29 aprile 2012

Totò, clown e barboni

Ancora un brano dove il protagonista è il cassonetto.
Sono attratto dai cassonetti, dalle notti invernali passate all’addiaccio, dalle scatole di cartone lasciate vicino ai cassonetti. Un cassonetto è il sunto del mondo. Ho letto molto e mi piace scrivere. La scrittura e la lettura sono amate molto dai barboni veri perché sono mezzi che alienano e che supportano. Ma io non sono un vero barbone, per questo non leggo più e scrivo meno: sono un alienato senza supporto. Ciò non toglie che vivo abbastanza bene, lavoro molto: undici dodici ore al giorno senza che mi vengano pagati gli straordinari, anche perché oggi non pagano neanche uno stipendio per la sopravvivenza; anche per questo sono barbone. Siamo una società di barboni, me lo sentivo da anni. Ho sempre captato in anticipo. Nei cassonetti ruota la vita di una città: ci puoi leggere dei messaggi di tifosi, politici, innamorati (questi di solito quando la storia d'amore è finita); dentro ci puoi trovare di tutto: il barbone vero ci trova di che vivere, a volte ci trovi anche dei neonati.
 Intorno ad un cassonetto ci sono materassi, sedie, valigie che fanno pensare a un trasloco o a uno sfratto immediato. Immediato … oggi non c’è quasi più niente che possa definirsi immediato. E’ tutto estremamente lento, per non dire fermo. Sono nato nel ‘67 dopo la grande alluvione che colpì la Toscana e prima del 68 periodo della protesta studentesca il ‘67 serviva da passaggio, ma non aveva caratteristiche per cui valga la pena essere ricordato; nel ‘67 morì Totò e questo sottolineò la morte dell’allegria per quell’anno. Così la mia terra nel ‘67 era completamente fradicia e le case, in parte, erano da sfangare. Dalla protesta del ‘68 la Toscana fu poco colpita perché tutto ciò che colpisce il territorio in modo nazionale, di solito tocca poco, questa Regione. Non mi beo di essere barbone, non è una presa di posizione, lo pensano in molti che sia così, lo so, ma non mi interessa convincere nessuno della mia verità, è mia ed già condivisa così. Si può diventare barboni da un momento all'altro: conosco persone che lo sono diventate nel giro di un mese. Basta che un grande e positivo evento accada a ridosso di un avvenimento altrettanto importante ma profondamente doloroso che lo stress emozionale ti frega e sei morto, cioè barbone dentro. Così una vita che è stato tra virgolette, normale, in trenta giorni diventa una vita messa lì da una parte e la guardi, la fissi, sì forse è la tua ma è lontana. (scritto nel 1999)

Totò, 15 febbraio 1898 – 15 aprile 1967
"...Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono,
ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno,
un pò per amor Tuo, e un pò perchè hanno pagato il biglietto.
Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure
questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con
disinvoltura.  C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità,
noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su
questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri".

Preghiera del clown, tratta dal film "Il più comico spettacolo del mondo"

26 aprile 2012

Oggi gatto Lucrezio compie 7 anni

Questo nella foto è Lucrezio, il mio convivente da 7 anni. Dopo un periodo di sopportazione siamo passati al compromesso: fusa in cambio di croccantini, cuccia fornita di un maglione di lana, lettiera che fa la palla e un posticino nel letto durante l'inverno.


....dimenticavo...ho dovuto cedere anche la coperta sul divano.
Qui aveva pochi mesi e si accontentava di un semplice cuscino: era solo una tattica per capire quando avrebbe potuto prendere il sopravvento.

25 aprile 2012

Il branco e la Concordia


Foto tratta da Giornale di Sicilia.it
Scattare delle foto con lo sfondo della Concordia, mentre ci sono ancora dentro dei morti, 
è come se qualcuno venisse al vostro funerale a farsi una foto che abbia come sfondo 
la vostra bara e i vostri parenti che vi piangono.

24 aprile 2012

Notte che porti consiglio

Foto www.sxc.hu

Notte che porti consiglio
e che con la tua oscurità illumini tutto ciò che dentro di me
è ancora sconosciuto
e che rendi comprensibile e chiaro
il film del giorno passato.

