I Proverbi Fiamminghi di Bruegel


Mi è sempre piaciuto viaggiare tra le scene dipinte nei quadri; guardare i personaggi, cercare di capire cosa stanno dicendo o cosa stanno guardando. Sanno di far parte di una scena comune o ciascuno vive per conto proprio? Ecco, Bruegel "racconta" molto, in questo dipinto I Proverbi Fiamminghi, ha dipinto, appunto alcuni proverbi della sua terra. Sembra che Bruegel si sia ispirato agli Adagia Collectanea, una raccolta di 800 proverbi, pubblicata nel 1500 da Erasmo da Rotterdam con l’intento di raccontare il filo sottile che distingue la saggezza dalla follia. Nel dipinto troviamo, invece, rappresentata la distinzione tra il peccato, rappresentato dal rosso e l’inganno e la follia, rappresentati dall’azzurro.
I Proverbi rappresentati nell'opera sono circa 118, io ho riportato solo quelli che trovano un corrispondente con i proverbi italiani.

I Proverbi Fiamminghi, Peter Bruegel il Vecchio, 1559 olio su tavola (117 x 163 cm)
Nel particolare della parte inferiore ho evidenziato12 proverbi, traducibili con altrettanti proverbi di nostra conoscenza.


Figura allegorica n°1: Mordere la Colonna ossia Praticare la religione con ipocrisia, corrisponde al nostro "Essere un baciapile".
Figura n°2: Portare con una mano e il fuoco e con l'altra l'acqua, corrisponde "Avere una doppia faccia".
Figura n°3: "Battere la testa contro il muro".
Figura n°4-5: Uno tosa una pecora, l'altro un maiale, "Avere il coltello dalla parte del manico".
Figura n° 6:  Riempire il pozzo quando il vitello è ormai annegato, "Chiudere la stalla dopo che sono fuggiti i buoi".
Figura n° 7: Mettere un manto azzurro sul marito, ossia rendere il marito visibile, "Mettere le corna al marito".
Figura n° 8: Far girare il mondo su un pollice, "Avere il mondo ai piedi".
Figura n° 9: "Mettere un bastone tra le ruote".
Figura n° 10: Chi rovescia la pappa non può raccoglierla, "Inutile piangere sul latte versato".
Figura n° 11: Avere difficoltà a passare tra un pane e l'altro, "Essere al verde".
Figura n° 12: Cercare l'accetta, "Arrampicarsi sugli specchi".

Altri proverbi nella parte rimanente del dipinto:
Figura n°  13  Attaccare una barba finta a Cristo, “Credere di farla franca”
Figura n°  14 Cadere nel canestro, "Cadere nel sacco"
Figura n°  15 Portare fuori il giorno in un canestro, "Menare il can per l’aia"
Figura n°  16 A che serve un bel piatto se non contiene niente? "Tanto fumo poco arrosto"
Figura n°  17 "Sedere sui carboni ardenti"
Figura n°  18 Agli sciocchi vanno sempre le carte migliori, "Piove sempre sul bagnato"
Figura n°  19 "Farsi menare per il naso"
Figura n°  20 Torni nel soffitto, "Anche le mura hanno orecchie"
Figura n°  21 Due matti sotto lo stesso cappuccio, "Essere culo e camicia"
Figura n°  22 "Pesce grande mangia pesce piccolo"
Figura n°  23 "Andare controcorrente"
Figura n°  24 Cadere da un bue su un asino, "Cadere dalla padella alla brace"
Figura n°  25 Cascare in due dallo stesso buco, "Essere culo e camicia"
Figura n°  26 Gettare i soldi nell’acqua, "Buttare i soldi dalla finestra"
Figura n°  27 Gli orsi selvatici preferiscono la loro compagnia, "Chi si assomiglia si piglia".
Figura n°  28 Mettere la scopa alla finestra, "Quando il gatto non c’è i topi ballano".
Figura n°  29 Chi mangia scintille caca fuoco, "Chi semina vento raccoglie tempesta"
Figura n°  30 Tutto viene alla luce del sole, "Tutti i nodi vengono al pettine".

Choosy? Schizzinosi o forse schifiltosi?

