31 luglio 2012

Un saluto al mese di Luglio...

Solo una citazione per salutare Luglio...

"Non c’è niente che sappia di morte più del sole in estate, della gran luce, della natura esuberante. Tu fiuti l’aria e senti il bosco e ti accorgi che piante e bestie se ne infischiano di te. Tutto vive e si macera in se stesso. La natura è la morte." C. Pavese

29 luglio 2012

Green Hill e la Carica dei 101

Nel volto, l'anima di Crudelia
Ci sono tre motivi per cui era inevitabile questo post: la chiusura di Green Hill, il film di Disney, La Carica dei 101, ambientato a Londra, città di attualità per le Olimpiadi e, infine, questo è il post n° 101. Se questa non è logica…forse è analisi.
Circa 2400 beagle liberati da sevizie e morte sicura che adesso viaggiano, scodinzolando, nei centri LAV di tutta Italia per essere adottati; annusano l’erba, forse per la prima volta, e forse, per la prima volta, vengono presi in braccio solo per delle coccole e non per essere portati su un banco di acciaio dove saranno legati per essere vivisezionati. La loro innocenza per la prima volta non viene colpita; colpire l’innocenza è uno dei peggiori crimini.

26 luglio 2012

Svalutation di Adriano Celentano, 1976 (?!)

Post n° 100 del 2012!

Eh eh 
la benzina ogni giorno costa sempre di più 
e la lira cede e precipita giù 
svalutation (svalutescion) 
svalutation (svalutescion). 
Cambiano i governi niente cambia lassù 
c'è un buco nello Stato dove i soldi van giù 
svalutation (svalutescion) 
svalutation (svalutescion). 
Io amore mio non capisco perché 
cerco per le ferie un posto al mare e non c'è 
svalutation (svalutescion) 
svatutation (svalutescion). 
Con il salario di un mese compri solo un caffè 
gli stadi son gremiti ma la grana dov'è 
svalutation (svalutescion) 
svalutation (svalutescion). 
Ma siamo in crisi ma 
senza andare in là 
l'America è qua. 
In automobile a destra da trent'anni si va 
ora contromano vanno in tanti si sa 
che scontration (scontrescion) 
che scontration (scontrescion). 
Con la nuova banca dei sequestri che c'è 
ditemi il valore della vita quant'è 
svalutation (svalutescion) 
svalutation (svalutescion). 
Io amore mio non capisco perché 
tu vuoi fare il gallo poi fai l'uovo per me 
sul lettation (lettescion) 
sul lettation (lettescion). 
Nessuno che ci insegna 
a non uccidere c'è 
si vive più di armi che di pane perché 
assassination (assassinescion) 
assassination (assassinescion). 
Ma quest'Italia qua 
se lo vuole sa 
che ce la farà 
e il sistema c'è 
quando pensi a te 
pensa... 
anche un po' per me.

24 luglio 2012

Rosso...il colore del coraggio e della timidezza.

