17 dicembre 2012

Emilia è uscita da Volevo solo essere adorata

La nostra vita è un Caos Calmo, racconto di Baglu ed Emilia.

Che poi è strano, ti svegli la mattina con il freddo, molto freddo perché è dicembre (ma potrebbe essere anche novembre o gennaio, oppure persino febbraio) e decidi di uscire di casa. Lo fai non per vizio, ma perché senti che devi farlo. Sono venti mesi circa che lo faccio. Da quando Lei mi ha lasciato. No, dicevo che è strano, perché in venti mesi non ho mai trovato la panchina sulla quale mi siedo ogni giorno, occupata.
C'è una donna, seduta, che sta leggendo un libro. La saluto, accennando un sorriso, anche se non ne avrei voglia. Fa freddo, sono ancora molto assonnato e non avrei voglia di salutare nessuno. Lei risponde al saluto, con una certa diffidenza. Vorrei aprire il giornale che porto sotto al braccio, per leggere notizie che non mi riguardano, che non mi interessano e così finisce che mi presento. Anzi, ci presentiamo. Lei è Emilia e mi dice che sta leggendo "Volevo solo essere adorata". "Di Marcella Andreini", mi dice annuendo. Poi Emilia prosegue: "E' la mia storia, racconta del mio suicidio". "Allora è anche la mia", le rispondo, sorridendo, ma in realtà sento che mi viene da piangere. “Vuoi sapere quando muoio ?", mi chiede lei e poi prosegue: "Da pagina 61, perché a pagina 60 era maggio, l’inizio dell’odiata estate". Io sorrido, imbarazzato. In realtà fingo imbarazzo perché la capisco. Capisco Emilia e non so nemmeno perché mi stia venendo un nodo alla gola, ma non voglio piangere, almeno non in pubblico, perché non è il caso e, anche se lo fosse, non vorrei piangere.“Vedo però, che non sei morto…a meno che non siamo morti tutti e due e questa sia una panchina di sosta al Purgatorio. Non mi dire che alla fine siamo riusciti ad ucciderci ?”
Accenniamo ad un sorriso; la tragedia di un possibile suicidio appare quasi comica se la si racconta ad un altro, su una panchina fredda per la temperatura ma calda per come sa accoglierti.
"Sai cos'è, Emilia ? E' che io vorrei anche chiamarLa, ma ho paura di star male. E poi nemmeno Lei mi chiama. Lo so, è finita, e allora ? Mi dicono che le cose finiscono, ma nessuno dice mai se questo è giusto. O, meglio, se questo è accettabile. In generale non mi è mai piaciuto piangere, ma non perché, si diceva "non è da uomo", perché non è vero. E' che poi ti senti così svuotato dentro...”
Emilia interviene: “Lo so, svuotato come un palloncino volato via, che ha volato da solo, ha visto il mondo dall’alto da solo, forse ha anche sorriso da solo, poi è caduto svuotato con nessuno intorno. Vale la pena volare ? O è meglio rimanere legati e fermi ? Non lo so. Anche a me dicono che le cose finiscono, ma la gente è cinica, non guarda il mondo come lo guardano i palloncini”. Tra tutte le visioni filosofiche, preferisco quelle dei palloncini.”
Mi chiedo se sia possibile che sia la mia panchina ad attirare persone così strampalate (che poi Alessandra, la ragazza che passava di qui ogni tanto, sino a qualche mese fa...era strampalata ? No, non credo). Mi piace l'espressione che Emilia usa. La “visione filosofica dei palloncini”. Sembra dare un senso di leggerezza. Proseguo, poi, il mio discorso:
“Sai cos'è ? Che al suicidio ci ho pensato anch'io. Anzi, potrei dire che uno dei motivi per i quali vengo qui, tutti i giorni, ha a che vedere anche con questo. Temo che, se rimanessi a casa, prima o poi finirei per fare quella domanda a Dignitas, quella clinica svizzera, molto civile. In Svizzera sono civili. Forse per stare un po' meglio basta solo pensare, solo pensare, dico, al fatto che in Svizzera sono civili e ti permettono di morire quando e come vuoi, senza soffrire, senza pena, senza doverti per forza gettare dalla finestra, oppure fare come Roberta Tatafiore - te la ricordi ? - che ha ingurgitato un miscuglio di alcol e barbiturici".
Emilia mi ascolta, poi interviene:
“Ricordo, li ricordo tutti i suicidati dalla vita. Ma qui non ti aiutano da vivo, non aiutano i malati mentali, non aiutano i malati inchiodati ad un letto e poi hanno l’ipocrisia della morale cattolica che ti vuole tenere in vita e non ti aiuta nemmeno a morire, anzi se ti uccidi ti giudica. Eppure deve essere bello essere aiutati a morire. Scegliere come morire o come essere sepolti corrisponde alla nostra visione della vita e vedere che alcuni accettano la tua scelta di morte significa che in quel momento accettano tutta la tua vita, i tuoi pensieri, il tuo modo d essere…ehm…di essere stato. Ti senti accettato per come sei, finalmente rispettato. Ma qui non succede…”
Io mi limito a proseguire il mio discorso, che sembra quasi il solito monologo: “…Anche queste cose mi fanno star male. In Italia non siamo civili. Siamo cretini. Anzi, sono cretini quei politici che permettono che le cose rimangano così. E il mio non è il solito discorso qualunquista, credimi. Un tempo la politica l'ho fatta anch'io. Un tempo...".
Un tempo…venti mesi…dicembre…era maggio, l’inizio dell’odiata estate. Emilia si allontana, il libro rimane sulla panchina.
Che strano, penso, non ci siamo nemmeno salutati. Non l'ho nemmeno salutata. Forse è da troppo tempo che non frequento anime vive (tranne qualche telefonata, telefonata appunto, a Francesco, quel mio amico di Buffalora, che ha in comune con me la passione per il modellismo. Per natale dovrei spedirgli un modellino di galeone spagnolo del XVIII secolo della Revell...).
Dicevo, sì, è da parecchio che non frequento esseri umani. Forse non ci sono nemmeno più abituato e così...così chissà che avrà pensato questa Emilia...Ho fatto un soliloquio. Però mi ha fatto bene parlare con lei. E questo libro ? "Volevo solo essere adorata, di Marcella Andreini"...
"15.40". Una buona ora per iniziare a leggere, direi.
Pubblicato per gentile concessione di Luca Bagatin

2 commenti:

  1. Oh, Emilia, che gioia incontrarti di nuovo. Ho così voglia di sentire ancora i tuoi pensieri confondersi nel ronzio dei miei dubbi! Vedrai che il libro che stai leggendo ti piacerà!

    P.S. Non ho capito dove porta il "continua"...

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