28 settembre 2012

Lo scoglio




Fanciulla sullo scoglio di Filippo Palizzi (Vasto 1818- Napoli 1899)

Non mi piace quella monotonia di acqua che viene e che va;
quel rumore stillato da onde lente che accompagnano rifiuti relitti;
i riflessi del sole invernale che scemano la luce delle mie pupille;
la spiaggia come vuoto a perdere di una stagione falsa di gioia;
conchiglie come bottoni caduti da cappotti ormai riposti.
Però amo lo scoglio fermo rivolto all’orizzonte lontano.


25 settembre 2012

C'è posta per te!


Oggi mi è arrivata una mail con la quale mi invitano a presentarmi alle selezioni per il programma della De  Filippi “C’è posta per te”.  Vuoi recuperare il rapporto con un tuo partner o con un tuo amico? Raccontaci la tua storia. Contatta la redazione. Chiama il numero…Invia un fax…Scrivi sul sito …. Il tutto è corredato dall’immagine di due che si abbracciano e dai “postini di Maria” che sorridono, e dal cielo, non la biblica manna, ma una pioggia di buste.
Ora, a parte che non mi va di rivangare il passato, ma poi tutti questi imperativi o esortativi: "Raccontaci, Contatta, Chiama, Scrivi…" Siamo tartassati da pubblicità prive di stile, dove non c’è l’opzione di scelta, la cortesia; lo so è una questione di spazio, tempo e immediatezza della comunicazione ma a me fanno saltare i nervi (troppo labili? Può essere). Eccola l’immediatezza: mi toccano immediatamente il nervo neurotico (esiste? Ovvio che no).
A parte che se mando un invito io, anche portato a mano da un “postino di Maria”, l’invito sarebbe rifiutato. Comunque, facciamo finta che venga accettato, e questo essere riesumato dal passato decide di aprire la busta per vedere chi lo sta cercando: se non mi riconosce? Penserei subito di essere invecchiata. Certo, lo so, è ovvio che si invecchia ma perché devo vedere la conferma nella faccia degli altri, chiaro?  E se mi riconosce e si mette a piangere? In quel caso, non poteva cercarmi prima? Cosa piangi ora?!
Immagine parziale del volantino.
E infine, dovrei andare lì a farvi piangere, amici blogger dichiarati e amici anonimi? preferisco, di tanto in tanto, farvi piangere qui con qualche raccontino straziante o chiamando in aiuto i Grandi come Leopardi o Pessoa e tanti altri grandi drammi universali della letteratura. Ecco a me piace la vera tragedia, non la lacrima. Il pianto pubblico, la finta pena o finta compassione, la faccia contrita che, come fosse un maschera di plastica gommosa, cambia appena cambia la notizia, l'ospite. Plastica, siamo fatti di plastica, la plastica che ha invaso il pianeta e l’ha inquinato.

23 settembre 2012

Io e il mio vestito

Un ponte è un guado che ti hanno impedito di fare, una piroga che non è stata necessaria. Se il ponte è carrabile puoi soffocare per lo smog e i rumori, se è pedonale puoi essere aggredito da chi ne ha fatto la sua dimora. Di solito scelgo i secondi forse per vivere l’avventura di quel guado che ci è stato impedito. Camminando su un ponte pedonale mi immagino vestita come una donna dell’800, un ponte è anche questo: un collegamento con il passato, non solo tra due vie. Giurerei che sono stata donna di fine 800: il corpetto, il décolleté bianco libero da collane, un vestito azzurro polvere di taffettà, stivaletti stringati; pioverebbe e non avrei un ombrello perché lo riterrei un oggetto da uomo, sarei così sempre raffreddata e il mio pallore indurrebbe la gentilezza dei bruti e la perversione degli animi nobili. Le braccia sarebbero spesso nude, lunghe e pallide percorse dalle vene turchesi. Sono caratteristiche che ho, ma sono in netto ritardo per l’800. 
Edward Munch, Donna sul ponte
Alla fine di un ponte si arriva su una strada: ci si trova sputati lì, come il fiume che vomita la sua acqua nel mare (rimanendo fiume) senza cambiare identità. Una guerra distruggerà il ponte che sarà poi ricostruito, ci sarà la siccità ma la pioggia tornerà e con essa tornerà il fiume. 
Ah felicità su quale treno della notte viaggerà, canzone di Lucio Dalla, me la canto un po’ ma finisce quasi subito perché non la so, mi dico che se avessi avuto una figlia l’avrei chiamata Futura, questa la so tutta e me la canto. 
“e come potevamo noi cantare ... dagli atri muscosi dai fori cadenti dall’arse fucine stridenti...” 
Cantare per crearsi un’oasi, scrivere per inventarsi un mondo, ballare per non toccare il terreno, dipingere per colorarsi l’esistenza, sono tutte droghe naturali e di una di queste ho dovuto abusarne. Ma si basano sulla forma forse non sono così naturali. 