Tormento di Kandisky
Quanti anni ha il rosso? Sembra che il rosso sia sempre esistito, lo troviamo, infatti nelle caverne nei disegni degli uomini preistorici, sicuramente erano all’origine altri colori che con i millenni hanno subito un processo di ossidazione diventando rossi; e se così è, allora vogliamo dire che tutti i colori prima o poi diventano rossi? Certo è che rosso, come termine, già è presente nelle lingue primitive per indicare un colore diverso da chiaro (bianco) e scuro (nero), distinguendosi qualitativamente come “colorato” rispetto al “non colorato”; una sorta di iniziatore della famiglia “colori”. 
«Ho cercato di esprimere le terribili passioni 
dell’umanità… ovunque un contrasto di rossi e 
di verdi più discordanti… non è un colore ambientale
vero… ma è un colore che suggerisce certe sensazioni 
di un temperamento ardente» 
Vincent Van Gogh spiegando Caffè di notte (1888). 
Il rosso è il colore del fuoco ed il fuoco ha energia, movimento calore, brucia e scalda come la passione che è associata al rosso. La passione terrena ma anche la passione di Cristo, il sacro graal, intendendo con questo il sacro cuore di Cristo. La passione e il sangue versato dai martiri che ritroviamo nei colori dei paramenti del clero, dei cardinali e del Papa. Il clero e gli imperi saranno contraddistinti dal colore porpora: «Il colore di Tiro - scrive Plinio, riguardo al colore porpora - è più pregevole quando ha il colore del sangue coagulato, scuro alla luce riflessa e brillante in quella diretta». L’alto costo della produzione della porpora, di cui la città di Tiro era la principale produttrice, dipende dal fatto che questo colorante viene estratto dai molluschi – murici – che danno una sola goccia di pigmento; divenne quindi, ben presto, simbolo di ricchezza, lusso riservato a pochi, così le vesti degli imperatori divennero color porpora, come testimonia il mosaico nella Chiesa di san Vitale a Ravenna, dove il mantello di Giustiniano I è color porpora. 
Chagall, Amanti su sfondo rosso 
E in natura, a parte i fiori e i frutti, abbiamo fenomeni naturali che, di tanto in tanto, ci sorprendono come il rosso di sera per cui, è inevitabile, bel tempo si spera, la luna rossa, Marte il pianeta rosso. Marte, associato al rosso del fuoco, Marte il dio mitologico della guerra che agisce nel suo vortice di fuoco. Nel vortice di fuoco siamo soliti immaginare anche il diavolo, spesso rosso o nero. 
Per gli Egizi era un colore negativo poiché legato all’assassino di Osiride, Seth, rappresentato con occhi e capelli rossi; mentre non erano soliti associare il negativo al nero poiché, nero, era il limo che portava fertilità e vita alla terra percorsa dal Nilo. 
Pensiamo al rosso dionisiaco, ossia di Dioniso dio del vino e della liberazione dei sensi, rappresentato con mantello rosso così come rosso è il suo viso. Il legame con la creazione (secondo la Bibbia, Adamo fu plasmato con l’argilla rossa) e l’intensità dei sentimenti passionali legano da sempre il rosso all’erotismo e al sesso: nella Grecia pre-ellenistica è il colore del grande dio Eros. 
Nell’Apocalisse troviamo la Grande prostituta, che allegoricamente rappresenta Babilonia, a cavallo di un animale scarlatto e anch’essa, sotto le sembianze di una meretrice, ha vesti scarlatte e rosse. 
Marc Chagall lo sceglie come il colore che riesce a trasmettere il sentimento di eros universale collocando gli amanti su di uno sfondo rosso. Kandisky lo utilizzerà nel suo acquarello Tormento, collegando il rosso all’agitarsi interiore dell’uomo. Non si può non pensare a Munch che riguardo al celebre Urlo dirà: «Ho… dipinto le nuvole come sangue vero. I colori gridavano». 
E il rosso delle camicie garibaldine? Sembra che il mito, oltre che dal valore dei garibaldini,
sia nato da un'esigenza economica: non avendo Garibaldi, molti fondi a disposizione
per comprare una sorta di divisa per i suoi fedeli garibaldini, comprò uno stock di
tessuto rosso con il quale venivano realizzate le tuniche per gli operai degli stabilimenti
di carne salata di Buenos Aires: il colore rosso serviva a nascondere le macchie di sangue della macellazione, ma l'intera partita era rimasta invenduta a causa della guerra.
La camicia rossa simboleggia il coraggio, perché rende ben visibili al nemico.

Oggi Garibaldi si sarebbe rivolto 
allo stilista Valentino? Una fornitura di 1000 
camicie rosse, ovviamente Rosso Valentino...




Altri post: Un post giallo!

21 luglio 2012

Il meteorologo: l'estate tornerà, non temete??!?!

Foto tratta dal blog Un soffio di vento dove troverete
un post dedicato alla Pioggia
Il meteorologo: quella persona in giacca e cravatta che ti dice “stanno arrivando le piogge e le temperature scenderanno anche di 10° ma questo peggioramento…”?!! Peggioramento?!!  In base a cosa, a quale metro del meteorologo (metro del meteorologo leggetelo ad alta voce è come uno scioglilingua) si definisce peggioramento un passaggio da una clima torrido ad un clima più rinfrescato, da una siccità che dura da mesi a della pioggia che, non penso si presenterà sotto forma di tsunami, ma acqua, forse addirittura calda. Come si fa a dire a noi, sempre appiccicosi, che leggiamo una pagina e ci prende una botta di sonno, che non pensiamo in modo lucido ma appannati dal sudore e dall’afa che ci passa davanti agli occhi come quando la vediamo tremolare sull’asfalto, che usciamo dalla doccia sudati, non bagnati, come si può dire che la pioggia è un peggioramento? Ma soprattutto, perché ce lo dicono? Perché si deve sempre stare male. Attenti a chi vuole che stiate sempre male.
PS: alla fine il meteorologo vi darà il contentino (perché dobbiamo sempre stare attaccati ad una qualche speranza): “ma non temete (temevate voi?) l’estate tornerà con le sue temperature nella media stagionale”. Ecco, state male e sperate.

Altro post: TG dell'estate, sarà così per tutta l'estate

20 luglio 2012

Punti di vista ... di un gatto


E pensare che quella che per noi umani è una bella, suggestiva spiaggia, per il gatto è solo una grande e immensa lettiera.

(vecchio post aggiornato)

18 luglio 2012

La Regina delle Nevi e l'amicizia eterna come il profumo delle rose...

