23 gennaio 2013

Solo come un cuore

Affascinante sentire battere un organo nel petto bum…bum…bum…così, da solo, autonomamente senza un meccanismo che gli dia il via, né il sonno né la veglia che lo fermano; ma allo stesso tempo, pur autonomo, spinto ad accelerare da emozioni di gioia come da quelle di paura; è da qui, probabilmente da questo suo essere un “meccanismo” regolare che all’improvviso comincia a correre, che deriva l’interesse che sempre ha suscitato nell’essere umano. Ben presto l’uomo venne a conoscenza che il cuore non era una sua esclusiva, lo avevano anche gli animali di cui l’uomo si nutriva e che uccideva colpendoli al cuore, il punto vitale per eccellenza.
Il cuore per secoli è stato visto come organo “vivo e vitale” e di conseguenza “pensante”, sede dell’intelligenza, dell’intelletto. Già gli antichi studiosi della Mesopotamia lo ritenevano la sede dell’intelletto mentre, nel sangue, vedevano l’essenza della vita; al fegato, invece, attribuivano quelle caratteristiche che in seguito saranno accertate essere del cuore, ossia organo centrale della circolazione.
“Il cuore è una massa di carne origine della vita e centro del sistema vascolare…attraverso le pulsazioni il cuore parla ai vasi ed alle membra del corpo” così lo si descrive nel “Il segreto del medico: conoscenza del cuore” trattato che fa parte del papiro egizio di Erbes.
Per gli egizi, quindi, il cuore era considerato un organo essenziale per la vita, nonché sede dello spirito: pensavano che, dopo la morte, l’anima si presentasse di fronte ad Osiride e qui,  in un piatto della bilancia, veniva posta la piuma che rappresentava la dea della Giustizia e nell’altro il cuore del defunto: se i piatti rimanevano  in equilibrio, al defunto era concesso l’ingresso alla Duat, il Mondo Capovolto di cui Osiride è Signore, dove continua a vivere in eterno; se il peso del cuore, appesantito dal male e dalle colpe commesse,  fa scendere il piatto della bilancia il defunto era lasciato in preda a mostruose creature pronte a divorarlo. Aristotele lo descrisse come un organo caldo, centro della vitalità del corpo sede dell’intelligenza, delle emozioni e delle sensazioni. Una sorta di motore dell’Uomo come il Sole, a cui viene ben presto associato, è motore del Mondo.
Proclo si rivolge al Sole ne L’Inno al Sole:
“Occupando al di sopra dell’etere il trono di mezzo, e avendo per faccia un cerchio sfolgorante che è il Cuore del Mondo, tu riempi tutto di una provvidenza in grado di risvegliare l’intelligenza”.
Plutarco invece scrive: “ il Sole con la forza di un cuore, sparge e diffonde da sé il calore e la luce, come se fossero il sangue e il soffio”.
Nutrirsi del cuore, mangiare il cuore del nemico (o di un animale cacciato) era una pratica diffusa fin dai primordi della civiltà e che si è protratta fino ad oggi in alcune culture. Nutrirsi del cuore di un animale feroce o di un nemico significa assimilare la sua forza vitale, far sì che quella forza entri a far parte del corpo del cacciatore, nutrendolo.
Nel Decamerone di Boccaccio viene riportata la vicenda del trovatore Guillem de Cabestaing. Guillem, come racconta la novella, era innamorato di Soremonda, moglie del signore di Rossiglione; questi, geloso, uccide il trovatore, gli strappa il cuore, lo fa cuocere e lo dà da mangiare alla moglie ignara. Rivelatole ciò che ella aveva appena mangiato, Soremonda si getta da una finestra e muore. Venuto a conoscenza del fatto, il re d'Aragona getta in prigione il marito e riunisce i due amanti in un sarcofago su cui farà scolpire la loro storia, la storia di due cuori.

3 commenti:

  1. Mi viene in mente una canzone di De andare' " Un uomo onesto, un uomo probo". Forse risaliva ad una ballata francese, in cui una lei cattivissima, chiede all' innamorato, come prova d' amore di portafogli il cuore della madre, nella versione di De andre' di tagliarsi le vene. Il cuore di mio padre si è' lacerato due volte e la terza ha lasciato che la vita scorresse via. Alberga nel mio. Il cuore in lotta con la ragione, il cuore duella con la mente.
    Eterno combattimento.
    Dove risiede la vita?
    Bah...
    Raffaella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse una parte del proprio cuore si travasa nel cuore dei figli e la vita prosegue anche così, di cuore in cuore. Grazie Raffaella

      Elimina
  2. L'idea egizia del cuore che doveva pesare meno di una piuma mi ha sempre affascinata tantissimo. E poi gli egizi sono un popolo che io ho sempre amato molto studiare!

    RispondiElimina