Foto tratta dalla pagina Facebook
di MISTERI tra SciEnza ed EsOterismO


Un terreno arido, una scala che non porta a niente, avvoltoi che aspettano il tuo cadavere, un uomo di fronte, ma non troppo vicino, alla scala. E’ il sentimento (si può chiamare sentimento?) di molte persone di  oggi, di quelle che vanno dai 15 ai 30 anni e che il Governo ha definito “una generazione persa” fino ai cosiddetti “bamboccioni”. Già, bamboccioni, una parola che, pronunciata, dovrebbe far scattare una querela. Ma forse io sono choosy, schizzinosa di fronte a certe parole, e siccome mi piace l’italiano più di quanto piaccia a tanti politici, semmai mi ritengo schifiltosa.

Vieni, ti porto da Aulonia


Immagine tratta da Aulonia, realizzata da AlmaCattleya

Io di tanto in tanto vago nel mondo di Aulonia. E’ un mondo fatto di fili?! Già, di fili!
La sua blogger AlmaCattleya sta promuovendo un’iniziativa per farvi conoscere questo mondo che io definisco magico (qui trovate le norme per partecipare).
Mentre, se volete un assaggio di chi sia Aulonia, vi consiglio di guardare e leggere questo postBuona scoperta e, se accettate, buona partecipazione (io partecipo).
Scadenza: 6 novembre


E allora, buona Pasqua! ...se sono in tempo.

Supermercato due settimane fa: panettoni e pan de’santi contemporaneamente. Avrò avuto un’allucinazione, mi sono detta. Stesso supermercato ieri: pan de’ santi e panettoni; non era un’allucinazione. Guardo meglio e vedo anche il pandoro, il torrone, frutta secca (non ho visto il panforte e i ricciarelli) il babbo natale di cioccolata della kinder da attaccare all’albero, guardo intorno: gli alberi ancora non sono in vendita. Strade del centro: gli addetti del Comune allestiscono le luminarie natalizie, io intanto mi tolgo la giacca, il caldo è da mese di maggio. Siamo ad ottobre, la commemorazione dei morti e dei santi e del natale sono già in vendita. Continuando ad anticipare di 2 mesi e mezzo una festa deduco che nel periodo di natale dovrebbero volare sugli scaffali del supermercato le prime colombe pasquali. Ma i dolci di Carnevale, a questo punto dove li mettiamo? A Capodanno, dopo lenticchie e capitone e due chicchi d’uva, presumo.
Sembra di vivere una corsa continua per dimenticare il presente. Lasciamocelo alle spalle. Corri, corri chè ci raggiunge. Che ansia, pensieri che borbottano:
<<Ci sarà uno scaffale dove vive ancora il carpe diem?>>
<<No, guardi le carpe non le teniamo.>>
<<Ah!>>
<<Dalla prossima settimana c’è il salmone, il caviale, il capitone, ma le carpe nooo!>>.
"oh oh!! oh, oh!! ce la dobbiamo fare dai, il tempo stringe...forzaaaa!"

Questo tempo affamato consuma la mia allegria...

Video tratto da youtube caricato da BabiAnna92
E poi 
Di colpo eccomi qua,
Sarei arrivato io,
In vetta al sogno mio,
Com'è lontano ieri….
E poi,
Più in alto e ancora su,
Fino a sfiorare Dio,
E gli domando io :
" Signore, perché mi trovo qui,
Se non conosco amore ?! "
Sboccia un fiore malgrado nessuno lo annaffierà,
Mentre l'aquila fiera, in segreto a morire andrà,
Il poeta si strugge al ricordo di una poesia,
Questo tempo affamato consuma la mia allegria ….
Canto e piango pensando che un uomo si butta via,
Che un drogato è soltanto un malato di nostalgia,
Che una madre si arrende ed un bambino non nascerà,
Che potremmo restare abbracciati all'eternità….
E poi,
Ti ritrovo qui,
Puntuale al posto tuo,
Tu spettatore, vuoi, davvero,
Ch'io viva il sogno che non osi dire te ?!
Questa vita ti sfugge e tu non la fermerai…
Se qualcuno sorride, tu non tradirlo mai…
La speranza è una musica antica,
Un motivo in più,
Canterai e piangerai insieme a me,
Dimmi lo vuoi tu ?
Sveleremo al nemico quel poco di lealtà,
Insegneremo il perdono a chi dimenticare non sa,
La paura che senti è la stessa che provo io,
Canterai e piangerai insieme a me,
Fratello mio!!!
Più su, più su, più su,
Ed io mi calerò nel ruolo che è ormai mio,
Finche ci crederò, finche ce la farò…
…Più su, più su …
Fino a sposare il blu,
Fino a sentire che,
Ormai sei parte di me…
Più su, più su, più su