La Regina delle Nevi, di Andersen si apre con l’immagine di uno scenario ideale, legato all’infanzia: due bambini, Kai e Gerda, che giocano in un giardino immerso nei fiori; tra questi fiori c’è una rosa, Andersen non ci dice di quale colore fosse, forse rossa. Macchie di colore rosso, come vedremo, ritornano spesso in questa fiaba: il cuore di Kai, le scarpette rosse di Gerda, le ciliegie del giardino della maga. Ma torniamo all’inizio, due bambini che giocano tranquilli e che, durante il lungo inverno, la nonna, intorno al fuoco rassicurante delle casa e degli affetti familiari, racconta della cattiveria della Regina delle Nevi che, con il suo gelo, uccide la natura. In una sera, così come tante, ecco che la finestra si spalanca per un colpo di vento, entra la Regina delle Nevi e una scheggia di ghiaccio si va a conficcare nel cuore caldo di Kai. E’ un attimo, lui torna subito a sorridere, come fosse lo stesso bambino di sempre, ma in realtà dentro di lui qualcosa è entrato: il gelo. Il gelo come un diavolo s’impossessa dell’innocenza di Kai. Quanto impiega il demonio a impossessarsi della sua preda? Un attimo, un soffio.
Kai che fino ad allora giocava con Gerda, divertendosi a lasciarsi trascinare dalle slitte dei contadini, viene abbagliato dalla slitta enorme e luccicante della Regina delle Nevi che lo trascina con sé, lontano dal suo mondo, lo porta in un mondo conosciuto. Il viaggio di Kai è un viaggio inconsapevole di un viaggiatore che non può opporsi a questo viaggio, non sa dove sta andando e perché, ha perso del tutto volontà e consapevolezza. Come ha fatto la Regina delle Nevi a impossessarsi di lui? Prima, come abbiamo visto, con una scheggia di ghiaccio nel suo cuore; in seguito, dopo che Kai era salito sulla slitta, lo ha paralizzato con un bacio; il bacio della Regina non è il bacio del Principe Azzurro che sveglia la futura principessa, no questo è un bacio che crea l’incantesimo negativo, la maledizione. E’ un bacio che pietrifica come lo sguardo di Medusa.
Dove Kai sia andato lo dovrà scoprire la sua piccola amica Gerda. E’ lei che percorrerà in modo consapevole la strada che Kai ha percorso travolto da forze a lui estranee. E’ il femminile che ricondurrà a casa chi si è peduto. Così la piccola promette di donare le sue scarpette rosse alle onde del fiume se la porteranno da Kai. Con questo dono siamo di fronte all’inizio di un viaggio dove “i piedi” e il camminare per sentieri conosciuti non è più possibile, Kai è in un’altra dimensione. Gerda sa soltanto muoversi camminando ma questo modo conosciuto di muoversi non le serve più. Servono le onde e Gerda getterà le sue scarpe “inutili” per lei tra le onde, in modo che queste possano “camminare” da Kai. La bambina, durante il suo viaggio arriverà in un giardino di ciliegi, un’oasi, ma che, come la casetta di marzapane di Hansel e Gretel, nasconde al suo interno una maga che offre ciliegie a Gerda e comincia a pettinarle i capelli; pettinandola le porta via i ricordi, anche il ricordo di Kai. Questa scena ricorda la strega di Biancaneve che pettina la bambina e il pettine, rimasto tra i capelli, la farà addormentare. Passati alcuni giorni Gerda troverà la memoria quando vedrà una rosa e ne sentirà l’odore. Sarà allora che le tornerà alla mente la rosa del giardino in cui giocava con Kai e a cui aveva dedicato un verso:
«Le rose non perdono il profumo mai e amici per sempre saran Gerda e Kai.»
Raggiungerà infine Kai nel castello di ghiaccio dove la Regina delle Nevi lo ha reso suo schiavo con questa sentenza:  «Se con questi (ghiaccioli) riesci a formare la parola ETERNITÀ, può anche darsi che ti lasci libero.»
I due bambini si abbracciano, anche se Kai ancora non riconosce l’amica; la bambina piange e una lacrima si versa negli occhi di Kai fino ad arrivare al cuore che si riscalda di nuovo e il bambino, finalmente, riconosce l’amica. In terra, i ghiaccioli hanno formato la parola ETERNITA’. Ritornarono a casa in piena estate e quando il giardino era fiorito (compresa la rosa simbolo della loro amicizia eterna). Morale della fiaba? Forse che l’inverno, per quanto gelido, non è eterno quanto invece l’amicizia e il profumo delle rose?

Qui la versione integrale della fiaba suddivisa in 7 storie

Sequestrato Green Hill

Il Corpo forestale dello Stato ha messo sotto sequestro "Green Hill" la struttura situata a Montichiari in provincia di Brescia, che alleva cani beagle per i laboratori di vivisezione. 

