19 dicembre 2012

Narciso moderno (ossia, si specchia in una vetrina e non in uno stagno)




Lo guardo e lo riguardo
quell’uomo così umiliato
sicuramente è sposato.
Deviato, mancato, sperduto, scordato.
Infilo le mani nelle tasche dei suoi pantaloni
e tiro fuori le chiavi della mia auto.
Deviato, mancato, sperduto, scordato.
Sicuramente sposato, per come cammina umiliato.
Ha una faccia poco raccomandabile,
non mi fido lo devo superare;
ci guardiamo ci minacciamo
in fondo, lo sento, ci piacciamo.
Mi avvolgo a vampiro nel mio impermeabile
alzo il bavero e mi nascondo
e solo ora me ne accorgo:
mi sono fermato di nuovo
davanti ad una vetrina,
paralizzato da questa luce giallo citrosodina
di questa nebbiosa cittadina.
Deviato, mancato, sperduto, scordato.
Giro la chiave nella mia auto,
riparto e me lo porto dietro quell’uomo umiliato.
Poi ci fermeremo
sì ci fermeremo
e sì, lo sento, nonostante tutto ancora ci ameremo.

4 commenti:

  1. sai leggendo quello che è scritto non vedo l'immagine di un uomo narcisista, ma di un uomo che si sente sconfitto e per la prima volta si vede realmente.

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    1. Bella interpretazione, anche se per una volta ero stata un po' ottimista: in fondo dice "nonostante tutto ancora ci ameremo".

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  2. Non a caso l'immagine che hai messo nel post è un quadro che compare (con varie modifiche) su copertine di opere come "Il fu Mattia Pascal" e "La coscienza di Zeno".

    Quest'uomo mi sembra intento a far pace con se stesso ed è una cosa molto difficile, ma il verso di chiusura racchiude in sé la speranza che sia possibile.

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    1. Infatti, alla fine bisogna perdonare se stessi, nessuno potrebbe farlo meglio.

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