La Rosa e San Valentino

Foto PDPhoto.org

Regina dei fiori,
regina, grazia delle piante,
orgoglio dei pergolati,
rosso dei prati, occhio dei fiori,
la sua dolcezza schiude l’alito d’amore,
fiore favorito di Citera.
Saffo

“Regina dei fiori” così fu definita la rosa dalla poetessa Saffo.
Bellezza e invidia, lo sappiamo dalla mitologia e dalle favole, sono sempre insieme, ed anche nelle leggende sulla rosa abbiamo questo esempio con la dea della natura Cibele che, invidiosa della bellezza di Venere, creò la rosa per oscurarne la bellezza. La rosa nata bianca, sarebbe in seguito diventata di colore rosso per intervento della dea Afrodite: Marte, geloso dell’amore che Venere provava per Adone, si trasformò in cinghiale e uccise Adone, il suo sangue colorò le rose di rosso.
Ai Greci si deve l’espressione, poi latinizzata “in sub rosa” (sotto la rosa) per indicare un fatto segreto e misterioso. Sembra, infatti che i preparativi della battaglia decisiva condotta dai Greci contro i Persiani sia avvenuta sotto un pergolato di rose, tanto che le rose divennero il simbolo della segretezza.  L’espressione “sub rosa” si diffuse fino al Medioevo per diffondersi in tutta Europa, tant’è che per indicare che una conversazione doveva svolgersi in segreto, veniva appesa al soffitto una rosa. Nel 1500 il Papa AdrianoVI fece scolpire su tutti i confessionali una rosa.

Il gatto divino dell'Egitto e il gatto di Satana e delle streghe

Bastet
Foto: Museo Egizio di Torino
Per gli antichi Egizi moltissimi animali erano sacri, ma forse il più amato era il gatto, considerato probabilmente a partire dal 1567 a.C., come manifestazione della dea Bastet, protettrice della fertilità, delle gioie terrene e della salute. Il tempio a lei dedicato si trovava nella città di Bubasti. Uccidere un gatto nell’antico Egitto era giudicato un vero attentato contro la divinità e il reato era punito con la pena di morte. Venivano spesso mummificati e a loro erano dedicate vere e proprie necropoli, milioni di esemplari sono stati ritrovati durante scavi archeologici, bisogna pensare che ogni famiglia possedeva almeno un gatto da trattare con cura e devozione perché ciò avrebbe attirato i favori della dea Bastet.
Anche queste “divinità” tuttavia avranno il loro periodo di decadenza che coinciderà con il Medioevo europeo. Il Cristianesimo intensificò la lotta contro le religioni e le divinità pagane tra cui il culto della dea-gatta Bastet venerata ormai anche in Europa. Ad essere perseguiti come eretici erano in prevalenza gli uomini, in gran parte liberi pensatori che non si volevano sottomettere ai dettami della chiesa ma anche omosessuali e disabili, medici che si opponevano all’abolizione delle norme igienico sanitarie sino ad allora stabilite, donne, accusate di stregoneria. 
Io ti vedo ma tu mi vedi?
Lo vedi il mio corpo?
Forse è il corpo di Satana.