Fammi sapere saggia notte
come finirà questa salita
e non importa sapere quanta strada ci sarà
ma se ci sarà una vetta,
e allora notte che questa non sia una buona notte
ma una vera notte dove il consiglio
sia fatto di buon senso
il buon senso della notte

E allora saggia notte fammi sapere
che cosa devo fare per fermare questo mare
dentro di me,
notte parla alla luna
e alle sue maree
e se non ti ascolta oscurala

Buonanotte vera notte senza la luna
che mi inonda e poi mi lascia in secca
notte che porti consiglio
raro se fatto di buon senso
raro come la pace della notte,
senza sognare di desiderare
un altro giorno passato a resistere
fino a sentire che tu, vera notte,
sei risorta.
Tutti i diritti riservati

23 aprile 2012

Siam tre piccoli porcellin..siamo tre fratellin

Quella de I tre porcellini è una fiaba scritta da Jacobs Joseph (1854–1916) e nella versione originale i tre protagonisti non hanno un nome ma sono indicati come porcellino piccolo, medio e grande.
Nella versione prodotta da Walt Disney i tre porcellini si chiamano Timmy , il Pifferaio (Fifer Pig), Tommy, il Violinista (Fiddler Pig) e Gimmy il Pratico (Practical Pig), e la storia ha qualche particolare diverso da quella originale; in Disney il fratello maggiore dà ospitalità ai due fratelli più piccoli, ai quali il lupo ha distrutto le casette di paglia e di legno, e può così salvarli. 
Eccoli qui nella foto che suonano allegramente dopo aver sconfitto il lupo (nella versione originale i più giovani Tommy e Timmy verranno mangiati dal lupo). Vestito da muratore Gimmi che, oltre a saper costruire una casa resistente alle minacce del lupo, è  un abile pianista. Sulla parete è attaccato un quadro che rappresenta la fine del loro padre (diventato salsiccia); un quadro che funge da ricordo e da previsione: la stessa fine potrebbe capitare a loro. E intanto cantano. Forse sanno che con la loro abilità hanno sconfitto il lupo, riusciranno ad evitare di diventare salsiccia? La fine del loro padre era scontata: la fine che ci si aspetta faccia un maiale ma adesso i porcellini, in particolare Tommi, si sono evoluti, forse sconfiggeranno il loro destino.

20 aprile 2012

La conchiglia di San Giacomo e di Venere del Botticelli

Quante volte abbiamo appoggiato l’orecchio ad una conchiglia per “ascoltare” il mare e lo abbiamo sentito andare e venire e anche, a volte, un po’ agitato. Abbiamo pensato fosse tutto il mare che la conchiglia aveva assorbito, tutto il mare da cui era stata attraversata e che la conchiglia aveva lasciato passare. Per questo è stata associata a simbolo dell’accoglienza. Ma quando si chiude, difficile aprirla, con la sua forza tiene sigillato il suono del mare: accoglienza ma anche prigione. Se facciamo qualcosa da bambini che ci dà curiosità e poi lo ricordiamo per tutta la vita, una qualche verità quel gesto la deve avere. La conchiglia è da prima custode di cibo: il mollusco nutriente, ricco di proprietà nutritive era molto apprezzato da chi viveva vicino al mare o dagli stessi pescatori che lo consumavano crudo. Dopodiché diventava un oggetto utile per molti scopi: se forato o soffiandoci era uno strumento musicale, un richiamo simile al corno, si potevano legare insieme e formare dei sonagli, monili o collane fino a veri e propri amuleti.
Pecten jacobaeus, noto come capasanta, 
o conchiglia di San Giacomo
In particolare una specie di conchiglia, la Capasanta per via della sua forma a ventaglio, simile ai raggi del Sole, divenne un simbolo assai diffuso. Simile al sole, divenne emblema del Pellegrinaggio a Compostela (Campus Stellae, “il campo della stella” o "il luogo della stella”), proprio perché la cattedrale di Santiago sorge dove una stella apparve in cielo ad indicare il luogo in cui si trovavano le spoglie di San Giacomo. La sua forma a ventaglio, formato da coste che dalla parte più ampia si riuniscono alla base, fa pensare al percorso solitario di ciascun uomo (il pellegrino) che converge verso una stessa meta comune (il Santuario). Fin dal Medioevo, epoca di grandi pellegrinaggi, molti pellegrini proseguivano il viaggio oltre Compostela fino nel Finisterre (“dove finisce la terra”) sull’Oceano Atlantico, oltre non c’era niente. Qui tramontava il sole, terminava la Terra e terminava anche il viaggio del pellegrino, una fine tangibile, evidente. Era come guardare in faccia la morte o l’eternità. Qui raccoglievano le conchiglie e le portavano a casa come augurio e a dimostrazione che il loro pellegrinaggio era realmente avvenuto e che una stella l’avevano raggiunta.
In una capasanta rovesciata Botticelli ha dipinto la Nascita di Venere,
riprendendo il mito secondo cui Venere era nata da una conchiglia
fecondata alla schiuma del mare al largo di Cipro.
Per Approfondimenti vi consiglio il post Afrodide Anadiomene sul blog Farfalle eterne

