1 marzo 2013

L'artista è inutile

L’artista si nutre di difetti e forse in un artista non esistono né pregi né difetti, la dimensione dell’arte è già di per sé pregio e difetto. Credo che l’arte nasca dal difetto se intendiamo la parola difetto come sinonimo di mancanza; l’artista sente la mancanza della vera amicizia, la mancanza del vero amore, la mancanza del senso delle giornate e di tutta la vita, la mancanza di un altro individuo che condivida i propri pensieri; tutta questa mancanza svanisce quando lavori alla tua opera, se verso il mondo esteriore l’artista sente il difetto nel mondo interiore quando è sulla tela, su un foglio bianco, sente la perfezione, l’equilibrio, la felicità, la realizzazione dell’ideale di sé stesso. In fondo tutto ciò che comunemente viene definito difetto spesso dà spessore all’arte, per esempio il temperamento violento fa sì che una pennellata sia in un determinato modo che la rende espressivamente unica, correggere questo presunto difetto del carattere dell’artista significa togliergli un aspetto della sua opera, una vera e propria menomazione. Se vogliamo l’artista è allo stesso tempo pregio e difetto e il risultato di questo matrimonio lo si vede nella sua opera. Magari sottoforma di luce. Tutta la vita, il percorso di un artista è la continua ricerca della luce, quelli veri l’hanno trovata: Caravaggio non avrebbe dipinto capolavori se non avesse dosato luce ed ombre; Michelangelo non avrebbe scolpito capolavori come il Mosè o la Pietà ma solo delle statuette se non fosse riuscito togliere dal pezzo di marmo le ombre e le luci. Anche la scrittura è un nascondere e un mettere in evidenza. Luci ed ombre
Artisti che ricreano il mondo; le stelle non sono più come prima da quando le ha dipinte Van Gogh; la luna è un’altra da quando l’ha guardata il Leopardi; la guerra sembra un sentimento sotto la penna di Ungaretti; e il tempo, eccolo lì, fermo in un quadro di Dalì.
Altro mio post: Benedetta tristezza

6 commenti:

  1. mi piace tantissimo questa tua riflessione sull'essere un artista, su che cosa fa un artista.
    per quanto mi riguarda l'artista si sente in difetto senza la sua arte.
    per esempio: è da un po' che non salgo sul palco, che non recito e ne sento la mancanza. non per egocentrismo, ma mi sento viva sul palco. sento che lì sono a posto col mondo.
    poi a volte ci sono momenti del no, per oggi no. ma sono momenti.
    quando l'arte chiama...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Come ti capisco. L'artista, secondo me, può avere un vero dialogo solo con se stesso e la sua arte; in altri ambiti questo dialogo ce lo ha sminuito (spesso non lo ha); l'artista può capire gli altri (i loro stti d'animo, pensieri)ma gli altri non capiscono l'artista, anche perchè l'artista non ha paura di perdere la propria identità, anzi, gli altri invece sono molto affezionati al loro ruolo. Mi fermo, non vorrei fare un trattato:)

      Elimina
  2. P.S.: il titolo l'hai preso da un aforisma di Wilde, vero?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Wilde?! No è mio è lui che mi ha copiato! A parte gli scherzi, non sapevo della frase; ho visto quella "tutta l'arte è inutile", forse ti riferisci a quella, però no, ripeto è lui che copia!!

      Elimina
  3. Si capisce così, perché la città degli estremi, Napoli, sia anche la città dell'arte. Da qui si possono giustificare i mille e più Watt dei cattivi amplificatori metal, l'assenzio per i Poeti maledetti. La mancanza che ci rende completi; (così come) il volerci limitare ad un solo campo del sapere è proprio la scelta che ci può avvicinare al diventare il più esperti possibile in tale campo. La prova più difficile, l'amore più grande. Si pensi anche ad un mare senza sabbia, se esiste.

    Grazie e complimenti.

    Dampop

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Belle ed interessanti riflessioni! Grazie a te :)

      Elimina