo di tale e profonda oscurità. Tutto era ermetico ai sensi, tranne che all’udito e quello che le orecchie recepivano erano solo queste lievi vibrazioni provenienti chissà da dove.
Il buio rendeva più nitidi i suoni ma la paura impediva di tendere l’orecchio per capirne l’origine.
Anche il tatto prese vita, ma ciò che era sensibile al tatto erano soltanto delle gambe, delle braccia, un viso, dei capelli e quelle orecchie che sole tastavano il buio. Non sapeva cosa chiedersi, cosa rispondersi, ma era certo che qualcosa stava accadendo. Quando toccò i piedi, sospesi in aria al di sopra della testa, si spaventò: lui era il mostro, e suoi erano i respiri, le vibrazioni ? All’improvviso anche il senso della voce si destò, cominciò ad urlare. Si sentì sbattere una porta, passi che correvano, una fiammata di luce illuminò la stanza. Era la sua prima notte nella culla. 

...in un mondo che sa tutto...

Sarà che è morto un mese prima che io nascessi, sarà perché la sua morte è circondata di mistero, sarà perché uscire dal palco e poi suicidarsi è una nota stonata che vibrerà per sempre...sarà perché non si può sempre sapere il perché, però Luigi Tenco mi è sempre piaciuto. Di Ciao Amore Ciao, mi sono sempre piaciute le due frasi da perdente: E poi mille strade grigie come il fumo, in un mondo di luci sentirsi nessuno...e l'altra: Non saper fare niente in un mondo che sa tutto... Come è attuale tutto questo. O forse il sentimento del fallimento è insito in ciascun uomo e gli artisti lo buttano fuori in faccia al mondo fatto di mille strade grige come il fumo, in faccia a quel mondo che sa tutto e ti fa sentire nessuno. Questa canzone non è la mia preferita, però cantata da Mengoni, mi si è risvegliata dentro.


La mia preferita è Vedrai,vedrai




17 febbraio, festa del gatto. La "gattara" Anna Magnani

"Chi ammiro io? Vuole dei nomi? No, è meglio che le dica che cosa ammiro. Io rispetto il talento, il vero talento che è tutto il contrario dei bluff; la fedeltà, la vera fedeltà che è tutto il contrario dell’amicizia superficiale e passeggera; e la sincerità, persino la crudele sincerità che è tutto il contrario dell’ipocrisia. Ecco che cosa ammiro io ". (Anna Magnani)
Chi pensa e cerca tutto ciò, alla fine trova un gatto.
Spesso ripeteva: “Io e la gente ci capiamo pochino, alle feste preferisco la solitudine, per riempirmi la serata bastano due gatti che giocano sul tappeto”. Oltre ad averli in casa, Anna Magnani era anche una gattara, spesso portava cibo ai gatti della Colonia di Largo Argentina a Roma. Proprio a largo Argentina, quando furono riportati alla luce i ruderi dell’area sacra, i gatti cominciarono a rifugiarsi grazie al fatto che gli scavi erano più sicuri della strade permettevano di nascondersi; divenne così, l’antico luogo sacro il rifugio di gatti randagi o abbandonati; ovviamente i gatti sanno di essere sacri fin dai tempi degli antichi Egizi e scelsero quel luogo non certo a caso!
Molti gatti venivano però anche abbandonati di proposito dai loro proprietari, consapevoli che le “gattare” li avrebbero accuditi.

San Faustino, la festa dei single


Correva voce, anni fa, che oggi fosse (e sia) la festa di San Faustino, e in senso più lato la festa dei single. E’ evidente che dal punto di vista economico non contiamo niente. Non facciamo cene romantiche, viaggi in posti romantici, non ci auto regaliamo fiori o regali di vario genere. Un diamante è per sempre sarebbe come dire: per sempre single? Meglio evitare. Nemmeno al supermercato si trovano confezioni di alimenti in offerta per single (però per i gatti sì). Biscotti, carne, pasta, tutto è in offerta formato famiglia; le poche cose in monodose costano di più. Le confezioni monodose, comunque, mettono tristezza anche a noi single. Ecco, così, che compriamo le confezioni famiglia, quello in più si surgela. Petti di pollo inondano il freezer (noi single non abbiamo un congelatore capiente); sacchi di biscotti chiedono di essere trasformati in base per dolci; il “prendi 3 paghi 2” ci mette in crisi se abbiamo un appartamento piccolo, però ci attira, lo lasciamo lì sullo scaffale guardandolo “non posso portarti con me” con nostalgia…forse un giorno. Camere di albergo e dovunque si dorma o si sosti, per un single è aumentato dal supplemento single, si paga per chi non c’è ma sarebbe meglio (almeno per convenienza economica) che ci fosse, ci fanno intendere alle reception. Supplemento uguale multa o  tassa o rimprovero.
L’immagine che i media danno dei single è quella di esseri umani sempre allegri, nei locali a ballare, in viaggio, nei locali a bere: credetemi io non passo la giornata con il bicchiere in mano, sarei alcolizzata o forse, mi trovereste su una panchina. Però c’è un bicchiere di cui apprezzo anche un’offerta 3x2 o 4x3 e via crescendo, eccolo, il vero amico dei single:

Per San Valentino, un diamante è per sempre; ma per San Faustino
va bene anche qualcosa che finisca sotto i tuoi occhi, cucchiaiata dopo cucchiaiata

This is my Boomstick Award


Ringrazio Valentina Bertani di My Web Diary  e Max Citi di Fronte&Retro che, quasi in contemporanea, mi hanno assegnato il This is My Boomstick Award. Detto tra noi, ho la sensazione che abbiano intuito la mia pigrizia nel rispondere ai meme e quindi devono aver pensato che questo premio, che non prevede di rispondere e fare domande, fosse adatto a me…grazie!! 
Ecco la motivazione di Valentina: Marcella Andreini di Kokoro, perché adora i gatti e propone delle belle riflessioni sulle fiabe nell'altro suo blog, Fiabe in analisi.
E La motivazione di Max Citi: Ecco un blog che non posso fare a meno di andare a leggere quotidianamente, ogni volta incuriosito da un tema o da un argomento inatteso, curioso, stimolante. Vai così, Marcella.

Ed ora, le regole.
3 regole, di cui la prima, ci scuote gli animi!
Regola n° 1: i premiati sono 7, non uno di più ne uno di meno. E nessuna menzione d'onore.

Regola n° 2: il post in cui viene presentato il premio non deve contenere giustificazioni di sorta dedicate agli esclusi.

Regola n° 3: I premi vanno motivati. Niente di estroso, ne lavori da dottorato. Solo un pretesto con cui far valere la nomination. 

I miei 7 blog scelti:
Al peggio non c’è mai fine, a differenza del titolo non è catastrofico, si occupa di fiabe sotto vari aspetti, in particolare dà molto spazio ai nuovi illustratori. 
Aulonia, perché è un po’ fiaba e un po’ magia, scrittura e colore. Aulonia è il blog della bambina-ragno.
Inside the Obsidian Mirror, è vero, entri in questo blog e ti getti dentro uno specchio fluido e navighi nei misteri, nelle curiosità, nella storia romanzata o non ufficiale; il tutto con un scrittura che coinvolge. 
Meridiani e Paralleli il suo meglio lo dà nella scrittura intimistica, spazia tra recensioni di libri e scrittura, come dice il titolo spazia tra meridiani e paralleli. 
Lyra Nerina di Talkin'bout revolution, perché saluta sempre all’inizio di un post e perché, letti i primi due post, ho pensato: però, cavolo! E chiunque mi faccia dire cavolo! di questi tempi merita un riconoscimento.
La fata centenaria tratta di fiabe e filosofia in modo professionale e originale che mi fa spesso pensare Perché io non c'ho pensato?! 
Fiabe di Calvino l’ho conosco da poche settimane, un blog dedicato a Calvino ma, soprattutto, realizzato dagli alunni di scuola media guidati dal loro insegnate, il prof. Luca. 

Avvertenza (l'ho copiata da Max Citi :)): ai sublimi vincitori andrà la gloria di poter vantarsi con il banner creato da Hell in persona. Tutti fortunati potranno citare altri 7 blogger (ma non è obbligatorio farlo) seguendo le regole sopracitate.

Giacomo Leopardi, un film!