21 settembre 2012

L'Equinozio dell'anca

In attesa dell'Equinozio!!
Equinozio, ossia notte e dì hanno la stessa durata. Un equilibrio tra luce e buio che durerà poco, poi la notte piano piano comincerà a prendere il sopravvento sulla luce, le giornate saranno più brevi, la sera arriverà prima. Poche ore di equilibrio e di stabilità, quest’anno succederà il 22 settembre alle 14.49. Cielo azzurro, foglie gialle e poi rosse, uva, melagrane e poi arriveranno le castagne: l’autunno in fondo ha un ordine che nell’estate non vedo. Sicuramente c’è, ma sembra più legato allo stress da combattere o da accumulare: chiusura ufficio, programma vacanze, vai in vacanza, abbronzati, mantieni l’abbronzatura, torna riprendi il tran tran. Io sento l’equilibrio nell’arrivo dell’autunno. Lo sente anche il mio corpo. Da aprile avevo un dolore all’anca, non passava, giorno e notte in sua compagnia; stamani mi sono svegliata ed era passato, all’improvviso, non so spiegarmi il perché ma ve bene così; forse è l’equilibrio? La Natura è in equilibrio, la notte e il giorno in equilibrio e così anche il mio fisico, la mia anca destra e la mia anca sinistra sono in equilibrio. L’allineamento perfetto del mio bacino sarà il 22 settembre alle 14.49?
P.S:
Per qualsiasi consiglio sulla salute non rivolgetevi MAI a me :)

19 settembre 2012

A volte il destino...



“chi state cercando…? ah sì, volete dire il mio ex padrone…
No, non sta più qui, è rimasto  legato al cassonetto, mentre cercava di legarci me, sai come sono i guinzagli estensibili, ti si attorcigliano intorno e così, capita di rimanerci legati... 
Forse lo potete trovare ancora lì se non l’hanno portato alla discarica o se non è stato travolto da una macchina…
Ehm, ora però scusatemi, ma appartenete alla sua stessa razza…è meglio che chiuda.”

18 settembre 2012

Rispose Pessoa

Tra i due, io sono quella di sotto, quella che dà la spinta, che fa da sostegno. E quelli che si appoggiano a me hanno esattamente l’espressione del ghepardo che si arrampica, uno sguardo con nessuna gratitudine. Quanta gente avete conosciuto o conoscete per cui è tutto dovuto? Per cui siete solo uno sgabello? E se lo sgabello un giorno di sollevasse di botto? Se all’improvviso tutto quello che ci si appoggia sopra, saltasse in aria? Se lo sgabello un giorno si rompesse … le gambe? Direbbero che non aveva le gambe forti. Forse, la verità è che  di fronte a queste persone bisognerebbe avere le gambe veloci, come quelle del ghepardo. Correre, correre dalla parte opposta, verso la propria.
Un giorno un mio amico, un artista, che si trovava sempre a fare da sostegno a tutti, la spalla su cui piangere  (mentre lui avrebbe avuto bisogno di spalle, come tutti del resto) mi disse: “E’ che io non suscito tenerezza”, mi illuminò: “Ecco qual’ è la risposta, è questa, nemmeno io suscito tenerezza”. 

Un altro mio amico, Fernando Pessoa (1888-1935), risponde così:

In tutti i luoghi della vita, in ogni situazione e in ogni convivenza sono sempre stato un intruso per tutti. O almeno sono sempre stato un estraneo. Anche dai parenti e dai conoscenti sono stato ritenuto una persona di fuori. Non che sia stato trattato così, neanche una sola volta, in modo voluto; è sempre stato per un atteggiamento spontaneo che gli altri mostravano nei miei confronti. (…) Rarissimamente gli altri si sono rivolti a me con supponenza o superbia. Ma la simpatia che mi è stata rivolta era una simpatia priva di affetto. Per le persone più intime sono sempre stato un ospite, che è trattato bene perché è un ospite, ma sempre con l’attenzione che si deve a un estraneo e la mancanza di affetto che è naturale per un intruso. Sono certo che questo atteggiamento degli altri è dovuto principalmente a una oscura causa intrinseca al mio temperamento. Ho una frigidità di comunicazione che involontariamente obbliga gli altri a imitare la mia scarsezza di effusioni. Per indole ho facilità a fare conoscenza con gli estranei.(…) Gli altri sono accuditi: io sono trattato correttamente. (…) Non ho le qualità di un  leader né quelle di un seguace.(…) Altri, meno intelligenti di me, sono più forti: si ritagliano meglio la loro vita fra la gente; amministrano più abilmente la loro intelligenza. Avrei tutte le qualità per influire sugli altri, esclusa l’arte di saperlo fare e la forza di volerlo fare. (Diario lucido, passo n° 157 tratto da Il Libro dell’Inquietudine di Fernando Pessoa ed. Feltrinelli).