Foto sxc.hu
Gatto, strega e scopa, una terna che raccoglieva tutte le superstizioni del tempo: la scopa era simbolo di pulizia e la pulizia non era ben gradita all’epoca; lo stesso gatto passa gran parte del tempo alla cura e alla pulizia del proprio manto; prendersi cura di un gatto era sufficiente per finire sul rogo da quando Papa Innocenzo VIII nel 1484 aveva scomunicato i gatti. Innocenzo si basava sulla precedente bolla  che Gregorio IX emanò nel 1233 dove condannava il gatto nero come incarnazione di Satana. Il gatto, grazie alla sua vista e al suo finissimo udito è in grado di muoversi agilmente nei luoghi più bui ed in particolare la notte, essendo per istinto un cacciatore; il nero considerato simbolo del male, delle tenebre e degli inferi era quindi il luogo ideale dove collocare il gatto. Il gatto nero riassumeva tutte le caratteristiche quindi dell’oscuro e dell’inferno possibili. Il gatto è anche un animale sensitivo (come gran parte degli animali del resto), prevede i cambiamenti climatici, sembra che senta in anticipo i terremoti e questa è una “magia” che lo fa sembrare simile a Satana. Che cosa dire poi dell’indipendenza che il gatto dimostra anche verso chi si prende cura di lui? Insopportabile per chi ama gli ubbidienti. E il suo sguardo che sembra vedere di più? Insopportabile per chi non ama l’intelligenza; disubbidienti e intelligenti non potevano avere grande fortuna durante l’Inquisizione.

Ero bella allora

Julia Marlowe: Attrice inglese (1865 - 1950);
trasferitasi negli USA, tra il 1888 e il 1924 si affermò,
soprattutto nell'interpretazione dei drammi shakespeariani.

 Lei osservava il suo volto ventenne 

“ero bella allora...”. 
Ma non c’è una donna brutta nelle foto in bianco e nero, 
con cornice ovale in legno, 
contorni sgualciti di giallo, 
e la luce di quello sguardo aperto alla novità di una foto 
nell’unico vestito buono.

Ascolta

Foto  www.sxc.hu
Ascolta, se non hai più niente da dire,
i tuoi passi che adesso battono
un ritmo più lento
il ritmo della vita che comincia
il suo ritorno al riposo

Ascolta, se non sai più cosa dire,
i tuoi pensieri che riordinano i ricordi
mentre osservi i passi decisi
di chi ha una vita
che va verso una vita futura

Ascolta come sei simile al vento
che si è impigliato tra le fronde
e aspetta che si spezzi un ramo 
per riprendere il volo
in direzioni sconosciute 

Ascolta come le risa degli altri
entrano nel tuo cuore
e fanno eco
sulle tue giornate di vecchio

E l'Inferno continua. 7° Malessere della Sposa del Diavolo


La Befana mentre si allontana 
dall'Inferno subito dopo aver
lanciato Diavolino.
Eccomi di nuovo, sono stata lontana tanto tempo ma ho avuto da fare…forse non sono educata a dire così, una spiegazione ve la devo. La notte della Befana, tra il 5 e il 6 gennaio ho avuto un bel bamb…emh diavoletto. Non ero neanche incinta. All’Inferno siamo sterili perché è già troppo affollato. Così, tanto tanto tempo fa, io e mio marito il Diavolo lo abbiamo ordinato a quella vecchiaccia della Befana: ha preteso 7 sacchi di carbone ogni anno per tutta la vita (che da noi vuol dire eternità) le servono per darlo ai bambini cattivi della terra ... ma i bambini cattivi portali direttamente qui, le abbiamo detto, no lei aiuta i genitori a farli diventare buoni facendoli rimanere male con il carbone, i bambini prendono la calza tutti contenti e mentre stanno per afferrare quello che pensano sia il regalo tanto atteso: sorpresa! ecco il carbone dell'inferno perchè sei stato cattivo. Avete uno strano modo per portare il bene, lì sulla terra! Sembra più una pratica infernale.
Diavolino
foto www.sxc.hu
Tutte le notti tra il 5 e il 6 gennaio ho atteso per anni e anni, guardavo il cielo infuocato dell’Inferno e speravo…speravo…speravo e poi, a morte la speranza, maledicevo e imprecavo quando la vedevo passare indifferente e senza rallentare. Quanti lustri passati così, a guardarla volare via insieme ai nostri sacchi di carbone, il migliore che si possa trovare, nessun altro carbone brucia i dannati come fa il nostro! Qui all’Inferno non ci sono né befane né streghe sono tutte in paradiso, dopo essere state bruciate vive sui roghi insieme ai loro gatti, qualcuno ha deciso che meritassero il Paradiso. E comunque io non ce le voglio.
Poi finalmente il giorno funesto (per voi), è arrivato il mio diavoletto, me lo ha buttato giù al volo dalla sua scopa; sulla scopa c'era anche un gatto e questo mi ha fatto sospettare che quella codarda si sia fatta sostituire da una strega per non avere a che fare con il mio diavoletto, maledetta! 
Poi mi sono buttata a terra e ho aperto il fagottino: “Ciao mamma…sei più brutta di quella vecchiaccia della Befana, lo sai?” oh caro, che pensierino diabolico, è tutto suo padre!! Con lui l’inferno avrà un futuro incandescente.

