22 agosto 2013

Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, di Durer

Albrecht Dürer (Norimberga, 21 maggio 1471 – Norimberga, 6 aprile 1528) celebre e apprezzato al suo tempo come misterioso e ammirato è oggi. Secondo Erasmo da Rotterdam, Dürer era da ritenere superiore al mitico pittore greco Apelle.
L’apice della maestria di Dürer è  ritenuta quella raggiunta con tre incisioni (tra il 1513 e il 1514) denominate le “incisioni maestre”, Meisterstiche. Queste sono abitualmente considerate un trittico, anche se questa non sembra fosse l’intenzione di Dürer , Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, Melencolia I e San Gerolamo nello studio, tutte incisioni a bulino realizzate su lastra metallica. Il trittico è stato spesso interpretato (in particolare da F. Lippmann, 1893) come la rappresentazione delle virtù morali, intellettuali e teologiche. Certo è che questa di Lippmann è solo una delle tante possibili interpretazioni che si possono trovare nelle 3 opere. Per alcuni rappresenterebbero le tre forme di vita contemplate dalla Teologia: la Vita Attiva (che troviamo rappresentante Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo), la Vita Contemplativa (San Girolamo nello studio) e la Vita Spirituale (da La Melancholia I). 

Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo
Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo
L’opera è un’ incisione a bulino su lastra di rame. In basso a sinistra leggiamo il monogramma A.D. (Albrecht Dürer) con la data (1513).
Protagonista è la figura del cavaliere armato a cavallo in primo piano, segue la Morte, con una clessidra in mano, che cavalca un ronzino, e il Diavolo, dalle sembianze animalesche, armato di picca. 
Il Cavaliere prosegue, sapendo di avere come compagni la Morte e il Diavolo ma anche il cane fedele che, nel quadro, rappresenterebbe la fede religiosa che guida il cavaliere. Dove è diretto questo Cavaliere che procede senza indecisione, sicuro di sé (o della sua fede)? Sembra diretto nella cittadella che vediamo in alto al centro dell’opera.
E’ in posizione centrale, appunto, perfettamente visibile, ma solo apparentemente facile da raggiungere, come tutte le vette e le alte mete, il percorso è più arduo e in parte nascosto: non sappiamo come sia la strada che il Cavaliere sta per intraprendere appena svolterà a destra; svolta che avverrà solo se riuscirà a sconfiggere ed oltrepassare la Morte e il Diavolo. Chi ha voluto dare un’interpretazione socio-politica ha identificato la cittadina con Norimberga, i sostenitori dell’interpretazione cristiana l’hanno identificato con Gerusalemme, meta ultima del vero cavaliere cristiano.
Da notare il volto del Cavaliere: impassibile, sicuro, fiero che contrasta con i volti trasfigurati e anche stravolti della Morte e del Diavolo; anche il muso del cane è fiero e sicuro del viaggio che sta percorrendo, entrambi seguono una meta, un ideale. Il Cavaliere è qui l’Uomo armonico ed equilibrato che, come gli antichi cavalieri, aspira a realizzare l’ideale di se stesso, percorrendo questo mondo affrontandone i rischi e i pericoli e, vincendoli, acquistare forza e consapevolezza.
Tale ipotesi è rafforzata – come per contrasto – dallo sfondo. “Se si cancellasse lo sfondo” scrive Panofsky “l’incisione di Dürer sembrerebbe una fredda e scolastica imitazione di una statua equestre alla maniera di Pollaiolo, Verrocchio e Leonardo da Vinci”. Già! Forse perché questo cavaliere è già un capolavoro, un monumento di se stesso e a se stesso. La Morte, è raffigurata come un cadavere (non ancora scheletro) ciò è evidente nella testa che non è il teschio con cui spesso viene raffigurata la morte, ma è un volto da cui manca già il naso, ha però gli occhi, necessari per fissare e “catturare” il Cavaliere, un teschio senza occhi perderebbe la funzione di catturare o ammaliare con lo sguardo; porta una corona – simbolo della vittoria della morte sulla vita, ma la corona è attorcigliata da serpi, simboli di morte ma anche di rinascita e metamorfosi. Essa mostra all’impassibile Cavaliere, la clessidra simbolo dello scorrere del tempo, sabbia che scorre inesorabilmente.
Anche il Diavolo si presenta in una particolare forma simbolica. 
È un misto di elementi animali dove il lupo, il caprone, il maiale si fondono insieme, come a testimoniare che nel diavolo si manifesta la natura animale dell’uomo guidata e sopraffatta dall’istinto distruttivo; il Diavolo rappresenterebbe quindi una morte interiore dell’animo umano. 
Il Cavaliere guarda lontano, incurante della solitudine, incurante della morte, del diavolo, accompagnato da un cane che, insieme alla fedeltà, simboleggia zelo, sapere e ragionamento, tutte virtù rafforzate dall’immagine della salamandra che per la sua caratteristica di uscire indenne dalle fiamme del fuoco, rappresenta la capacità di uscire indenni dai vizi, dalle tentazione del Diavolo. 
Il Cavaliere è portatore anche di altri valori: quelli che simbolicamente rappresentano il cavallo, come la vitalità, la forza, l’abilità, il valore uniti al desiderio, alla sfrenatezza e alla passione. In questa opera, probabilmente Dürer si è ispirato alla mitologia nordica in cui il cavallo è associato al sole: considerato l’espressione di virtù spirituali e guerriere, segnate dalla luce. Questa luce condurrà il Cavaliere alla cittadella sulla rocca che, posta su uno sfondo luminoso, si intravede tra il paesaggio brullo e inospitale.

4 commenti:

  1. Le tue spiegazioni sono sempre interessantissime. Riusciresti a farmi appassionare a qualsiasi cosa.

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  2. La Morte così rappresentata mette davvero i brividi. Come sempre hai saputo fare una bellissima analisi, davvero affascinante..

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