In questo cimitero non ci sono quei beagle
ritenuti "utili" per l'uomo... ci sono quelli che
sono stati amati come veri esseri viventi.
‎"Al giorno d'oggi è facile ignorare
che facciamo parte della famiglia degli animali
e che abbiamo degli obblighi nei loro confronti.
Ignorarlo é comodo,
politicamente richiesto e universalmente diffuso.
Ed è mostruosamente falso."
Jonathan Safran Foer

15 luglio 2012

Notti da blogger!

Laurent Laveder è un fotografo appassionato di astronomia.Con la complicità 
della sua compagna, Sabine Sannier, e delle splendide serate sulla spiaggia di 
Tréguennec in Bretagna, ha fotografato la luna da diverse prospettive. Con giochi 
di sovrapposizioni e illusioni ottiche molto divertenti. Le foto sono state raccolte 
in un libro, Quartier Libre.

E’ notte, AlmaCattleya ha da pochi minuti aggiornato il suo blog e mi ha ringraziato per il mio interesse nei confronti di Aulonia; ma Aulonia si sente una foglia mangiucchiata, come non può non ispirare tenerezza? Tra qualche ora la lista dei blog cambierà e si aggiornerà con un nuovo post di un altro blogger, forse di Romina che in questi giorni festeggia il 1° anno di vita del suo blog e a notte tarda scrive, o pensa a cosa scrivere. E’ notte intorno e noi aggiorniamo i nostri blog adesso perché di giorno Minosse non ci fa ragionare bene, perché alle nostre creature che escono sottoforma di parole, dipinti o recite dedichiamo la parte migliore del giorno, la notte.
ApeRegina dove svolazzerà a quest’ora? sarà rientrata nella sua casa che risiede nell’Arcobaleno? Nick è andato in vacanza, ci ha informati di questo, mica possiamo sparire così noi blogger, da un giorno all’altro. Eppure non ci conosciamo e improvvise e inspiegabili scomparse sarebbero anche comprensibili.
Buonanotte amici blogger, anche quelli che non ho nominato, che sono nell'elenco o che ci saranno in futuro e per quelli che passano di tanto in tanto o per caso!   

13 luglio 2012

Tu non sai. Alda Merini



Tu non sai: ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano
o diventano sogni.
Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l'ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire

12 luglio 2012

Il Blu e l'Arcobaleno, i colori di Goethe

A me piacciono gli arcobaleni
risposta di Goethe quando gli chiesero quale fosse il suo colore preferito.

Werther medita il suicidio, Johann Daniel Donat 
Werther indossa la marsina blu, diventata poi di moda. 
Non ero a conoscenza che Goethe avesse scritto un testo sulla teoria dei colori. Era anche un pittore e quindi il suo interesse ai colori, in fondo, non è così incomprensibile. Goethe stesso era molto orgoglioso del suo saggio Teoria dei colori, tanto da riferire: "Di tutto quello che ho fatto come poeta, non ottengo nessuna vanità. … ma essere stato l'unico del mio secolo che ha visto chiaro nella difficile scienza dei colori, ebbene sì, di questo vado fiero, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi". Per Goethe i colori rientrano in un campo della conoscenza che non possono essere ridotti allo studio e alle definizioni matematiche, da qui la critica alla teoria sui colori di Newton: "Quelli che compongono con luci di colori la luce unica ed essenzialmente bianca, sono i veri oscurantisti." Al protagonista de I dolori del giovane Werther (1774) è legato il successo del colore blu; lo storico francese Michel Pastoureau afferma, nel suo libro Blu.Storia di un colore (2000), che proprio l’opera di Goethe influenzò il mondo della moda, tanto che nei successivi 10 anni dall’uscita del libro, il capo più richiesto dai giovani di tutta Europa fu “l’abito alla Werther” ossia la marsina blu che il giovane indossava quando conobbe Carlotta. Lo stesso Goethe vestiva spesso di blu, e nella sua Teoria dei Colori definì l'associazione del blu e del giallo come l'armonia cromatica assoluta.

