21 dicembre 2013

Solstizio d'inverno

All’alba di questo giorno, alba corrispondente alla latitudine di Newgrange nella magica terra di Irlanda, i raggi del sole saranno penetrati fino al cuore del grande cumulo circolare costruito con enormi massi murati a secco e ricoperti dalla terra, resa verde dall’erba; penetrati dall’apertura posta al di sopra della porta circondata da pietre incise con misteriose volute, percorrono le decine di metri del buio corridoio che dà accesso alle due camerette sepolcrali poste di lato, e colpiscono il piatto votivo posto tra due piccole camere funerarie senza luce; rompendo, e questa è l’unica occasione nel corso dell’anno intero, il buio profondo che domina quell’antico, sacro, sepolcro costruito con grande arte e sapienza più di 3000 anni fa.
Tomba a corridoio di Newgrange
All’alba del solstizio d’inverno il sole riprende così il sopravvento sull’oscurità; il dominio del buio viene interrotto e la luce ritrova la strada del sacro, rappresentato dal piatto votivo posto fra le due celle funerarie.
Colui che illumina il buio e rischiara il cielo,che in alto e in basso annienta il male (…)Tutti i principi si rallegrano nel contemplarti,tutti gli dei ti acclamano. (definizione del Sole da un antico testo babilonese)
Le celebrazioni della magia, della forza misterica di “colui che illumina il buio e rischiara il cielo” che riprende forza, hanno una datazione assai antica. Se ne hanno notizie fin dai tempi più remoti e gli stessi Sumeri celebravano il solstizio invernale, cantando un inno che narrava la nascita del mondo, la vittoria del Sole sulle Tenebre. Gli egizi celebravano Horus, mentre Mithra, nell’impero Mesopotamico dei Mitanni (siamo nella fase terminale dell’Età del Bronzo) era identificato colo Sole 1400 anni avanti Cristo e veniva festeggiato proprio in questi giorni di dicembre quando l’astro fulgente, dopo il massimo declino, aveva da poco ripreso la sua ascesa celeste. Il sacro giorno della rinascita del Dio Sole aveva valore magico, propiziatorio e simbolico, poiché la Stella Invitta rappresentava la luce da contrapporre alle tenebre. I Germani celebravano con la festa di Yule, la loro festa principale legata al culto di Odino la rinascita del Sole. Per i Celti il Solstizio d’inverno cadeva tra la lunazione di Dumannios (Tempo delle profonde tenebre) e Riuros (Tempo del Freddo) e le forze legate al ghiaccio e al gelo venivano considerate come generatrici di vita. La morte aveva la funzione di equilibratrice naturale, equilibratrice indispendabile per il ritorno alla vita. Il solstizio d’inverno era celebrato nell’antica Cina, a quanto abbiamo notizia, almeno dall’anno 2700 a.C. in quel giorno, che in lingua cinese si chiamava “zhi” di “dongzhi” (solstizio d’inverno) il Tempio del Cielo di Pechino era il luogo dove gli imperatori tenevano sacrifici al Cielo, dopo che sapienti che conoscevano l’astronomia avevano verificato l’evento.
Foto di Anthony Murphy

Più vicino a noi, nel tempo e nello spazio, gli antichi Romani celebravano questo momento simbolico del ciclo annuale con grandi festeggiamenti, i Saturnalia, dedicati al Sol Invictus, al Sole che non può essere vinto, così come il ciclo delle stagioni ribadisce, anno dopo anno; i Cristiani trasformarono questi giorni di magia e di mistero nei giorni della nascita di Gesù, colui che porta la Luce nel mondo, nascendo simbolicamente proprio al solstizio e aprendo per gli uomini – come si legge in un’antica invocazione egiziana – le porte del Cielo e quelle della Terra.

2 commenti:

  1. Senza parole...
    Fortemente interessante..grazie Marcella..scrivi ancora , ti prego!

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    1. Promesso, il tuo entusiasmo è un grande incentivo :)
      Grazie mille Nella !

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