La Commissione per la Cinematografia del Mibac (Ministero Beni e Attività Culturali), ha assegnato al regista Mario Martone un contributo di un milione e 250,000 euro per la realizzazione del film Il giovane favoloso, dedicato al poeta Giacomo Leopardi. Il commento di Martone: ”Leopardi e’ tutt’altro che triste”. Il set sarà, ovviamente Recanati, e le riprese dovrebbero iniziare nella prossima primavera. Martone si è già cimentato con l’opera di Giacomo Leopardi, portando, lo scorso anno nei teatri italiani,  l’adattamento teatrale delle Operette morali. 
Ma, secondo voi, vi parlo di qualcosa che ancora non esiste? Eh, no! Infatti questa notizia mi ha riportato alla mente (rimembro ancor…scusate, mi sto calando troppo nella parte) quando tanti anni fa, era il 1980, RAI 3 realizzò il film Idilio per la regia del poeta e regista Nelo Risi, mentre, Mattia Sbragia interpretava Giacomo Leopardi. Quello che meglio ricordo è che andò in onda a notte tarda, ma tanto tarda che forse il giorno dopo saltai la scuola (andavo alle scuole medie, e questo era allora il mio dilemma: tra due culture, la mia da appassionata autodidatta o quella della scuola? La mia, sostenendo che, in fondo, il Leopardi era un geniale autodidatta. Giustificata dallo stesso Leopardi, potevo stare a casa.). 
Non ricordando bene il film, ho trovato una sorta di recensione a firma di Matteo Veronesi: 
Anche il Risi poeta è tutto attraversato da echi leopardiani, oltre ad avere dedicato esplicitamente a Leopardi alcuni versi, come questi: «La vita ... / è la corrente che come passa si riduce / fino a estinguersi, nel nulla ‒ e qui ti seguo / signor conte». Ecco, forse la chiave, la nota essenziale e dominante del Risi poeta e cineasta (endiadi per “poeta del cinema”, si potrebbe dire) è proprio questa: da un lato la fantasmagoria della vita, di una vita tenacemente amata, còlta (anche attraverso la temporalità, l'onda continua eppure franta, della versificazione) nel suo fluire, nel suo cangiare, nel suo divenire incessante; dall'altro, la consapevolezza del nulla sotteso, leopardianamente, all'esistente, e in cui l'esistente tende, ed è anzi destinato, a confluire. (…)

La memoria storica, e di conseguenza la parola letteraria, si collocano, come nel Leopardi del Cantico del Gallo Silvestre, entro un orizzonte apocalittico, nel quale si congiungono, egualmente necessari, figli del medesimo ordine, principio e fine. «In definitiva è solo l'opera / che conta». Come in Mallarmé, tutto esiste per far capo a un libro ‒ o a una pellicola, che in fondo si snoda e si svolve come un volumen, è, in certo modo, un libro figurato, parlante colorato e mobile. Lo spirito s'infiamma, al pari dell'immagine che si accende dal buio, dal buio dello schermo o della sala, e fa nascere un mondo. La sua «forza primigenia» si alza in volo per «compiere il disegno ... / latente nella parola e nel suono e nel gesto / e nel segno». La lingua verbale, come il segno filmico (si ricordino le riflessioni di Pasolini sulle rispondenze, le affinità e le differenze dei due linguaggi e delle loro «articolazioni»), nasce da una profondità interiore, e anteriore, prende via via forma come ascendendo da un fondo oscuro. «Ha un suo disegno / l'opera». Un disegno che trascende l'esistenza individuale ‒ allo stesso modo che Leopardi seppe tradurre in pensiero e poesia, in pensiero poetante e poesia pensante, l'abisso del suo dolore. (di Matteo Veronesi)

E questo che segue è il film completo (62 min.)

Idillio,1980 - Regia di Nelo Risi

Canzone del capolinea (a Sanremo non la sentirete!)


Aspetto al capolinea del 28
in questo 26 d'agosto
sì ormai lo so: è il capolinea che mi uccide
perché qui ho tempo e ne approfitto
e in seconda persona mi chiedo:
<<Tu sei felice ?>>
Mi sembra di sì, lo sono felice
cammino, ci vedo, capisco quello che si dice;
certo non sono ancora lo spaventapasseri che avrei voluto essere
nel centro di un campo di girasoli
tutti rivolti verso lo stesso sole,
impalato, incappellato e un po’ impagliato
come a questo capolinea del 28
in questo 26 d'agosto
in cui ho tempo e ne approfitto
e in seconda persona mi chiedo:
<<Tu sei felice ?>>
Mi sembra di sì, lo sono felice
cammino, ci vedo, capisco quello che si dice;
certo non sono neanche un pennello entusiasta
tra le dita di Van Gogh
che dipinge questo campo con me nel mezzo,
me agitatore di corvi
e che dipinge questi girasoli di questo campo
al capolinea del 28
in questo 26 d'agosto
in cui ho tempo e ne approfitto
e in seconda persona mi chiedo:
<<Tu sei felice ?>>
Mi sembra di sì, lo sono felice
cammino, ci vedo, capisco quello che si dice;
certo non sono ancora un’opera appesa
ad una parete del Louvre
puntata da un mercante d'arte
tra una folla di turisti che mi osservano
e io stacco il chiodo e seguo il mio mercante ladro
per essere la complice del furto di me stessa
e via allontanarmi da questo capolinea del 28
in un 26 d'agosto
in cui ho tempo
e in seconda persona mi rispondo:
<<Sì, guarda come sei felice!>>