Picasso ebbe il suo "periodo blu" 
Facendo un passo indietro, sempre secondo Michel Pastoureau sembra che il blu cominciò a presentarsi sulla scena culturale e religiosa nel 1100, così in pittura, il mantello della Vergine, che fino ad allora era stato quasi sempre dipinto di scuro, violetto o bianco in segno di lutto ed afflizione, diventò blu chiaro e luminoso, trasformandosi in un simbolo di purezza e misericordia. In ambito religioso architettonico comparve nelle vetrate delle cattedrali, mentre tra il 1230 e il 1250 cominciarono a vestirsi di blu sia Luigi IX che Enrico III d’Inghilterra. I protestanti della riforma luterana opposero agli sgargianti colori della Chiesa romana il nero e il blu, che divennero entrambi - nella vita quotidiana come nelle tele dei grandi pittori nordici - gli unici colori degni di un buon cristiano, simbolo di serietà e profondità. Il Romanticismo adottò il blu come luogo dove risiedevano i grandi ispiratori della poesia: la luna, le stelle, il sogno e soprattutto, l’assoluto. Il cielo e il mare che ci circondano sono blu, siamo circondati dal blu. Come spesso accade le scoperte dei romantici sono in realtà delle riscoperte legate al mondo antico, già gli antichi egizi avevano una ricca volta celeste di divinità, tra queste la dea Nut che veniva rappresentata con il corpo blu ricoperto di stelle di vario colore. Oppure Amon era di colore azzurro. Gli stessi faraoni egizi avevano barbe e parrucche blu, colore molto utilizzato nella decorazione dei sarcofagi e delle maschere funerarie. Esisteva il blu egizio ottenuto con una miscela di sabbia, rame e carbonato di soda cristallizzato. E le favole? Azzurro è anche il Principe, sembra che il Principe azzurro sia comparso verso la metà del 1200, principe contraddistinto dall’amore per la giustizia e la lealtà; prima del 1200 i principi e cavalieri conosciuti erano quelli della saga di Re Artù: c’erano i cavalieri rossi (di solito negativi) i cavalieri neri (che nascondono la loro identità) i cavalieri bianchi (di solito saggi) e i verdi (giovani ed inesperti); e poi i capelli della Fata Turchina che come una nuvola di cielo azzurro segue e protegge Pinocchio nelle sue avventure; la barba di Barbablù che non ricorda niente di positivo ma del blu ne ha l’oscurità legata alla notte; e i più attuali Puffi che sono tutti blu; e Barbabravo? Il Barbapapà veterinario che del blu ha le caratteristica della serietà, affidabilità e della conoscenza (secondo gli gnostici il blu è il colore della sophia = sapienza divina).

                                          
La terrà è blu […] Che meraviglia. E’ incredibile.
Jurij Gagarin nel 1961, osservando la Terra dalla Luna

9 luglio 2012

Un post giallo!

Esposizione dei classici stivali
in gomma gialli
Il giallo è un colore spesso associato al pericolo, ad una minaccia. Nel mondo animale il giallo, quando è insieme al nero, avverte gli animali di un pericolo: nero e giallo lo troviamo quindi nelle api, nelle vespe e in alcuni animali marini tossici o dotati di pungiglione che, in questo modo, comunicano la loro pericolosità agli altri. Il tassista Harry N. Allen intuì che il colore giallo era il più visibile, soprattutto in una città come New York e verniciò il suo taxi di giallo, da qui ebbe inizio la tradizione dello Yellow Cab. Sembra che anche gli scuolabus siano gialli per essere meglio visti. Sempre rimanendo in ambito automobilistico, la bandiera gialla durante le corse indica pericolo e, il semaforo giallo, che bisogna fare attenzione perché sta arrivando il rosso e fermarsi. Nell'antica Grecia, visibili e ritenuti pericolosi erano i folli che dovevano indossare abiti gialli per essere riconosciuti. Un colore non solo con accezioni negative ma anche con il rovescio della medaglia: giallo come l’oro, come il sole, così in Oriente, e non solo; nel Giappone Imperiale indumenti gialli potevano essere indossati solo da appartenenti alla famiglia reale.
Anche nell’Antico Egitto il giallo è indice di preziosità e associato al divino, spesso troviamo dipinte in giallo le divinità femminili. Un colore prezioso, non solo simbolicamente, ma anche dal punto di vista economico,  in quanto tra i suoi componenti si trovava l'orpimento, un minerale molto raro, importato in Egitto dai paesi asiatici. Secondo la cromoterapia darebbe forza ed energia proprio perché il colore del sole. Giallo come un campo di grano ma, se vi trovate di fronte ad un campo di rose gialle, allora attenti, siete di fronte a tanta gelosia e, sulla vostra possibile fine, potrebbero perfino scrivere un vero e proprio giallo. Nella moda è un colore controverso, non sta bene a tutti, o forse, associato come è al pericolo, mette in allarme? Pensate all’impermeabile di gomma giallo, lo trovo carismatico, abbinato con gli stivali di gomma dello stesso colore, sotto la pioggia in una giornata grigia e in mezzo al grigio, voi: una chiazza di sole.