La Fanciulla senza mani

Un mugnaio, un mulino, un melo, una figlia e una madre. Sono questi i primi personaggi che compaiono nella fiaba dei Fratelli Grimm La Fanciulla senza mani (trama) Personaggi miseri, inattivi: il mugnaio è vecchio e fatica a spaccare la legna; il mulino produce poco, così come il melo che è solo uno, isolato, non fa parte di un frutteto; la figlia è una bocca da sfamare; la madre, come vedremo è vittima del padre, quindi non ha capacità di decidere o di opporsi al volere del marito. A cosa dovrebbe opporsi la donna? Alla volontà del marito di consegnare la figlia al diavolo in cambio di ricchezza. Ma la madre non si oppone allo scambio e non si oppone quando il diavolo chiederà al padre di tagliare le mani alla figlia. La figlia acconsente alla volontà del padre ma dopo ciò, lascerà di sua volontà (prima decisione che prenderà) la casa paterna. Le mani rappresentano il senso del tatto, il contatto con il mondo esterno che il padre, con l’amputazione, rende impossibile. La fanciulla non potrà toccare ma nemmeno afferrare, prendere è priva quindi di possessi, non può stringere nessuna cosa che può chiamare “sua”. Ma se ne andrà. Da questo momento la fanciulla è un’ eroina che vaga, simile a Pelle d’Asino, andrà in altri luoghi che, dopo varie traversie, l’accoglieranno, ma non passivamente perché lei in questo nuovo luogo porterà qualcosa di suo per cui verrà apprezzata e, soprattutto, riconosciuta come individuo. Mentre vaga sola e mutilata arriva all’esterno di un giardino, circondato da un fossato. E’ una notte illuminata dalla Luna. 
Opera di Nadia Magnabosco 
Come dire: la vita della fanciulla è avvolta dal buio e dall’incognito ma la luce dell’inconscio (la Luna) le suggerirà la via giusta, la via dell’istinto legato alla natura. Con l’aiuto di un Angelo che la spinge a rubare una pera da un albero - l’angelo che la spinge a rubare in realtà la sta spingendo a nutrirsi, quindi a vivere - si nutrirà per diverse notti, quando il ricco proprietario del frutteto, il Re, la vedrà, la sposerà e le farà dono di due mani d’argento. Argento che in alchimia è l’elemento legato alla Luna. Di nuovo la Luna simbolo del femmineo, dell’inconscio. Il padre le ha “tolto” le mani, il re le ha donate di argento, il viaggio della fanciulla non è terminato: dovrà avere delle mani sue, create da lei. Cacciata dal palazzo del re – attraverso inganni creati dal diavolo - con l’accusa di aver dato alla luce un mostro, riprenderà, insieme al figlio, la via per il bosco. L’ordine del re era di uccidere la moglie e il bambino/mostro ma qui interverrà la regina madre che, a differenza della madre che abbiamo visto all’inizio, sa agire e opporsi al volere del re e fa fuggire la donna nel bosco. Il bosco, simbolo per eccellenza della via iniziatica, oscuro ma non del tutto perché la luce vi filtra comunque. Insieme al figlio alloggerà per 7 anni in una casetta con su scritto “Qui si alloggia gratuitamente” come dire: nessuno ti chiederà di sacrificare le tue mani o la tua stessa vita. La casetta è abitata da una donna. Non difesa dalla sua madre naturale, la fanciulla troverà altre figure femminili con cui ritrovare la parte femminile interiore e realizzare la sua personalità. Dopo 7 anni la giovane ospite le farà ricrescere le sue mani. Solo adesso il re, che (saputo dell’inganno del diavolo) ha cercato per 7 anni la moglie e il figlio la ritroverà. Terminato il suo percorso di unione con la figura della donna adesso la scelta di tornare ad essere moglie è una scelta consapevole.