16 settembre 2012

E' nato! Lieto evento in casa Orlando!

Bentornati fedeli lettori del mio blog e benvenuti lettori di passaggio che siete qui per "colpa" del vostro motore di ricerca che non ha capito cosa stavate cercando.  
Fedeli o non fedeli, comunque, siete tutti invitati all'inaugurazione (Blogger, permettendo) del mio nuovo blog:
Fiabe in analisi (dentro la fiaba). Non è richiesto l'abito da Gran Galà, presentatevi pure così come siete, non portate regali o altro, anche se in tavola non c'è molto: solo due post e poco più, ma è appena nato, poi crescerà. I commenti, sapete quelli che si fanno alla fine di una festa, di un'inaugurazione ecc? ecco, proprio quelli, li potete lasciare direttamente nel blog, non li dite alle mie spalle, mi raccomando.
Home page 

14 settembre 2012

Punti di vista ... casalinghi

<<Ehy ragazze...siete proprio sicure che sia questo il modo migliore per tendere il bucato?  E poi dicono che stare in casa a fare le casalinghe sia una noia MORTALE!>>


13 settembre 2012

La donna di sabbia

Quest’anno il romanzo dello scrittore giapponese Kobo Abe, La Donna di sabbia, compie 50 anni, è del 1962; certo in gran parte del mondo occidentale ne è sconosciuta perfino l’esistenza, oltre che la nascita, ma è anche grazie al contatto con il mondo occidentale che ha avuto origine gran parte della moderna letteratura giapponese e, in particolare, questo romanzo. Il contatto con l’Occidente ha accelerato la corsa del Giappone verso un cambiamento che lo avvicinava sempre più a somigliare e a lasciarsi contaminare dal pensiero e dalle mode occidentali. Non è un caso che, in questi anni, gran parte della letteratura giapponese affronti la tematica del suicidio come, non più legata al mondo dei samurai, dell’onore e della fedeltà, ma come conseguenza estrema della crisi esistenziale dell’individuo.
Il mondo nipponico si sta sgretolando, influenze occidentali mettono in crisi la cultura del Giappone che, chiuso dal mare, si era concesso, fino ad allora, a periodi di apertura al mondo oltremare rappresentato dalla Cina, dalla Corea e in seguito dalla Russia. Ma l’Europa con l’Olanda o l’Italia e l’occidente americano sono realtà totalmente nuove. Portano novità ma anche dubbio, crisi, paura di soccombere e perdere la propria identità nazionale.

8 settembre 2012

Evasione

L'ombra dei platani svelava il vento. Lui era tranquillo.
Fissava questa immagine e pensava a quanto lo facessero incazzare parole quali felicità, confessare, gioviale e quante erano ormai prive di contenuto: sogno, per esempio.
Le fronde dei platani emettevano un suono.  Aumentava la sua tranquillità.
Anche emettere era una parola che detestava.
Aveva sempre amato passeggiare da solo con le mani in tasca per essere raccolto in sé. Vagabondare e vagolare gli piacevano, ne andava pazzo, erano parole che sentiva dentro: erano sue, come suo era il suo nome, Piero.
Alle 13.30 aspettava fuori dalle scuole gli zaini in cerata viola e verde, arancio giallo e rosso, ancora molti i visi paffuti, alcuni da soli in un gruppo; i motorini ritornavano a casa. Alcuni studenti aspettavano l'autobus e Piero si fermava a parlare con loro: si alzavano la mattina alle 6,30 per percorrere 30 chilometri verso le 6 ore di lezione, 2 ore al giorno le passavano aspettando l'autobus e la fine del viaggio, il sabato erano stanchi, a maggio stanchissimi. Piero aveva fatto la loro stessa vita, ma solo per due anni, poi si era ritirato dalle scuole superiori dove aveva conosciuto Laura e dove Laura aveva già incontrato Oreste.