Il migliore amico dell'uomo. Scooby Doo, Pippo, Pluto, Milou e Braccobaldo

Braccobaldo e Scooby Doo
copyright © Hanna e Barbera
Scooby Doo appartiene ad una razza di cani tra le più grandi, la razza alano, ma, come dire… grosso grosso…fifone fifone. Completamente disarticolato potrebbe essere il cane di Olivia di Braccio di Ferro, invece appartiene al giovane Shaggy. Proprietario e cane hanno almeno due cose in comune: facilità a spaventarsi, cercando possibilità di fuga e una grande eterna fame. Shaggy mangia qualsiasi cosa gli capiti sotto mano, Scooby Doo frena le sue fughe solo davanti ai suoi biscotti. Insieme ai loro amici Freddy (calmo e razionale), Daphne (la bella del gruppo), Velma (l’intellettuale) fanno parte dell’agenzia Mistery Inc. Tanto Scooby Doo è sguaiato e sempre in fuga quanto, al contrario Braccobaldo, anche lui realizzato da Hanna e Barbera, è cordiale e di buone maniere, la canzone che canticchia durante le sue tranquille passeggiate suona così “Oh mia cara, oh mia cara Clementina!”. Introduceva il Braccobaldo Show, una serie di cartoni animati, con il jingle “Siamo tutti qui e tutti insieme vogliam vedere il Braccobaldo Bau!”. Anche il suo abbigliamento è elegante: un papillon e cappellini a paglietta. 
copyright © Hergè 
Sempre in azione e soprattutto in partenza è il piccolo Milou, un fox-terrier bianco molto intelligente che accompagna il suo più celebre padrone Tin tin, giovane reporter, dal caratteristico ciuffo di capelli rossi su una testa dalla forma ovale. Cane e padrone viaggeranno per il mondo e perfino sulla luna. Fu ideato e realizzato come fumetto nel 1929 dal disegnatore belga Georges Rèmi che si firma Hergè.
copyright © Walt Disney 
Pluto, il cane di Topolino, è uno dei pochi cani animati che non parla ma abbaia, pensate, in un mondo di fantasia, è un cane inventato per fare il cane! Ha un corpo morbido, elastico che a volte, durante qualche peripezia e capriola rischia di annodarsi. E', fedele, sensibile, curioso e pasticcione, fedele soprattutto al suo fiuto con cui spesso aiuta Topolino nelle sue indagini. Topolino ha anche un altro cane, Pippo, suo migliore amico. Pippo ha le caratteristiche umane e opposte a quelle di Topolino: distratto, poetico e sensibile. Forse fin troppo poetico, tanto che ben presto fu realizzata la versione eroica del personaggio: Super Pippo, calzamaglia rossa e mantello blu con una G sul petto nella versione originale e una S nella versione italiana. Per trasformarsi in Super Pippo mangia delle arachidi che coltiva nel suo giardino.
Altri Post: Occhi di cane

Tutti a tavola! Il cibo nelle favole

La casetta di marzapane in
Hansel e Gretel
Illustrazione tratta da
"Il mio Amico" ed. Garzanti