Curriculum vitae, storia di Lucio Lieto (ottava parte)

Domenica, giorno di festa, già giorno di festa per chi lavora, ma io sono disoccupato. Comunque la domenica mi piace perché gli altri non mi cercano, sono con le loro famiglie e te, ossia io che una famiglia non ce l’ho, ho la certezza che oggi non mi cercheranno. Le persone sono organizzate in famiglie e colleghi di lavoro. Io non rientro in queste organizzazioni. Miliardi di persone che sono riuscite a organizzarsi in sole due strutture: lavoro e famiglia. Certo è poco. E poi, come sono chiuse e gelose in queste loro due organizzazioni, saranno organizzazioni a delinquere? Un matrimonio sarà una sorta di colpo di Stato che quando uno ci riesce chiude le porte a tutto il mondo esterno, c’è l’embargo per gli altri; un single è una minaccia? A me single, quando mi cercano, mi cercano durante la settimana per qualche favore, con la scusa che sono solo, ho tempo  libero. E siccome è libero, gli altri me lo vogliono appaltare. Mi vogliono riempire o sottrarre il tempo. Riempire e sottrarre, riempire e svuotare…è questo che facciamo tra persone, un po’ ci riempiamo con amicizie blande, rapporti formali, chiacchiere per ingannare il tempo e tutto questo allo stesso tempo ci svuota. Tutto quello che facciamo “tanto per…” alla fine ci svuota. I miei genitori sono usciti per andare alla messa, più invecchiano e più ci vanno, credo che preghino soprattutto per me, pregano come fosse una supplica. Ce la faranno? Il mio nome, a lungo scritto su un curriculum sgualcito verrà, un giorno, inciso su un ex voto? Ah domenica lenta, quieta, moribonda domenica!
Ho trovato questo sito su cui sono riportati pensieri di giovani, sulla domenica.
Ah! quanti Lucio Lieto come me!
Link per leggere le frasi sulla domenica


Ex libris ... dai libri di ...

Fig. 1 Ex libris di Hans Jgler

Ex libris è il biglietto da visita che permette di riconosce il proprietario del libro, sia una singola persona che un ente o una biblioteca e così risalire, anche a posteriori, al primo proprietario. Se trattasi di una persone si può, tramite il suo ex libris capire anche quali fossero le sue passioni letterarie, la sua culturale e ricostruire o suoi studi.  A volte si tratta di una piccola etichetta rettangolare, ornata da figure; in alcuni casi può occupare un’intera pagina; possono essere presenti simboli, allegorie, a volte sono presenti degli aforismi che possono riferirsi al proprietario del libro, alla sua filosofia di vita, esprimere i suoi valori; a volte compare direttamente il nome e lo stemma araldico se si tratta di un libro appartenente ad un nobile. Viene applicata sulle prime pagine del libro, di solito nella parte interna della prima pagina di copertina.
Fig. 2
Ex libris di Aldo Manuzio
I primi ex libris sono stati realizzati a partire del XV secolo con l’invenzione della stampa e sono stati realizzati con diverse tecniche come la calcografia, la xilografia, l’acquaforte e la litografia. Man mano che le biblioteche personali si ampliavano e visto il considerevole valore dei singoli esemplari, i lettori incominciarono a inserire tra le prime pagine dei libri degli ex libris (questo volume proviene dalla biblioteca di…); soprattutto per quanto riguarda gli ex libris di biblioteche o enti di ricerca, la targhetta personalizzata è utile per combattere il furto del prezioso libro “questo libro appartiene alla Biblioteca tal di tali…” può essere un deterrente. 
L'ex libris di Francesco E. Beddard, naturalista.
E' stato realizzato da G.R. Halkett.
Rappresenta l’allegoria della ricerca nel
mondo delle Scienze Naturali
Possiamo trovare ex libri simili a semplici “timbri” ma anche realizzazioni grafiche ad opera di grandi artisti: notevoli gli ex libris incisi da  Albrecht Dürer, dopo di lui l’ex libris intraprenderà  il percorso più nobile della sua storia, coinvolgendo altri artisti come Cranach, Klee, Klimt, Matisse, Giacometti, Boccioni, Picasso. Il più antico (fig.1) risale al 1480 ca. ed è appartenuto ad Hans Jgler, cappellano della famiglia bavarese Von Shoenstett. E’ un ex libris dove è disegnato un porcospino sotto un ramoscello; Igel in tedesco vuol dire, appunto, porcospino, così il nome del proprietario Jgler, scritto in caratteri gotici, appare inserito in un cartiglio. Potremmo considerare come antenati degli ex libri alcune tavolette in argilla che riportano la dichiarazione di proprietà e la più antica in assoluto, nel II secolo a.C., è la placchetta in ceramica smaltata applicata ad una scatola contenente rotoli di papiro e sulla parte superiore si legge la sigla del possessore il faraone Amenofi III ed è conservata al British Museum. 