Nel 2011 uscì la notizia che il colore giallo dei quadri di Vincent Van Gogh mostrerebbe i preoccupanti segni di una trasformazione chimica, che potrebbe portare il giallo dei 'Girasoli' a spegnersi lentamente. Secondo Costanza Miliani, ricercatrice dell’Istm-Cnr: ''Le varie sfumature del giallo, tipiche della vibrante pittura di Vincent van Gogh e di molti altri impressionisti come Seraut, Pissarro, Manet e Reinoir, sono a rischio. I gialli a base di cromato di piombo (giallo cromo), a dispetto della bellezza e intensità delle tinte, sono caratterizzati da una scarsa stabilità chimica e fotochimica che si manifesta nel tempo con un marcato imbrunimento''. I pittori del XIX secolo furono immediatamente attratti dalle possibilità espressive dei pigmenti di nuova formulazione che vennero introdotti nel mercato grazie all'evoluzione della chimica di sintesi. Alcuni di questi pigmenti moderni hanno mostrato nel tempo una maggiore reattività rispetto agli agenti atmosferici come luce, temperatura e umidità, rispetto ai materiali naturali dell'arte tradizionale che invece furono selezionati empiricamente nel corso dei secoli dagli antichi maestri. (fonte: adnkronos).

E su suggerimento dell'amica blogger AlmaCattleya vi consiglio questo video realizzato da Letizia Telesforo:

YELLOW - Thomas Bergersen - Starchild

8 luglio 2012

La Biblioteca del Leopardi ... e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Particolare del manifesto della mostra:
Giacomo dei Libri. La biblioteca Leopardi come spazio delle idee
che si terrà  a palazzo Leopardi  fino al 31 dicembre 2013.
La prima volta che sono entrata nella biblioteca del Leopardi, in quel luogo dove il poeta trascorse, visse i suoi 7 anni di studio matto e disperatissimo, avrei voluto essere da sola, invece c’era un piccolo gruppo di turisti e la guida che spiegava, ma soprattutto ti osservava. Che senso di prigionia quando ti osservano in un luogo dove TU e solo TU vuoi osservare, respirare quel luogo impregnato di quell’anima che senti simile a te più di chiunque altro conoscente. Allora nemmeno ventenne, in quel momento avrei voluto passare un’intera giornata, compresa la notte, in quel Palazzo – da sola – mi sarei comportata come una guida, o un fantasma malinconico, non avrei toccato niente, avrei solo inspirato e contemplato. Forse se fossi stato un capo di Stato me lo avrebbero concesso, chissà, ma non lo sono ora un capo di Stato figuratevi a 20 anni! E poi, una che scrive Stato con la maiuscola e capo con la minuscola, ma dove pensa di andare in questo mondo ruffiano?
Ci tornerò dopo più di 20 anni da quella prima esperienza, ci sono nuove stanze restaurate e, così cambiate, aperte al pubblico; sicuramente ci sarà stato in questi 20 anni un aumento del “marketing del souvenir”, un aumento del turismo “culturale” che cresce come una pianta infestante intorno ad un’anima eletta. Farò finta di niente. Spero non ci sia nessuna guida che parli e osservi me che dovrò osservare e parlare con chi so io. Noi due soli. Noi due, soli.
Altri post: Benedetta tristezza
Almeno un piccolo ghigno!
Il Cielo dei poeti e degli extraterrestri

6 luglio 2012

Quando l'allievo è pronto, il maestro appare (detto Buddhista)

Il rapporto tra maestro e allievo mi ha sempre affascinato, da quando ho cominciato a praticare yoga, passando per lo studio della cultura giapponese e del buddhismo; il nome stesso del mio blog, Kokoro, è il titolo di un romanzo ambientato nel Giappone sul finire dell'epoca Meiji, dove il tema narrato è proprio il rapporto tra un maestro e il suo allievo. 
Quando l'allievo è pronto il maestro appare…non si può essere scelti come allievi, si cammina, si procede e si progredisce a livello interiore, spirituale fino a quando ci sarà una attrazione, qualcosa che risponde alla legge di affinità, che ci porta ad essere avvicinati da un maestro, ossia un qualcuno che, in qualsiasi ambito o percorso vi trovate, vi prenderà per mano, a volte conducendovi per anni, a volte anche per pochi minuti. Minuti che nella vostra mente dureranno una vita intera. Vi si avvicina, vi riconosce o forse, "vi sente". Succede, lo so per certo. A volte, potreste pensare “Ma, questo come ha capito? Da dove spunta fuori?” Vi sembrerà un caso, non è un caso, è l’insieme dei vostri pensieri, delle vostre azioni che in modo corale hanno creato un’affinità con il vostro maestro che è apparso. Credo all’istinto, agli istinti che si riconoscono; ogni giorno che passa divento sempre meno terrena. Mi sto avvicinando alla morte? Già, domanda retorica, tutti ci avviciniamo, ogni giorno, alle braccia della nera signora.