Briciole di mollica di pane, pranzi sontuosi dove tutti mangiano felici e contenti, casette di marzapane, mele avvelenate, così il cibo abbonda nelle favole, accompagnando i protagonisti nel bene e nel male. A volte i protagonisti diventano loro stessi del cibo basti pensare a bambini che vengono mangiati dal lupo o dall’orco. Il cibo, di solito la sua mancanza, dà la spinta alla storia: genitori poveri che non sapendo come sfamare i propri figli li abbandonano (Pollicino o Hansel e Gretel); la fame spinge Hansel e Gretel ad avvicinarsi alla casetta fatta di marzapane e focacce, diventando da bambini/affamati a bambini/cibo per la vecchia cannibale che abita proprio nella casa. Intorno al forno, dove il fuoco arde in attesa di cuocere il piccolo Hansel, si muove la scena, non più il focolare della rassicurante vita domestica ma la fornace dalla bocca incandescente che darà la morte...Continua sul mio blog Fiabe in analisi (dentro la fiaba)

Aspettando il Carnevale con Stanlio e Ollio, Charlot e Fantozzi

Nella mitologia e nella letteratura greca Momo (scherzo, burla) era il dio del riso, della maldicenza e del sarcasmo; figlio del Sonno e della Notte e fratello della Follia. Spesso raffigurato con una maschera in mano e nell'atteggiamento di giudicare una marmotta, simbolo della follia. Fu scacciato dall'Olimpo poiché il suo sarcasmo colpiva gli stessi dei, tra questi Orfeo ed Euridice di cui Momo ironizzava la reciproca fedeltà. Fu così che, a causa del suo eccessivo sarcasmo, spinse la comunità dell'Olimpo ad allontanarlo.
E' da notare, tuttavia, che Momo come figlio della Notte e del Sonno, era portato ad un umorismo nero o come lo stesso Freud definisce nel suo Motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio (1905) un umore "da forca" (Galgenhumour). Ma assai più importante è che Momo, come figlio del Sonno è, per la psicanalisi, legato al mondo inconscio. Secondo Freud, infatti, il motto di spirito, così come il sogno, ha origine nell'inconscio. La risata e l'allegria che nasce dal sentire una barzelletta o una battuta umoristica sono una delle forme che l'inconscio ha per poter esprimere i conflitti presenti; come i nostri conflitti o pensieri censurati dal Super Io riescono a passare attraverso il sogno, nel momento in cui cioè la censura del Super Io è più tenue, così attraverso il travestimento del motto di spirito escono le nostre tensioni.
La domanda sul perché ridiamo se la pose, primo fra tutti Platone, osservando il pubblico che partecipava alle rappresentazioni delle commedie di Aristofane. Egli criticava negativamente il riso e il ridere in pubblico; il riso secondo il filosofo greco era esattamente l’opposto di quella armonia a cui l’uomo saggio deve aspirare, il riso invece che creare armonia provoca uno sconvolgimento nell’animo. Platone non condannava solamente il riso suscitato dalla commedia ma aveva anche attaccato la commozione dolorosa provocata dalla poesia tragica. Sarà Aristotele a sostenere l’innocuità del riso principalmente nel secondo libro scomparso della Poetica, secondo Aristotele il riso dà sollievo e piacere all’animo e il partecipare coralmente ad un evento comico può essere una forza di coesione tra gli uomini i soli, tra tutti gli esseri viventi, a saper ridere.
Vediamo allora tre esempi di comici che hanno basato la loro comicità principalmente sul contrasto e sull’apologia dell’insuccesso.
Stan Laurel e Oliver Hardy
Laurel e Hardy, ovvero Stanlio e Ollio, una comicità basata in gran parte sui contrasti, come lo sono come coppia,  due contrasti per eccellenza: uno magro e l’altro grasso, Ollio dai gesti che vorrebbero essere garbati e ossequiosi, soprattutto con le rappresentanti del genere femminile, e Stanlio più maldestro e istintivo;  un Ollio che si ritiene colto e intelligente ed uno Stanlio sempre apostrofato come “stupìììdo!” e costretto a scusarsi continuamente. La stoltezza di Stanlio fa da compagna alle sventure lavorative e matrimoniali di Ollio il quale non può far altro che prendersela con l’innocuo Stanlio.
Torte in faccia, risse, case distrutte sono le caratteristiche ricorrenti nella comicità di Stanlio e Ollio, come l’atteggiamento irriverente verso il poliziotto di turno che viene spesso provocato e beffeggiato dai due dando ad una caccia al ladro in cui, spesso, vengono coinvolte persone estranee alla vicenda scatenante, da creare una tale baraonda che rimane difficile capire chi insegue chi.