19 aprile 2012

Sono a dieta (non per mia scelta)




Profitterol di 440 kg, realizzato con 6.500 bignè farciti con 220 litri di panna
e ricoperto con 120 litri di cioccolata fondente

Addio!
Addio, monte sorgente da panna ed elevato al palato 
Cime ineguali 
Note a chi di te ha spesso abusato e, impresse nel cucchiaio, come la crema o il cioccolato. 
Quante volte, lentamente, ho preso il cucchiaino e l’ ho affondato in un bignè: 
esplosione di crema, panna e cioccolato e il cucchiaino lì felice e inondato. 
Torrenti di cioccolato nero o bianco, si sa: più sano è il fondente ma chi se ne frega, 
la passione non ha le ragioni della mente. 
Più piccola di fronte a te, ora so cosa prova una formica davanti a una fetta di pancarrè! 
Come nuvole a fiocchi, 
ciuffi di panna sparse e biancheggianti sul pendìo 
come branchi di pecore pascenti Addio! (1) 
Addio profitterol 
montagna brulla che frana nel palato 
e fa esplodere il suo cuore morbido che ne rimani incantato.


(1) Addio ai Monti dal capitolo VIII de "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni

13 aprile 2012

Bambole russe e giapponesi: Matrioske e Kokeshi

Il Seme all'interno della Madre
Fukuruma, Giappone, 1890
La matrioska (la tradizionale bambola di legno made in Russia) è formata da una bambola, detta madre, che contiene un’altra bambola più giovane che a sua volta ne contiene un’altra più piccola e così fino ad arrivare, nelle versioni tradizionali, a 8 bamboline di legno, l’ultima molto piccola, non si apre e non contiene nessuno, è detta: il seme. Eppure, a pensarci bene, il seme contiene il tutto. Viste al contrario, dalla più piccola alla più grande, si ha la crescita, ossia il seme diventa, passando a dimensioni sempre maggiori, la più grande. Le Matrioske sono bambole russe, risalenti alla seconda metà del 1800. Pare che l'imprenditore Savva Mamontov (collezionista di giocattoli)  abbia acquistato delle bambole di legno giapponesi che rappresentavano il saggio monaco buddista Fukuruma, dentro c’erano quattro personaggi racchiusi uno nell'altro. Da qui l'idea di realizzare la prima Matrioska, composta da otto pezzi, realizzata nella città di Sergiev-Posad dall’artista Serghej Maljutin.
Bambole Kokeshi
Per la loro origine nipponica sono state spesso ritenute una derivazione delle bambole di legno giapponesi chiamate Kokeshi. Queste, in realtà, non hanno caratteristiche culturali simili alle matrioske, a parte che sono realizzate con il legno e dipinte; sembra che il nome kokeshi significhi letteralmente "senza il bambino", ossia erano probabilmente donate  quando moriva un bambino, alla madre. Forse "sostituivano" quei bambini che venivano uccisi volontariamente dai genitori, ne rappresentavano lo spirito; fino all’epoca Meiji (periodo del Regno Illuminato 1868 - 1912), in Giappone era consentito “abbandonare” un figlio indesiderato agli spiriti delle foreste perché potessero avere una vita migliore. La maggior parte delle kokeshi hanno caratteristiche femminili in quanto erano proprio le bambine ad essere le prime vittime.