Avere un maestro è cosa rassicurante. Il pensiero, da solo, liberamente spazia, vola sulla spuma di onde tempestose e trascinanti, si acquieta su lagune incantate, ma quando può tornare dal maestro, riacquista forza e la capacità di altri voli e di altri sogni. (Anna Giacomini)

Un giorno l’allievo chiese al Maestro: “Maestro, ebbene, qual’ è il Giusto Sentiero?”. Il Maestro lo guardò e rispose: “Solo chi si addentra nel bosco può riuscire a vedere fiori meravigliosi, insetti fantastici, sassi stupendi e levigati dal vento”. L’allievo rispose: “Ma Maestro, se entrerò nel bosco, rischierò di perdermi”. Il Maestro rispose: “Solo chi non ha timore di conoscere, non si perderà”. Tutti gli altri vagheranno al di fuori del bosco, cercando il sentiero, ma non lo troveranno mai”. Il Maestro proseguì: “Hai mai conosciuto Dio?”. L’allievo disse: “Ma nessuno può conoscere l’Altissimo”. Il Maestro disse: “Solo chi ha il coraggio di guardare dentro sé stesso, può scorgerlo. Egli è abbagliante come mille soli. Egli è nel contempo Padre e Madre, maschile e femminile, Luce ed Ombra. Solo chi comprende questo potrà conoscerlo”. (Il cosmopolita)
 Il Maestro non può essere tale se non è anche a sua volta allievo. Imparare è un'arte, insegnare è un'arte, ma imparare è cento volte superiore all'insegnare. (BKS Iyengar   Maestro Yogi)
In questi rapporti l’allievo non rappresenta un travaso delle conoscenze del maestro, non impara quello che il maestro già sa, vive con lui in una affinità sottile che si capta in due. A volte si dice “l’allievo ha superato il maestro” e il maestro non ti segue più, non per abbandonarti, come, a volte, potrebbe pensare un allievo intristito (ma forse, lo è solamente a causa della crisi di crescita),  ma perché non ha più niente da aggiungere e ti lascia andare oltre; quel maestro è stato il trampolino che ti ha dato la spinta per andare ancora di più oltre: la conoscenza di te stesso. 

4 luglio 2012

Barbablù, una vera favola o la vera storia del presunto serial killer Gilles de Rais?

Illustrazione di  Alessandra Psacharopulo.
Altri suoi lavori li potete trovare nel blog 
alepsacha.blogspot.com


La fiaba inizia descrivendo le ricchezze di Barbablù: oro, argento e ricami che ci danno l’impressione dello sfarzo ma anche dell’eleganza; poi arriva il contrasto nella vita di quest’ uomo, che “per sua disgrazia, aveva la barba blu e che questa lo rendesse così brutto e spaventoso che non c’era donna, ragazza o maritata che, soltanto a vederlo, non fuggisse a gambe levate dalla paura.” E, poche righe successive, si aggiunge il mistero: aveva sposato alcune donne ma erano scomparse senza lasciare alcuna traccia. Sposerà una giovanissima ragazza per la quale, di fronte a tanta ricchezza, la barba blu non sembrerà poi così blu. Un giorno Barbablù parte per un viaggio e consegna alla giovane moglie tutte le chiavi di sua proprietà, con queste potrà aprire scrigni che contengono oggetti preziosi, mobili che custodiscono raffinati piatti in oro e argento ma, di fronte a tutta questa luce emanata dalla ricchezza, ecco di nuovo il buio, l’ignoto: tra queste chiavi c’è una piccola chiave “è quella della stanzina, che rimane in fondo al gran corridoio del pian terreno”. Viene istintivo immaginare questo corridoio come buio e, capovolgendo l’immagine, come una sorta di pozzo di cui non si nota il fondo oscuro. In tanta apparente bellezza si nasconde un luogo segreto e proibito. Come resistere alla tentazione? Abbiamo ancora una nuova Eva che viene messa alla prova? Io, uomo, ti consegno tante possibilità, tanti paradisi ma tu, donna, non ti farai tentare. Perrault è stato anche accusato di misoginia, se si segue questa teoria, allora la favola non sarebbe un insegnamento positivo, come di solito sono le favole, ma avrebbe ancora un aspetto punitivo verso la disubbidienza della donna nei confronti dell’uomo. Ecco come Perrault descrive la giovane sposa: “…non si divertiva punto alla vista di tante ricchezze, tormentata, com'era, dalla gran curiosità di andare a vedere la stanzina del pian terreno. E non potendo più stare alle mosse, senza badare alla sconvenienza di lasciar lì su due piedi tutta la compagnia, prese per una scaletta segreta, e scese giù con tanta furia, che due o tre volte ci corse poco non si rompesse l'osso del collo.” Non sembra che Perrault abbia molta compassione per chi, come lui sa, sta andando incontro ad una probabile morte violenta, piuttosto la donna disubbidiente sembra la colpevole. Aprirà la porta e vedrà quale fine l’attende per aver disubbidito: essere decapitata, così come è stato per le mogli precedenti di Barbablù. Ha il suo destino davanti agli occhi. Comunque si salverà, grazie ad altri due uomini che, essendo i suoi fratelli, rimangono dominanti sul marito della sorella, come accadeva in tempi passati e, purtroppo, anche in alcune culture del mondo attuale.

