4 agosto 2013

7 anni di studio matto e disperatissimo...

“7 anni di studio matto e disperatissimo” così il Leopardi descriveva il periodo tra l'adolescenza e la giovinezza trascorso completamente nell'isolamento della biblioteca paterna e dedicato esclusivamente allo studio. E, oggi, questo sembra sia stato il lasso di tempo che hanno impiegato traduttori professionisti inglesi ed americani che hanno lavorato alla prima traduzione in inglese dello Zibaldone di Leopardi. La squadra è stata coordinata da Michael Caesar (University of Birmingham) e Franco D’Intino (Università di Roma La Sapienza), sotto gli auspici del Centro Nazionale di Studi Leopardiani (Cnsl) di Recanati, del Leopardi Centre di Birmingham e dell’Arts and Humanities Research Council. Ma qual'è la storia editoriale dello Zibaldone?
Uno degli indici scritti da Giacomo Leopardi
Dopo la morte del poeta (nel 1837) il manoscritto era rimasto all’amico Antonio Ranieri il quale lo tenne per oltre cinquant'anni, lasciandolo in un baule a sua volta finito in eredità a due donne di servizio. Dopo la morte di Ranieri e un processo per stabilirne la proprietà, gli studiosi poterono finalmente avere accesso all'autografo che è oggi conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, si presenta in quaderni cuciti insieme di 4526 pagine in 6 volumi. Nel 1898 ebbe inizio la stampa dello Zibaldone a cura di una commissione presieduta da Giosuè Carducci; fu pubblicata in 7 volumi con il titolo di Pensieri di varia filosofia e dei bella letteratura di G. Leopardi che è uno dei vari titoli che Leopardi utilizzò per uno dei suoi indici. Sarà nell’edizione Flora che il titolo sarà Zibaldone. Leopardi in tutti i suoi scritti, riferendosi a questa opera, parlerà sempre di “I miei pensieri” e userà il titolo di Zibaldone solo nel 1827 quando ne compilerà l’indice, e probabilmente per evitare di confondere questa opera con i Pensieri (i centoundici pensieri) che già erano concepiti in questo periodo.
Nelle intenzioni del Leopardi, comunque, lo Zibaldone non era destinato alla pubblicazione, il carteggio veniva scherzosamente chiamato dal suo autore “immenso scartafaccio” scritto “a penna corrente”.

6 commenti:

  1. Lieta che il mondo anglofono possa leggere i pensieri del caro Giacomo (è uno dei miei letterati preferiti!)

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  2. Anche il mio, a volte sono tentata di aprire un intero blog solo per lui!

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    1. Mi piacciono molto i tuoi post su Leopardi...
      Mi dispiace però quando un testo privato viene pubblicato. Io non ho mai letto lo Zibaldone come non ho mai letto tanti testi che non erano destinati alla lettura pubblica. Mi sembra sempre di fare un po' un torto all'autore. Idea mia, ovviamente, però se un giorno qualcuno pubblicasse un mio diario privato (non ce l'ho, quindi non corro rischi!) mi darebbe fastidio.

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    2. Ah, ah!!non ne dubitavo! Dato che anche te stai per inaugurare il tuo secondo blog, magari il terzo lo facciamo insieme per Giacomino!

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    3. A me, invece, piace tanto leggere gli epistolari, è un modo per entrare più in intimità con l'autore, capirlo e sentirlo...sono troppo curiosa? :)

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