Per Approfondimenti: Dimaco's matrioska

12 aprile 2012

Io resto qui! 8° Malessere della Sposa del Diavolo

Ho sentito – me lo ha detto l’ultimo dannato che è arrivato qui all’Inferno - che sulla Terra vi sta andando sempre peggio. Che non sia mai che mi tocchi fare un trasloco e trasferirmi sulla Terra! Ci ho vissuto un tempo, secoli fa, col cavolo che ci ritornerei. Rimpianti? Nessuno. Certo ultimamente sta diventando un posto allettante per tutti i miei dannati che mi domandano, con i loro occhi infuocati, se ci trasferiremo. Così li rimetto al loro posto: “smettetela, si riprenderanno” ma si sa che la Sposa del Diavolo, quando dice qualcosa di buono, usa la menzogna. Quando ero viva sulla Terra (ma vi garantisco che mi sento più viva qui all’Inferno) lo dicevo che gli uomini sono di indole malefica, vi ingannate l’uno con l’altro, vi diffamate. Ho sentito dire che ultimamente va di moda la tiritera “chi è ricco è sempre più ricco, chi è povero è sempre più povero” oh bella! Chissà perché?!! Perché siete tanto onesti e corretti? No, no non mi voglio trasferire, cercate di fare qualcosa di positivo – ma cosa sto dicendo!? Vi dovrei istigare ad agire verso il male – ma voi siete già nel male - fate qualcosa di positivo o altrimenti devo prendere domicilio sulla Terra. Non avrei mai pensato di rivolgermi a voi con questa supplica: ma è evidente che da quando sono diventata mamma sono anche più dolce, me lo dice sempre anche mio marito, il Diavolo, che sta pensando di chiedere il divorzio perché dice: “non sei più quella vipera che ho sposato”. Lo dicono anche a voi sulla Terra, vero? o a voi dicono il contrario, che vi sposate tutte dolci e poi diventate vipere? a voi dicono questo, se ricordo bene. Care donne della Terra, se volete un consiglio, una spalla su cui piangere contattatemi, anche se tutte le lacrime delle donne della Terra potrebbero far spegnere le fiamme del mio caldo Inferno. 

9 aprile 2012

La scarpetta di Cenerentola

Smemorina trasforma la zucca in carrozza. 
I topolini, intanto, aspettano di essere trasformati in cavalli.
Fiaba di grandi e continue trasformazioni: topi che diventano cavalli, zucche che diventano carrozze, vestiti sporchi e laceri che diventano, con la dovuta magia, vesti preziose e ricamate. E la cenere che circonda la vita di Cenerentola diventa polvere magica che esce dalla bacchetta della fata Smemorina (in Walt Disney), come dire: cenere sei e polvere magica diventerai! Già Cenerentola ha in sé questa magia, quella di vedere la sua vita misera e umiliata con una luce che trasforma ogni elemento che la circonda, riversando amore nei confronti degli animali di casa o stringendo amicizia con una capretta che la salverà, dando la vita per lei; ha la capacità di vedere oltre l’apparenza, trasformando il “metallo vile” in oro. A questo punto c’è da dire che nella versione dei Grimm la scarpetta, che è passata alla storia come scarpetta di cristallo, fosse in realtà (la realtà dei Grimm) d’oro, il metallo che gli alchimisti cercavano di riprodurre partendo da metalli meno nobili. Forte in Cenerentola il contrasto tra reale e ideale, giorno e notte (la notte è il momento dell’incantesimo che rende possibile l’ideale che non consiste solamente di scarpette di cristallo o oro e vestiti preziosi ma è soprattutto la luce e la bellezza interiore di Cenerentola, la sua vera essenza, che nell’incantesimo della notte si realizza).Il termine scarpa deriva  dal latino, "scalpere", incidere, verbo affine a "sculpere", scolpire. Un oggetto dalla forma scolpita che prende la forma del piede che la calza. La scarpetta di Cenerentola no, che sia d’oro, come quella dei Grimm, o di cristallo, come nella versione più nota di Perrault, ha una forma propria e non modificabile, tanto è vero che può indossarla solo Cenerentola, non si adatta a nessun altro piede: è stata creata per lei perchè solo lei ha le caratteristiche morali per indossarla. Definita scarpetta o scarpina come per sminuire il suo aspetto per mettere in luce il materiale con cui è fatta, oro o cristallo, questo conta: non la forma ma la sostanza, perchè la sostanza rispecchia l’animo di Cenerentola, trasparente e puro come il cristallo, prezioso e nobile come l’oro. I piedi di Cenerentola poggiano su questi elementi nobili, come dire che il territorio, l’ambiente naturale di Cenerentola è nobile. La cattiveria d’animo di Genoveffa e Anastasia, le sorellastre di Cenerentola, non potranno mai indossare tale scarpetta. Perraul sceglie il cristallo, simbolo di luce, secondo gli antichi Greci paragonabile al ghiaccio dalle caratteristiche lunari; i fratelli Grimm scelgono l’oro, simbolo anch’esso di luce, di fuoco e del sole. La luce è comune ad entrambi, il Sole e la Luna sono opposti ma, come abbiamo precedentemente detto, la vera luce interiore di Cenerentola si realizza di notte e termina con la mezzanotte che segna l’arrivo di un nuovo giorno. Oggi le scarpe sono rilegate ad accessori ma in realtà sono il vestito del piede, lo avvolgono e ne prendono la forma, osservando un paio di scarpe usate si può vedere come la persona cammina, quanto cammina, quale sia la sua postura (di conseguenza anche la maggiore o minore timidezza o introversione). Così la scarpa sembra essere un po' la caricatura di chi la indossa.
Vedi il post Le scarpe nelle fiabe sul blog Fiabe in analisi
La storia illustrata di Cenerentola su Fiabe in analisi - la Galleria delle Fiabe