Aspettando Godot. Ma chi è Godot?


Samuel Beckett, genio del XX secolo, è insieme a Eugène Ionesco, Arthur Adamov e ad Harold Pinter il capostipite del genere teatrale e filosofico che Martin Esslin definì come "Teatro dell'assurdo". La sua opera più famosa è l’opera teatrale Aspettando Godot. Fu autore di saggi,  romanzi e di poesie e nel 1969  venne insignito del Premio Nobel per la letteratura "per la sua scrittura, che - nelle nuove forme per il romanzo ed il dramma - nell'abbandono dell'uomo moderno acquista la sua altezza”.  Un aneddoto del suo primo anno di vita, ricorda che il piccolo Samuel viene ritrovato privo di sensi in fondo alla scala che conduce al piano superiore della casa. Nessuno ha mai saputo spiegare come abbia fatto il piccolo Samuel a uscire dalla culla e arrivare fin lì; a quel momento incomprensibile vengono fatti risalire i suoi futuri segni di irrequietezza.

Nel primo atto due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Sono lì perché un certo Godot ha dato loro appuntamento. Il luogo e l’orario dell’appuntamento sono vaghi. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono che quando arriverà li porterà a casa sua, gli darà qualcosa di caldo da mangiare e li farà dormire all’asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo. Pozzo si ferma a parlare con Vladimiro ed Estragone. I due sono ora incuriositi dall’istrionismo del padrone, ora spaventati dalla miseria della condizione del servo. Lucky si rivela tuttavia una sorpresa quando inizia un delirante monologo erudito che culmina in una rovinosa zuffa tra i personaggi. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera. Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo, un giovane messaggero di Godot, il quale dice a Vladimiro e a Estragone che il signor Godot si scusa, ma che questa sera non può proprio venire. Arriverà però sicuramente domani. I due prendono in considerazione l’idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Il primo atto finisce qui.
(http://www.samuelbeckett.it/)

Samuel Beckett
Dublino, 13 aprile 1906 – Parigi, 22 dicembre 1989

Un caleidoscopio, per favore!



Le parole più frequenti degli ultimi mesi e che, probabilmente ci perseguiteranno ancora per anni, lasciano poco spazio a speranze, illusioni, sogni, allegria, ecc.
Accendi la televisione o il tg e senti solo: ALLARME, CRISI, EMERGENZA, PREOCCUPAZIONE…

Vedere tutto attraverso il caleidoscopio sarebbe una soluzione, nel caleidoscopio anche le immagini meno belle durano un attimo, basta ruotare il tubo e si hanno nuovo immagini sorprendenti, inaspettate e in quelle immagini cerchi di trovarne altre, come si fa quando si osservano le nuvole e vuoi vederci delle immagini che le nuvole non sanno di avere. Ci stanno togliendo il gioco delle nuvole.
Caleidoscopio, vuol dire “oggetto che permette di vedere forme belle”; il suo inventore, l’ingegnere scozzese David Brewster lo registrò come “macchina capace di produrre arte in modo automatico”, pensando cioè che le immagini prodotte dalle simmetrie specchianti potessero essere copiate e riprodotte per scopi decorativi in diversi campi industriali. In effetti, subito dopo la sua creazione, e nel periodo in cui si sviluppavano la grafica e il disegno industriali, il caleidoscopio fu utilizzato per ispirare i creatori di schemi decorativi e trame artistiche.
Da questo oggetto “creatore” fu colpito anche l’antropologo Claude Lévi-Strauss che vi associò il concetto di struttura, così fondamentale in tutta la sua opera, ossia: attraverso lo specchio della civilizzazione, e il movimento ad essa impresso dalla mano dell'uomo, il caos dei colori e delle forme variegate della natura, si trasforma nella struttura ordinata e simmetrica della cultura.
Camminare per strada con un caleidoscopio in tasca, pronti a portarlo davanti all'occhio e vedere "le belle forme"; spegnere tg e buttare i quotidiani e mettersi ad osservare le "belle forme" nel caleidoscopio e poi riportarle su un foglio bianco, avere così nuovi giornali, nuovi quotidiani dove prole come CRISI è variopinta come formata da un caleidoscopio.
Un caleidoscopio-stormo!