19 settembre 2013

Dall'uva al torchio mistico

Mangiare e bere sono abitudini vitali, l’uva permette di soddisfare entrambe queste necessità. Il suo succo, tra l’altro, non è un semplice succo ma, fermentato, diventa vino, venerato da dio Dioniso, è una vera e propria bevanda importante nella vita liturgica quanto in quella profana. Da Dioniso fino all’altare cristiano dove il vino è il sangue di Cristo. Sangue di Cristo che troviamo nel sacro calice del Graal.
Dipinto bavarese fine XV
Sant’Agostino riprende l’immagine di Cristo simile a un grappolo d’uva della Terra promessa messo sotto il torchio da vino, prendendolo da una frase del Libro di Isaia: “ Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me. Li ho pigiati con sdegno. Il loro sangue è sprizzato sulle mie vesti e mi sono macchiato tutti gli abiti.”;  e da dal libro dei Numeri “Tagliarono un tralcio con un grappolo d'uva, che portarono in due con una stanga; nelle Esposizioni sui salmi di Sant'Agostino, il commento rivolto al salmo 55, 3-4 Mi calpestano sempre i miei nemici, molti sono quelli che mi combattono. / Nell'ora della paura io in te confido leggiamo: "... Perché è tenuto nel torchio il suo corpo, cioè la sua chiesa. Che significa " nel torchio" ? Nelle angustie. Ma ben fecondo è questo essere spremuti nel torchio. Finché è sulla vite, l'uva non subisce pressioni: appare intera, ma niente da essa scaturisce. La si mette nel torchio, la si calpesta e schiaccia; sembra subire un danno, invece questo danno la rende feconda, mentre al contrario, se le si volesse risparmiare ogni danno rimarrebbe sterile. Orbene tutti i santi che soffrono persecuzioni da parte di coloro che si sono allontanati dai santi, stiano attenti a questo salmo e vi riconoscano sé stessi ... Il primo grappolo d'uva schiacciato nel torchio è Cristo. Quando tale grappolo venne spremuto nella passione, ne è scaturito quel vino il cui calice inebriante quanto è eccellente!” 
La parola "vigna" appare 72 volte nella Bibbia, "uva" 40 volte, "vino" 205 volte e "vite" 52 volte; nel Nuovo Vangelo la figura di Gesù diventa anch'essa metafora. Egli stesso si paragona infatti ad una vite i cui tralci sono gli uomini:
Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Giovanni 15,1
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Giovanni 15,5
Il Cristo come emanazione divina ricorda a tutti che l'umanità vivrà nel benessere e nella gioia spirituale attraverso di lui:
Torchio mistico, di Ernst Van Schayck
Dimorate in me, ed io dimorerò in voi; siccome il tralcio non può portar frutto da sè stesso, se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me.(Giovanni 15:4).
Ecco quindi che pigiando l'uva, ossia Gesù, morto per redimere i peccati dell'umanità, ciò che si ottiene è il succo della conoscenza (il suo sangue) che suggella l'unione con il Divino. Non a caso nella religione cristiana il vino è una parte integrante e fondamentale nedi l rito dell'Eucarestia.
Da tutto questo nasce l’immagine del “torchio mistico” o "Cristo pigiatore" che troviamo spesso rappresentato nelle vetrate delle cattedrali, e nella pittura. In tale curiosa immagine simbolica Cristo è inginocchiato sotto il torchio con vicino una bacinella che servirà a raccogliere il suo sangue oppure, in alcune varianti, il sangue scorre già dentro le botti.
Altre volte la croce è stata trasformata in un torchio con il braccio verticale come una grosse vite lignea sottolineando così la presenza reale del Cristo nel vino dell’Eucarestia.
L'uva diventa così da nutrimento e bevanda, nutrimento spirituale, avendo assunto il ruolo di simbolo.





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