 «Si può vedere nel dipinto delle scarpe di Van Gogh la rappresentazione 
di un oggetto vissuto dall'artista come una parte importante di se stesso, 
un oggetto nel quale il pittore si osserva come in uno specchio» Meyer Schapiro


6 aprile 2012

Bruegel e Van Gogh al cinema: Lech Majewski e Akira Kurosawa

Ponte di Langlois ad Arles, Van Gogh, (1888)
L'opera di Bruegel "La Salita al Calvario" fa da scenografia al nuovo film  del regista Majewski.
Non so se vi è mai capitato di osservare un quadro e pensare: "Io sono lì, dentro al quadro", più che di fronte; voler incontrare l’autore, che di solito appartiene al passato, e lo si può incontrare solo leggendo la sua biografia ma soprattutto guardando i suoi quadri, l’intensità e profondità delle pennellate che rivelano il temperamento del pittore. Deve averlo pensato il regista giapponese Akira Kurosawa, che decide di entrare nei quadri di Van Gogh, con il suo film, Sogni del 1990, composto da 5 episodi. 
La trama del 5° episodio Corvi descrive un giovane pittore ad una mostra di Van Gogh, di fronte al quadro Ponte di Langlois ad Arles si immerge a tal punto nel quadro che questo prende vita ed egli vi entra: parla con le lavandaie e chiede loro dell’autore; rispondono di fare attenzione perché è appena uscito dal manicomio. Il giovane pittore oltrepassa il ponte levatoio e, attraversando i campi di grano, incontra Van Gogh che sta osservando il paesaggio con in mano carta da disegno, il ragazzo chiede: 
“Non dipinge?”

3 aprile 2012

Punti di vista...Che mamme!!

Mamma Cigno diventa un elegante aliscafo
Mamma Anatra all'occorrenza è un battello
Mamma Gatta adotta pulcini che hanno i suoi stessi colori
Altro post: Sangue del proprio sangue

1 aprile 2012

Salita al Calvario, Bosch

La Salita al Calvario, 1490 (Bosch Vienna)
Fronte: Salita al Calvario Retro: Fanciullo nudo che gioca
Hieronymus Bosch, 1490 (olio su tavola 57,2×32 cm)
Questa tavola ha un retro, ossia c’è un dipinto nella parte frontale: Salita al Calvario e un dipinto sul retro, un bambino che gioca con una girandola e un girello. Le due immagini sono fortemente contrastanti, folla violenta, dolore e grida (che non sentiamo ma ci sono) nel primo quadro; un solo essere umano, nudo e quindi innocente e solo, nel secondo. E’ solo e ci chiediamo: è il Cristo che poi rivediamo dipinto nel Calvario? E’ uno degli appartenenti alla folla, un adulto violento, è uno dei ladroni? Se si tratta di Cristo, i giochi potrebbero essere letti come prefigurazioni degli strumenti della Passione: il legno della croce, la lancia di Longino, i tre chiodi. Potrebbe essere il simbolo dell’infanzia che ha un mondo ideale ed essenziale in contrasto con la caduta dell’essere umano, individui in guerra l’uno con l’altro; una schiera di uomini feroci, superstiziosi, fanatici che insieme portano alla morte un loro simile. Chi di loro sia il bambino in fondo è facile saperlo, tutti sono stati quel bambino. La parte superiore del dipinto è occupata dal Cristo e dalla folla; il viaggio verso la morte è indicato dal rospo sopra lo scudo: il rospo, in quanto animale anfibio, è capace di vivere nell’elemento “acqua” e  nell’elemento “terra”, quindi in senso esoterico è ritenuto capace di attraversare la soglia tra i due mondi della vita e della morte. Nascosto nella terra, luogo delle tenebre e degli inferi, è legato al demonio e alla morte. Nella parte inferiore: guardie, soldati, i due ladroni e un prete, queste figure non sono “folla” indistinta ma, a differenza dei protagonisti del piano superiore del quadro, ricoprono ruoli nella società del tempo o hanno comunque un’identità.