Il Soldatino di piombo o l'Audace soldatino di stagno di Andersen

Era il più piccolo di 25 fratelli:
I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l'ultimo era un po' diverso: aveva una gamba sola perché era stato fuso per ultimo e non c'era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due gambe …


Il Soldatino di Stagno
Illustrazione di Paola Andreatta.
Altre opere della stessa autrice
sono visibili  nel blog:
http://paola19and.blogspot.com/ 

Il Soldatino e la Ballerina
Illustrazione di Paola Andreatta.
Altre opere della stessa autrice
sono visibili  nel blog:
http://paola19and.blogspot.com/ 

E cammina, cammina...cadde in un sonno profondo

Foto www.sxc.hu
Quanto camminano i protagonisti delle favole? Camminano nei sentieri dei boschi come Cappuccetto Rosso, corrono e saltano da una parte all’altra come Pinocchio o il Gatto con gli stivali; Cenerentola corre per la scalinata del palazzo del Principe, corre la sua corsa contro il tempo affinchè non scatti la mezzanotte e l’incantesimo e poter così saltare su una carrozza prima che diventi zucca. La corsa di solito allontana il personaggio dal male e lo porta a  raggiungere il bene, corre e così si crea una fuga verso un luogo migliore, un luogo simbolo di salvezza; è così per molti personaggi che fuggono da una matrigna, da un lupo, da un cacciatore o da una strega. E durante la corsa ci sono i salti e le cadute: i salti  permettono di evitare ostacoli superabili, simboli delle difficoltà della quotidianità, ma le cadute sono inevitabili, rappresentano il breve (o lungo) periodo in cui il cammino è interrotto; il momento della riflessione in cui il personaggio deve trovare il modo, la forza o il motivo per rialzarsi e continuare; la caduta è il momento anche della riflessione interiore che porta alla crescita del personaggio, la caduta prevede una spinta che può essere una spinta fisica (dei muscoli del corpo) una spinta creativa (un’idea, un’astuzia) una spinta mentale (il coraggio, un ideale). Tra le cadute, una caduta metaforica è il “cadere in sonno”. Biancaneve e la Bella addormentata nel bosco, tra le più “assonnate” cadono addormentate per l’azione di un maleficio, rappresentato dalla strega cattiva, e si risvegliano alla vita grazie ad una potenza luminosa, rappresentata dal principe. Quella della resistenza al sonno è una delle più difficili prove che protagonisti anche di miti classici devono superare nella lotta per la conquista dell’immortalità; ricordiamo Ulisse, che per essersi addormentato proprio in vista di Itaca si perde di nuovo in un vagare pieno di insidie. Il bacio del Principe ha il potere di risvegliare, e di riportare alla realtà vera della favola la protagonista che era caduta in un mondo oscuro, da dove ritorna rigenerata da un sonno ristoratore.