Un po' di Cioran

  1. Se obbedissi al primo impulso, passerei le giornate a scrivere lettere di ingiurie e di addio.

  2. Pubblicare un libro comporta lo stesso genere di noie di un matrimonio o di un funerale.

  3. Sono talmente appagato dalla solitudine che il minimo appuntamento è per me una crocifissione.

  4. È semplice chiacchiera ogni conversazione con chi non ha sofferto.

  5. La sorte di chi si è ribellato troppo è di non aver più energie se non per la delusione.

  6. Di solito sono così sicuro che tutto sia privo di consistenza, di fondamento, di giustificazione, che chi osasse contraddirmi, foss'anche l'uomo che stimo di più, mi apparirebbe come un ciarlatano o un rimbambito.

  7. […] se cerco la data più mortificante per l'orgoglio dello spirito, se scorro l'inventario delle intolleranze, non trovo niente di paragonabile a quell'anno 529 in cui, per ordine di Giustiniano, fu chiusa la Scuola di Atene. Soppresso ufficialmente il diritto alla decadenza, credere diventa un obbligo… È il momento più doloroso nella Storia del Dubbio. 
Emil Cioran




La Scuola di Atene, affresco (770x500 cm) di Raffaello Snzio, databile
1509-1510
Si trova nella Stanza della Segnatura, una delle quattro "Stanze Vaticane"
Fonte wikipedia.org


Dateci penne per scrivere...



(dal diario di Malala)
“Dateci penne per scrivere, prima che qualcuno metta armi nelle nostre mani.” 
 3 gennaio. Ho paura. 
“Mia mamma mi ha preparato la colazione e sono uscita per andare a scuola. Ero spaventata mentre stavo andando a scuola perché i Talebani hanno emesso un editto che vieta alle ragazze di frequentare la scuola. Soltanto 11 studenti su 27 ora frequentano la classe. Il numero è diminuito a causa dell’editto dei Talebani. Tre mie amiche si sono trasferite con le loro famiglie, dopo questo editto, a Peshawar, Lahore e Rawalpindi. Nel percorso verso la scuola ho sentito un uomo dire “Ti ucciderò”. Ho affrettato il passo e dopo un po’ ho guardato indietro per vedere se l’uomo mi stesse inseguendo. Ma con mio profondo sollievo questo stava parlando al cellulare e forse stava minacciando qualcun altro dall’altra parte del telefono.” 
 “Mio padre mi ha detto che qualche giorno fa qualcuno gli ha portato una copia stampata di questo diario dicendo che fosse meraviglioso. Mio padre ha sorriso ma non ha potuto dire che era stato scritto da sua figlia.”

Prima Giornata Internazionale delle Bambine

11 ottobre Prima Giornata Internazionale delle Bambine indetta dall'O.N.U., me lo ha ricordato AlmaCattleya con  un suo post, alla quale è stato ricordato da un altro blog, insomma, un passaparola perchè come dice AlmaCattleya:  << ... le violenze crescono nel silenzio. Vogliamo aggiungere altro silenzio?!>>. Lei vi propone nel suo blog una ninna nanna cantata da lei, io vi propongo due canzoni: la prima Il Gigante e la Bambina, tratta di pedofilia; la seconda Gioco di Bimba, di uno stupro su una ragazzina. Canzoni degli anni '70.


Il gigante e la bambina testo di Paola Pallottino e Lucio Dalla 

Il gigante e la bambina 
sotto il sole contro il vento 
in un giorno senza tempo 
camminavano tra i sassi 
il gigante è un giardiniere 
la bambina è come un fiore 
che gli stringe forte il cuore 
con le tenere radici 
e la mano del gigante 
su quel petto di creatura 
scioglie tutta la paura 
è un rifugio di speranza 
del gigante e la bambina 
si è saputo nel villaggio 
e la rabbia da' il coraggio 
di salire fino al bosco 
il gigante e la bambina 
li han trovati addormentati 
falco e passero abbracciati 
come figli del signore 
il gigante adesso è in piedi 
con la sua spada d'amore 
e piangendo taglia il fiore 
prima che sia calpestato 
camminavano tra i sassi 
sotto il sole contro il vento 
in un giorno senza tempo 
il gigante e la bambina




Gioco di Bimba, Le Orme

Come d'incanto lei s'alza di notte,
Cammina in silenzio con gli occhi ancor chiusi
Come seguisse un magico canto
E sull'altalena ritorna a sognare.

