Il volto di Cristo

Abgar riceve il Mandylion, icona,
X secolo, Sinai,
Monastero di Santa Caterina.

Le fonti iconografiche che riportano il volto di Gesù sono da sempre oggetto di studio: opere acheropite, che secondo la tradizione vengono considerate non opera dell'uomo ma il risultato di miracoli o dell'intervento di angeli. Fu soprattutto nel XV secolo che si diffuse presso gli artisti il bisogno di rappresentare il volto di Cristo, così come descritto nelle immagini acheropite o come alcuni avevano visto nella Veronica che, in occasione del Giubileo del 1300, fu per la prima volta, esposta ai fedeli; un velo con impresso il volto di Cristo: era adorato da migliaia di fedeli che raggiungevano Roma per pregare di fronte a quell’immagine che chissà da dove proveniva. Alcuni ritengono che sia la stessa Veronica che oggi si trova nel comune di Manoppello (Pescara), dopo aver peregrinato attraverso Roma, Costantinopoli ed Edessa. Altri studiosi hanno ipotizzato che la Veronica di Manoppello sia il Mandylion, il fazzoletto in cui Gesù avrebbe impresso il suo volto da mandare al re Abgar IV di Edessa, che, ammalato di lebbra, aveva invocato il suo aiuto. 
Successivamente, nel 1978, è stata avanzata l'ipotesi secondo cui il Mandylion coinciderebbe con la Sindone;  la tradizione distingue un Mandylion di Edessa dalla Veronica che oggi si conserva al Vaticano e che, sebbene il viaggio del Mandylion (Edessa, Costantinopoli, Roma) ricordi in parte il viaggio della Sacra Sindone, è certo che sono due oggetti ben distinti.
Conseguentemente alla mancanza di fonti biografiche certe, si ha uno straordinario numero di leggende, aneddoti e opere artistiche che tentano di riprodurre e dare suggerimenti su quale potesse essere l'aspetto fisico di Cristo; in tempi più moderni, si è tentato con l'aiuto della storiografia e di indagini scientifiche di ipotizzare particolari fisici del corpo di Cristo: notevoli i risultati della "lettura" attraverso la Sacra Sindone, il lenzuolo dove è rimasta impressa l'impronta del corpo di un uomo che alcuni hanno voluto identificare con Gesù, per la caratteristica di aver subito lo stesso tipo di morte: la crocifissione. 
Volto di Cristo coronato di spine opera di un allievo di Beato Angelico.
Nel XIII secolo, l'Europa venne a conoscenza della Sacra Sindone e questo contribuì alla diffusione iconografica del volto di Cristo rappresentato su un telo: alcuni artisti hanno cercato di riprodurre l'originale del Mandylion dipingendo direttamente su di un telo di lino il volto, come, a loro volta, opere posteriori al XIII riportano tentativi di riprodurre il corpo impresso sulla Sindone. 
 Il Redentore,1493, Andrea Mantegna.

Significativo a questo proposito è il dipinto Imago pietatis con Maria e Maria Maddalena del Maestro della Madonna Strauss che, datato intorno al 1400, rappresenta Gesù Cristo accolto dal pianto e dalle cure di Maria e Maria Maddalena, appena deposto dalla croce e al cui corpo è legato il telo in cui era stato avvolto dove è impressa l'immagine del suo volto, mentre sullo sfondo sono raffigurate le vicende della passione di Cristo a partire dal tradimento di Giuda. 

Imago pietatis, Maestro della Madonna Strauss
Ma la storia va avanti e continua a scolpire e tratteggiare sempre più in particolare il volto di Gesù fino a quando nella metà del XV secolo nasce la tradizione dello "Smeraldo", un cammeo che riproduce l'immagine di Cristo visto di profilo, diffusasi durante il Rinascimento europeo; riprodotto su fibbie e miniature, che ritraggono un profilo esile con capelli mossi che scendono fino alle spalle. 
Testa di Cristo coronato di spine, Guido Reni


9 commenti:

  1. Ecco un argomento che m'interessa sin da quando ho sentito parlare del Sudario di Oviedo.
    Spero che tu vorrai tornare su queste cose mi aiuteresti a comprendere quali sono e quante ne sono rimaste rintracciabili ai giorni nostri.
    Ciao.

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    1. Chissà che non riusciamo a inventarci un post a due mani (la butto là); comunque sì è un argomento su cui penso di ritornare. Grazie Nick!

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  2. Bellissimo post. Peccato che sia finito così presto, mi stavo appassionando. Soprassediamo sul fatto che i cattolici stiano in realtà osservando un ritratto di Jacques de Molay...

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    1. Sì, ho concluso il post con una brusca frenata, lo ammetto; il templare potrebbe essere uno spunto per continuare con un seguito a questo post...vediamo. :)

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  3. C'è un romanzo molto avventuroso sul recupero della Sindone, "I cavalieri che fecero l'impresa". Cito il libro perché il film, pur avendo lo stesso autore, l'ho trovato inferiore. Al di là dell'avventura (e della leggenda) non ho seguito con particolare attenzione le vicissitudini della reliquia o dei suoi simili. Non essendo credente, il dibattito mi appassiona fino a un certo punto. Ma la storia un pochino mi incuriosisce, per cui ti ringrazio per questo bel post!

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    1. Anch'io non sono credente però la figura di Gesù mi ha sempre incuriosito come mi interesserebbe fare un'analisi della Bibbia ma che non ho mai letto per intero (ho un po' di incoerenze!). Grazie, sono io che ti ringrazio perchè aggiungi sempre degli spunti su cui approfondire: terrò presente il romanzo che hai citato

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  4. Più che nelle rappresentazioni artistiche e nelle immagini stesse dei volti degli artisti che ritroviamo il volto di Gesù. E specialmente in Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, che avendo un genio, un’intelligenza simile a Gesù, gli erano somiglianti nel volto verso il termine della vita. Cfr. ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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    1. Il percorso del religioso e quello dell'artista hanno sicuramente dei punti d'incontro; il primo può appagarsi nel suo dio, il secondo nella sua opera, ma è solo una mia opinione momentanea: in futuro potrei cambiare idea, considerando quante "sorprese" riserva il riflettere su questo. Molto affascinante la tua analisi e grazie per la segnalazione, sicuramente cercherò il libro. Grazie a te.

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