Nella calza della Befana dei bambini anni 70

Ecco che cosa potevamo trovare nella calza della Befana noi bambini degli anni 70.
Bambole come Poldina (la prima in alto nella foto) sempre perennemente imbronciata; in un periodo dove cominciavano ad essere presenti bambole che parlavano, che camminavano, prendevano il latte e piangevano, lei non faceva assolutamente niente. C'era invece Corinne (nel riquadro 4 della foto) apparentemente allegra, lunghi capelli e fornita di phon e spazzola, i suoi vestiti si acquistavano separatamente, era un po' la risposta alla più famosa Barbie. Quest'ultima invece, la vediamo nella foto 2, approfittava della Befana per far richiedere alla bambina di turno di portarle qualche altro bene, tipo il camper della foto e continuare a godersi la sua vita spensierata.
Le click-clack (foto 3) ti sfidavano invece d una prova di coraggio, farle battere insieme fino ad aumentare la velocità e - forse - massacrarti un polso. Alla prova di coraggio invece, erano sottoposti tutti quelli - genitori per primi - che accettavano di assaggiare i dolci sfornati dal Dolce forno dalla loro graziosa figlioletta "dai babbino l'ho fatto apposta per te, assaggia!" come dire di no? e come dire che non era buono? Tutti buonissimi! La foto del riquadro 5 ci porta alle Cristal ball, letteralmente palle di cristallo, in realtà fatte di una pasta gommosa dall'odore di petrolio, si gonfiavano fino a quando non appariva un buco, era sufficiente riunire i due margini e si risarciva subito; non scoppiavano, si bucavano in modo tranquillo... già, negli anni 70 i giochi non erano molto rumorosi.

E poi in fondo alla calza della Befana si poteva anche trovare, arrotolata, una banconota; quella a sinistra è una banconota da 10.000 lire, circa 5 euro.

Per Approfondimenti: 
C'era anche l'Allegro Chirurgo


Propositi per il 2012

Mezzo pieno o mezzo vuoto?
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A parte oggi che su tutti i tg vi faranno vedere un collegamento da tutte le piazze del mondo nel momento in cui è arrivato il 2012 - lo so per certo che succederà questo - per il resto dell’anno non guardate la televisione perché vi parleranno soprattutto della crisi. Alcuni vi diranno che siamo in recessione altri che stiamo meglio di altri paesi e altri ancora che ci salverà l’ ottimismo. Voi non crederete a nessuno e dentro di voi lo sapete, quindi spegnete la tv. Sentirete parole come sacrificio, allarme, recessione, fine mese, giovani senza futuro:  non ascoltate. Saremo colpiti dalla fobia: non esco di casa perché tutti si lamentano. E così frequenterete poche persone perché vi parleranno della crisi; si lamenteranno e dovrete scendere a un compromesso: ascolto le lamentele o mi rinchiudo in casa? E se tutti si lamentano, voi con chi vi lamentate? Non ce la farete a frequentare persone più povere di voi perché voi siete già in crisi e non sapete che cosa fare e dire a chi sta peggio di voi; non frequentate quelli più ricchi perché vi trasmetteranno la loro ansia, ossia come gestire i soldi che rimangono dato che non si è più sicuri delle banche e sul mattone ci sono troppe tasse. Inoltre i ricchi vi parleranno di vacanze, fine settimana libero una cena di qui una cena di là, e voi? Prima di stare zitti conviene appunto non frequentare chi sta meglio di voi. Potete ripiegare dentro voi stessi, ma dopo anni in cui tutto è stato vissuto per darlo in pasto all’esteriorità, dentro di noi siamo sicuri di trovare ancora qualcosa? E se anche lì non c’è niente? Nel caso tocca mettersi a coltivare noi stessi la nostra interiorità, perché in fondo sembra che quando ci guardiamo allo specchio, vediamo riflessa anche una parte dentro di noi, non vediamo solo il naso o le guance, vediamo quello che gli altri non vedono. Che di solito non interessa, se non a pochi, ma chissà che con questa crisi non torni di moda la persona nel suo interno. Chissà che non torni di moda il teatro, la letteratura classica, i viaggi a piedi, la ricerca interiore. Penso sia possibile, in fondo, non sembra ma sono un ottimista. Buona ricerca.