La lunga vestaglia, il volto di latte,
I raggi di luna sui folti capelli.
La statua di cera s'allunga tra i fiori
Folletti gelosi la stanno a spiare.

Dondola, dondola, il vento la spinge
Cattura le stelle per i suoi desideri.
Un'ombra furtiva si stacca dal muro:
Nel gioco di bimba si perde una donna.

Un grido al mattino in mezzo alla strada,
Un uomo di pezza invoca il suo sarto
Con voce smarrita per sempre ripete
"io non volevo svegliarla così"
"io non volevo svegliarla così"


Donna con scheletro di Giancarlo Locarno
tratta da 
http://neobar.wordpress.com/

Spiagge libere!


Spiaggia Alberese (Grosseto)
Finalmente la spiaggia si riposa, si lascia andare alla sua natura. La Natura vince sempre, spazza via grida e ombrelloni. E'stata solo una pausa l'estate, un compromesso, un'invasione. Ora è l'onda è l'alta marea che invade la spiaggia, il suo territorio. La spiaggia è il territorio del mare, delle conchiglie morte, degli ossi di seppia, di una testa di pesce, di un albero stanco e di un ramo levigato dall'acqua, imbiancato dal sale sotto la luce della luna.


Antologia dell'Ascensore. Non spingete quel bottone


Non amo gli ascensori, sei piani di scale a piedi li preferisco all’entrare in una sorta di loculo viaggiante, non ho attrazione per i viaggi nelle capsule, non vorrei mai andare sulla luna, si lo so parlo a vanvera perché non mi capiterà mai di dovere scegliere se andare o no sulla luna, era tanto per dire. Ma finchè il fisico me lo permette i 6 piani di scale li preferisco; tra l'altro, durante i 6 piani a piedi, è difficile  incontrare qualcuno, tutti preferiscono l'ascensore; le scale, ossia i 6 piani, diventano un viaggio nel deserto, quasi pericoloso, se incontri un assassino, un ladro, che fai?
Gli ascensori però hanno il loro fascino, entri nel vuoto, senza finestre, alla fine del viaggio si apre la porta (almeno lo speri) e ti ritrovi magari ad un piano da dove vedi il cielo, il panorama inaspettato di una intera città, in un attimo sei volato e tutto il resto, che poco prima era delle tue stesse dimensioni, si è rimpicciolito; come non sentirsi Alice nel paese delle meraviglie, diventata gigantesca all’improvviso. Succede anche il contrario: l’ascensore ti può portare a meno un piano, meno due, nei sotterranei, nei garage, la porta si spalanca e sei accolto da un ambiente con aria condizionata e luci al neon, per me un'atmosfera da fantascienza. 
Émile Zola, nel romanzo Germinale (1885), descrive la "gabbia di ferro" che penetra nelle viscere della terra con il suo carico di carne umana: 
…il pozzo ingoiava gli uomini a bocconi di venti o trenta, li mandava giù con tanta facilità che sembrava non sentirli neanche passare…Senza rumore, con un agile balzo da bestia notturna, la gabbia di ferro emergeva dall'oscurità, si appoggiava sui fermi con i suoi quattro ripiani che contenevano ognuno due vagoncini pieni di carbone… Partiva un ordine dal tubo di trasmissione, un muggito sordo e indistinto, mentre da giù veniva tirata quattro volte la corda del segnale che "suonava a carne", per avvertire di quel carico di carne umana. Poi, dopo un leggero sussulto, la gabbia si immergeva silenziosa, cadeva come una pietra e lascia- va dietro di sé solo il vibrante scorrimento del cavo. (cit. in Sale o scende? di Vincenzo Bitti in Non spingete quel bottone
Alcuni ascensori mi ricordano le sale operatorie, acciaio e luci, luci e acciaio; sono simili anche nella loro funzioni, in entrambi – sala operatoria ed ascensore – perdi la cognizione del tempo, vai in apnea o in sonno da anestesia e quando ti risvegli (SE ti risvegli) non ti sembra vero e pensi: mai più! da oggi andrò a piedi , da oggi farò prevenzione. E che dire della scritta "portata massima 6 persone"? La porta si apre ad un piano intermedio, sulla porta si presenta il 7°, ci guarda...ti viene in mente la fatale domanda "chi butteresti giù dalla torre?" Risposta: lui il 7° che con lo sguardo ti invita a soppesarlo, si sente magro, lui!

