20 aprile 2013

Affacciati al balcone!


Il balcone, ossia un modo per non mischiarsi del tutto in mezzo alla folla; le spalle rimangono rivolte e coperte dall’interno mentre ci si sporge con la parte frontale del corpo verso l’esterno. Fa parte di quei simboli che condividono delle caratteristiche con la soglia o con il ponte: come su una soglia ci si può sostare e, come il ponte, fa da legame tra un punto (l’edificio) e un altro punto (l’esterno). Può ricordare anche la torre per la sua altezza che permette di stare al di sopra della folla, dominarla, osservarla nella sua interezza e non nel dettaglio. Per i politici, il Papa, i reali permette una comunicazione o un saluto veloce alla folla; la conferma che il Papa o il Reale è salito al potere si ha non appena li vediamo affacciarsi al balcone. 
E chissà se Giulietta, dal balcone, era dominante su Romeo? Forse, ma in questo caso il balcone è simbolo anche di attesa, di speranza; anche in base all’interpretazione dei sogni, il balcone indica questa attesa. E in fondo, Gulietta sognava.

Nel dipinto di Goya, Majas al balcone, sono rappresentate due majas, mentre alle loro spalle, nascosti dall’oscurità, compaiono due figure maschili. Maja è traducibile con giovane spagnola bella e provocante; l'aristocrazia spagnola del XIX secolo, in particolare le nobildonne, amavano travestirsi da majas; nel quadro di Goya, però le majas sono rappresentate come belle popolane al balcone. Secondo Janis Tomlinson, lo stare al balcone, rivolgendo lo sguardo alla strada, era tipico delle majas prostitute.

Francisco Goya, Majas al balcone (1808-1814) 
Per Eugenio Montale il balcone sembra l’ennesima ricerca di dare un senso alla vita, ricerca travagliata e spesso non proficua. Qui la figura femminile (Anna degli Uberti, ispiratrice di molte poesie di Montale) viene vista come portatrice di una verità che il poeta non sa raggiungere, la salvezza da una vita senza senso. Anna degli Uberti è l'unica che può scorgere la vita che dà "barlumi", ossia momenti magici della vita in cui l'esistenza appare dotata di senso e di significato e non soltanto un insensato susseguirsi di giorni sempre uguali, dominati dalla noia. La finestra che non s'illumina è la memoria del poeta, che ripercorre gli istanti vissuti con Anna ormai morta.

Il balcone 
di Eugenio Montale 

Pareva facile giuoco 
mutare in nulla lo spazio 
che m'era aperto, in un tedio 
malcerto il certo tuo fuoco. 
Ora a quel vuoto ho congiunto 
ogni mio tardo motivo, 
sull'arduo nulla si spunta 
l'ansia di attenderti vivo. 
La vita che dà barlumi 
è quella che sola tu scorgi. 
A lei ti sporgi da questa 
finestra che non s'illumina.

E poi c'è l'inchino, dal balcone, di Maria Antonietta, dal film La Rivoluzione francese (1989)


2 commenti:

  1. Molto interessante questa riflessione sul balcone.
    Anch'io l'ho sempre visto come un modo per osservare da lontano, per non immergersi del tutto in ciò che si osserva. Una volta avevo scritto perfino un tema sull'argomento.

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    1. Ho notato che spesso facciamo delle riflessioni comuni; potresti rispolverare il tema e fare anche te u post!

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