6 settembre 2012

...e il gatto mangia il topo!

Stuart Little

Nella fiaba I 3 capelli d’oro del diavolo il topo rosicchia le radici dell’albero dalle mele d’oro, questo richiama alla mente la simbologia dei primi cristiani, per i quali il topo era collegato alla demoniaca vita degli inferi e spesso raffigurato mentre mangiava le radici dell'albero della vita. Abitante del sottosuolo che percorre i suoi tunnel si sarà mai incontrato faccia a faccia con il diavolo? E il suo movimento, il suo correre e scavare nel sottosuolo avrà mai per caso, o volutamente, provocato terremoti? C’è qualcosa che il topo non rosicchierebbe? Impossibile, nel Dakota, un tempo, si credeva che la luna calante fosse rosicchiata dai topi. Divoratore delle provviste custodite nei granai o nelle cantine, rubava e ruba ai poveri come ai ricchi – mai seguita la filosofia di Robin Hood “rubare ai ricchi per dare ai poveri” – no il topo rosicchia tutto. Così è ben presto associato al furto, nei sotterranei nasconde il suo bottino, corre veloce e in punta di piedi. Spesso, l’esistenza del topo si scopre perché si trovano dei resti di cibo o tessuti rosicchiati ma aspettare sul luogo del delitto un topo è compito di grande pazienza; devo fare un esempio colorato? Pensate a Tom & Jerry e alla pazienza di Tom che aspetta e tende trappole a Jerry, che sfugge sempre con velocità ed astuzia.
Esopo utilizza il topo per dirci che anche i piccoli e deboli possono essere utili ai grandi:

Mentre un leone dormiva in un bosco, topi di campagna facevano baldoria.
Uno di loro, senza accorgersene, nel correre si buttò su quel corpo sdraiato.
 Povero disgraziato! Il leone con un rapido balzo lo afferrò, deciso a sbranarlo.
Il topo supplicò clemenza: in cambio della libertà, gli sarebbe stato riconoscente per tutta la vita.
Il re della foresta scoppiò a ridere e lo lasciò andare.
Passarono pochi giorni ed egli ebbe salva la vita proprio per la riconoscenza del piccolo topo.
Cadde, infatti, nella trappola dei cacciatori e fu legato al tronco di un albero.
Il topo udì i suoi ruggiti di lamento, accorse in suo aiuto e, da esperto, si mise a rodere la corda.
Dopo averlo restituito alla libertà, gli disse:
- Tempo fa hai riso di me perché credevi di non poter ricevere la ricompensa del bene che mi hai fatto.
Ora sai che anche noi, piccoli e deboli topi, possiamo essere utili ai grandi.

3 settembre 2012

La gente ... (da frasi di Bukowski)

Ho scoperto di recente la bellezza di quel "vecchiaccio" (secondo me a lui non dispiacerebbe essere chiamato così) di Bukowski. Eppure sono cresciuta con il Conte Leopardi, che diamine! "Siamo così, dolcemente complicate..." o sarà "come si cambia per non morire..."? Ma forse, i due, sentivano le stesse cose e le esprimevano in modo decisamente diverso.

"M'annoio a dover lottare per ogni alito di vento che faccia respirar la mente. Ecco perché mi sono tenuto lontano dalla gente. E adesso che vado in società, scopro che devo tornare nella mia caverna. Ci sono altre cose oltre alla mente: i macinini da pepe, io terrò un macinino da pepe nella mia caverna. Così, allegria."
Charles Bukowski e Gatto
Foto  http://henrycharlesbukowski.tumblr.com

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"Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura.Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi semplicemente si staccano, si stancano: lascio perdere.Sono educato.Faccio segno di si.Fingo di capire, perché non voglio ferire nessuno.Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l'anima a fettucce, ridotta ad una specie di piatto di tagliatelle spirituali.Non importa...Il mio cervello si chiude.Ascolto.Rispondo.E sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono..."

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"Il matrimonio, Dio, i figli, i parenti e il lavoro. Non ti rendi conto che qualsiasi idiota può vivere così e che la maggior parte lo fa?"
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"Pensate a tutti i milioni di persone che vivono insieme anche se non gli piace, odiano il lavoro ma hanno paura di perderlo, non c'è da meravigliarsi se hanno la faccia che hanno."
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"Umanità, mi stai sul cazzo da sempre. Ecco il mio motto."