Vi riporto l'elenco dei partecipanti anche per darvi un'idea, in base ai titoli, delle tematiche che l'ascensore può suscitare.

Copertina, ideata da Roberta Guardascione,
dell'e-book Non spingere quel bottone

 Come in un film - Lorenzo Pompeo
Sale o scende?  - Vincenzo Bitti
Luigi Dinardo - Il sorvegliante
Beatrice Traversin – Osservazioni
Paul Olden - Salvi per miracolo
Lodovico Ferrari – Segreto
Maria Stella Rossi - Perduta mi credetti nelle fauci del mostro
Enrico Arlandini - Incontro fortuito, da corto circuito
Federico Pergolini – Discesa
Emanuele Crocetti – Rotture
Roberto Guarnieri - L'orgoglio del secolo
Andrea Leonelli - Sette piani d'attesa
Tullio Aragona - Quella casa
Luigi Bonaro – Combinazioni
Umberto Pasqui – Adagio
Antonella Provenzano - E d'un tratto il vuoto
Davide Manenti - Da qui a cinque anni
Mara Bomben - Meglio a piedi
Marco Montozzi - Fuori servizio
Stefano D'Angelo - L'ascensore
Amos Manuel Laurent – Ancestrale
Daniela Piccoli - L'ascensore del futuro
Marco Vecchi - L'ascensore nascosto
Claudio Lei - Prossimo piano ignoto
Luca Carmelo Carpita – Destino
Veronica Di Geronimo - Il figlio della portinaia
Riccardo Sartori – Postmortem
Andrea Andolfatto - Ascensione al Settimo Cielo
Armando d'Amaro - Corradi e il "bambino" scomparso
Concita Imperatrice - Un'inquietante compagnia
Severino Forini - L'ascensore sopra Berlino
Eliseo S. Palumbo – Checkpoint
Diego Cocco - Sempre più in basso, in caduta libera
Eman - Overdose

Dal fracasso...la musica



Andersen. Una vita senza amore. Un film sulla vita dello scrittore e poeta danese che, nato da famiglia povera nel 1805 a Odense e morto a settant’anni a Copenaghen, divenne celebre soprattutto per le sue fiabe. Un’esistenza raccontata in fotogrammi dal regista russo Eldar Ryazanov, partendo dal momento in cui il piccolo Andersen (Ivan Kharatyan) fa un incontro con un anziano che, dopo aver affermato di essere Dio in persona, gli annuncia il suo futuro da uomo importante. L’anziano/Dio incontra il piccolo Andersen all’esterno di quello che sembra essere un manicomio, dove è ricoverato il nonno di Andersen. Emarginazione, miseria, follia sono le costanti della vita del giovane Hans. Come lo è la fede in Dio. Lo scrittore giapponese Natsume Soseki, sostiene che gli uomini non possono che trovare sostegno nella solitudine, nella follia o nella religione. Hans la follia l’ha conosciuta nella figura del nonno e poi della madre e il suo personale Dio, o meglio, la fede che gli preannuncia un futuro migliore, l’ha incontra proprio in questo manicomio. 
Assistiamo alla scena del pasto (alla quale assiste anche il piccolo Andersen insieme alla nonna) una scena toccante, in cui i commensali, tutti pazzi o presunti tali, cominciano a far musica con le posate e le poche stoviglie e a cantare una sorta di lamento, una vera ferita umana. 
La scena del film mi ha fatto venire in mente il Concerto nell'uovo, opera attribuita a Hieronymous Bosch. Al di là delle interpretazioni alchemiche e simboliche di questo quadro che, quasi sicuramente, non hanno legame con le scene del film, mi piace l'idea di "ascoltarne" la musica guardando le immagini. Verrebbe da pensare che dall'uovo scaturisca fracasso più che musica, eppure i musicisti si trovano nell'uovo cosmico che si sta rompendo, più che fracasso dovrebbe essere un inno alla vita e così deve essere senz'altro. Nel film il fracasso delle stoviglie dà il via ad un coro che incanta e commuove, il canto dei folli, della profondità dell'anima. la vita nasce dalla musica o con la musica, dal Logos dal Verbo che è parola sonante, forse.

Post: L'ombra nella fiaba di Andersen
Post Andersen e l'Audace Soldatino di Stagno nel mio blog Fiabe in analisi