10 giugno 2013

Buona Fortuna!

Tiche, dea greca della fortuna e del destino; ha una
cornucopia ed in 
braccio il piccolo Pluto dio della
 ricchezza che da principio distribuiva 
ricchezze ai più
meritevoli, poi reso cieco da Zeus, invidioso degli uomini 
saggi ed onesti, iniziò a distribuirle a caso.
Tiche, dea della fortuna e del caso e in epoca ellenistica protettrice dello Stato. I romani la identificarono con la dea Fortuna, raffigurata con una corona turrita e una cornucopia o il Dio Pluto in braccio. Durante il Medioevo è rappresenta con la cornucopia, il corno che distribuisce abbondanza e con un timone poiché: "è lei che pilota la vita degli uomini" a volte è bendata. Severino Boezio, nel De Consolazione philosophiae paragona la Fortuna ad una ruota – forse per la somiglianza con il timone - che fa girare la vita degli uomini, sostenendo che il trovarsi in una situazione favorevole oppure sfavorevole dipende dal fatto che la Fortuna, filosoficamente, rimanda alla casualità, a quel qualcosa contro cui la volontà umana nulla può fare.
Ancora oggi nei detti popolari si dice che la Fortuna è una ruota che gira. Il simbolo venne poi cristianizzato e nel Medioevo la sua rappresentazione fu presente in miniature e in architettura nei rosoni delle chiese. La Ruota della Fortuna costituisce uno dei ventidue Arcani Maggiori dei Tarocchi, contrassegnato dal numero romano X.

La dea romana Fortuna era una divinità forse precedente alla fondazione di Roma, anche se i romani ne attribuivano l'introduzione del culto a Servio Tullio, il re che più, fra tutti, fu favorito dalla Fortuna, e forse effettivamente introdusse il culto già esistente di una Dea Italica. Servio Tullio dedicò ben 26 templi nell'Urbe alla Dea Fortuna, ciascuno con un diverso attributo della Dea. Si racconta anche che ella lo amasse, nonostante egli fosse un essere mortale e che entrasse a casa sua attraverso una finestra.
La ruota della Fortuna in una miniatura nel
De Consolazione philosophiae di Boezio
Attribuzione - Non commerciale – 
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Per Dante è un’intelligenza divina
Virgilio nel Canto VII dell'Inferno, descrive la Fortuna come un'intelligenza angelica che Dio ha posto al governo dei beni terreni, per cui essa dà e toglie in base al giudizio divino, non comprensibile agli uomini ma rispondente ad una logica superiore. Tutto, quindi, risponde a un disegno della Provvidenza che può esserci incomprensibile all’Uomo, ma non per questo è inesistente. 
Per Boccaccio è casualità
Per Boccaccio, invece, la Fortuna è il caso che agisce in modo capriccioso e imprevedibile e nulla ha a che fare col volere di Dio o con i suoi disegni provvidenziali: la sua concezione si richiama a quella della Tyche classica, quindi dell'imprevisto che giunge inaspettato a sconvolgere i progetti degli uomini e li ostacola in quello che potremmo definire il perseguimento dei propri fini e della felicità. Da qui l’importanza che per Boccaccio ha l’ingegno, di cui i personaggi del Decameron, sono spesso dotati tanto da capovolgere situazioni negative.
Per il Machiavelli
Nel Principe la fortuna domina non più di metà delle azioni umane, mentre per l'altra parte gli uomini possono prevenirne le difficoltà usando l'industria, ovvero tutte quelle doti che spesso sono celebrate dallo stesso Boccaccio nel Decameron.

3 commenti:

  1. la fortuna la si ha o la si crea? molti si chiesero che origine abbia la fortuna tanto che dissero che ci sono due tipi di fortuna: quella che si ha e quella che si crea. Poi non mi ricordo dove, lessi che la fortuna è saper giocare bene le proprie carte. Puoi avere le carte migliori, ma se non le sai giocare bene non ti saranno molto d'aiuto così come puoi avere delle carte non ottime, ma riuscire a condurre il gioco.

    ovviamente parlando di fortuna credo che non si possa citare il mitico, in tutti i senti, canto di Carmina Burana:
    http://www.youtube.com/watch?v=MM0ycay0crg

    ed ecco una poesia di Matteo Maria Boiardo tratta dall'Orlando innamorato:
    Tutte le cose sotto della luna,
    l'alta ricchezza e i regni della terra
    sono sottoposti a voglia di fortuna
    lei la porta apre d'improvviso e serra
    E quando più par bianca divien bruna,
    ma più se mostra a caso della guerra
    instabile, voltante, roinosa,
    è più fallace che alcuna altra cosa.

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  2. La rappresentazione come una ruota mi ricorda una rappresentazione teatrale dei Carmina Burana che avevo trovato su youtube. Molto suggestiva.

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    1. @AlmaCattleya @Salomon Xeno
      Grazie ad entrambi, vado a vedere su youtube :)

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