Secondo il libro di Ernesto Ferrero Barbablù. Gilles de Rais e iltramonto del Medioevo, il Barbablu di Perrault è stato un serial killer vissuto nel Medioevo che rispondeva al nome di Gilles de Rais, maresciallo di Francia ed eroe nazionale della liberazione di Orléans, compagno prediletto di Giovanna d'Arco. Questi, tra il 1432 e il 1440, è accusato di aver violentato e ucciso decine, forse centinaia di ragazzi per il puro piacere personale; scoperto e processato, si pente e muore da santo.
La storia illustrata della fiaba di Barbablù su Galleria delle Fiabe la rubrica di Fiabe in analisi

2 luglio 2012

Rosae - Rosarum, M'ama, non m'ama... Rosa o Margherita?

Nonostante il mio amore per le piante, non ho mai avuto una particolare attrazione per le rose, non ne ho mai posseduta una, se non quelle piccolissime in vasetti da 3 cm e che, dopo poche settimane dall’acquisto sono morte. Anche della loro morte non mi sono interessata, marcite per troppo acqua o seccate per troppa sete? Chissà!
Così, sono andata a vedere il simbolismo di questo fiore tanto amato dai più, magari lì avrei trovato una risposta atavica alla mia moderna antipatia verso questo fiore.
Soprattutto nella ricchissima simbologia medievale la Rosa ha un ruolo di primo piano, tanti erano i significati esoterici o popolari, religiosi o letterari che era chiamata ad incarnare in un intreccio semantico di variabili, quali forma, colore, profumo, numero dei petali, presenza di spine. Con quest’ultime, le spine, la rosa cerca di difendersi dalla profanazione, simboleggiando così riservatezza e silenzio, tanto che fu eletta a simbolo di segreto non a tutti accessibile - si pensi al cuore delle rose intuibile eppur recondito e nascosto - .
Furono sempre i Greci che per primi usarono l’espressione, poi latinizzata “in sub rosa” (sotto la rosa) per indicare un fatto segreto e misterioso in questa accezione, la rosa la troviamo incisa sui confessionali.
Un altro simbolo sacro della Rosa è direttamente mutuato dalla sua forma circolare e dalla disposizione dei petali, come un disco solare, così troviamo un'interessante stilizzazione della Rosa nei rosoni che, insieme alle finestre a feritoia laterali, illuminavano le vaste e scure cattedrali gotiche. I rosoni nel rappresentare, per la loro forma, la bellezza e la perfezione della Creazione, sono altresì proiezioni del mistero Luce-Tenebra. La disposizione dei tre rosoni nel costante orientamento dell’architettura delle cattedrali suggerisce un nesso con la scienza alchemica: nel corso della giornata, seguendo il percorso del disco solare, nei tre rosoni si succedono i colori dell'Universo secondo un processo circolare che va dal nero (il rosone settentrionale mai illuminato dal sole), al colore bianco (il rosone del transetto meridionale illuminato a mezzogiorno) e al colore rosso (il rosone del portale illuminato al tramonto). 
Nell'antica Roma, le rose rientravano nel culto dei morti come simbolo di rigenerazione, per questo erano portate sulle tombe degli avi, offerte ai defunti. Oggi sarebbe un “lusso” portare rose in un cimitero, sarebbe considerato uno spreco…e qui ci sarebbe molto da dire, il fiore lo doniamo al morto, come regalo o lo mettiamo così, tanto per far vedere agli altri che non dimentichiamo i nostri morti?
Comunque, ho forse capito la mia antipatia per le rose: troppe chiese, decorazioni, quella loro bellezza con il capo reclinato da finta modestia di chi sa di essere ammirata, no preferisco la margherita, netta ben delineata, con il fiore aperto e mai reclinato. La rosa è per chi si ama, la margherita, con il suo “m’ma non m’ama”  ti dice chi e se ti ama e, come potrebbe mentire se, tra i vari significati della margherita c’è il concetto di “verità”?  Sembra che questa pratica, del "m'ama non m'ama"  fosse stata pronunciata per la prima volta in epoca vittoriana da una cameriera che dopo una delusione d’amore, desiderava trovare un nuovo amore. Allo stesso modo nel romanzo “Faust” di Goethe,  Margherita interrogava il fiore omonimo per sapere se Faust la amava.