17 dicembre 2012

Dialogo di un venditore di almanacchi e un passeggere, di Giacomo Leopardi (ovvero, Leopardi e le festività)

Alla fine del post ho riportato la versione del Dialogo.
Protagonisti dell'Operetta Dialogo di un Venditore di Almanacchi e un Passeggere sono un pensatore (il passeggere), che persuade l'interlocutore (il Venditore di almanacchi) di una verità amara, della quale, quest'ultimo, inizialmente non era consapevole. Ritroviamo il pensiero espresso nel Dialogo, nello Zibaldone, datato 1° luglio 1827:


Almanacco del 1832, anno in cui fu scritta l'Operetta 
Dialogo di un Venditore
di Almancchi e un Passeggere.Tratto dal volume dedicato 

alla collezione Coradeschi. Fonte
Che la vita nostra, per sentimento di ciascuno, sia composta di più assai dolore che piacere, male che bene, si dimostra per questa esperienza. Io ho dimandato a parecchi se sarebbero stati contenti di tornare a rifare la vita passata, con patto di rifarla nè più nè meno quale la prima volta. L'ho dimandato anco sovente a me stesso. [4284].Quanto al tornare indietro a vivere, ed io e tutti gli altri sarebbero stati contentissimi; ma con questo patto, nessuno; e piuttosto che accettarlo, tutti (e così, io a me stesso) mi hanno risposto che avrebbero rinunziato a quel ritorno alla prima età, che per se medesimo, sarebbe pur tanto gradito a tutti gli uomini. Per tornare alla fanciullezza, avrebbero voluto rimettersi ciecamente alla fortuna circa la lor vita da rifarsi, e ignorarne il modo, come s'ignora quel della vita che ci resta da fare. Che vuol dir questo? Vuol dire che nella vita che abbiamo sperimentata e che conosciamo con certezza, tutti abbiam provato più male che bene; e che se noi ci contentiamo, ed anche desideriamo di vivere ancora, ciò non è che per l'ignoranza del futuro, e per una illusione della speranza, senza la quale illusione e ignoranza non vorremmo più vivere, come noi non vorremmo rivivere nel modo che siamo vissuti. (Firenze. 1. Luglio. 1827.)
Scuola francese
Le colporteur, XVII secolo
Nessuno vorrebbe rivivere la propria vita così come è stata. Di fronte a tale negativa verità cosa rimane da fare? Continuare a vendere e comprare almanacchi, sopra i quali il futuro, la prossima vita è raccontata come portatrice di maggiore positività. L’anno vecchio non è gravato solo dai dolori materiali ma è gravato soprattutto dalle delusioni, da tutte quelle illusioni che il nuovo anno porta e che, giunti al 365° giorno, sono crollate. Ma all’uomo si presenta ancora una nuova occasione di speranza e diciamo anche, di illusione: il nuovo anno. Il Venditore annuncia il nuovo anno e conferma così il passare del tempo e il Passeggere, appunto, “passa” come il tempo, sono entrambi simbolo della ciclicità del tempo, degli accadimenti umani. Il ritmo incalzante, rapido, non prevede riflessioni, pause descrittive; è un rispondere immediato, spesso con nuove domande. Le parole anno e vita sono il motore del Dialogo, basti pensare che anno appare 14 volte, mentre vita 10 volte. L'alternarsi di domande -risposte negative, nuove domande - nuove risposte negative, dà al Dialogo un ritmo circolare e veloce che rimanda alla ciclicità dell'esistenza umana e, forse, anche al veloce corso della vita. Una domanda fa nascere la domanda nell’interlocutore, estraendo da questi la verità comune ai due protagonisti. 
E’ stata notato per la prima volta nelle Operette l’uso della parola dittongata nuovi (invece che novi) è utilizzata come aggettivo della parola almanacchi, una parola che al tempo di Leopardi era uso non essere dittongata (almanacchi nuovi e non almanacchi novi), stratagemma voluto, forse, per rendere ancora più colloquiale il dialogo? O forse per rafforzare la qualità nuova dell’almanacco che porta con sé nuove informazioni, nuovi giorni e nuove speranze di nuove vite?
Un più giovane Leopardi (21 anni) così vede gli anniversari che ritornano ogni anno. Anniversari in cui l'animo rivive gli attimi di gioia che appartengono al passato, gustandone, leopardianamente, la dolcezza e la consolazione che danno le illusioni.
È pure una bella illusione quella degli anniversari per cui quantunque quel giorno non abbia niente più che fare col passato che qualunque altro, noi diciamo, come oggi accadde il tal fatto, come oggi ebbi la tal contentezza, fui tanto sconsolato ec. e ci par veramente che quelle tali cose che son morte per sempre nè possono più tornare, tuttavia rivivano e sieno presenti come in ombra, cosa che ci consola infinitamente allontanandoci l’idea della distruzione e annullamento che tanto ci ripugna e illudendoci sulla presenza di quelle cose che vorremmo presenti effettivamente o di cui pur ci piace di ricordarci con qualche speciale circostanza, come [chi] va sul luogo ove sia accaduto qualche fatto memorabile, e dice qui è successo, gli pare in certo modo di vederne qualche cosa di più che altrove non ostante che il luogo sia p.e. mutato affatto da quel ch’era allora ec. Così negli anniversari. Ed io mi ricordo di aver con indicibile affetto aspettato e notato e scorso come sacro il giorno della settimana e poi del mese e poi dell’anno rispondente a quello dov’io provai per la prima volta un tocco di una carissima passione. Ragionevolezza benchè illusoria ma dolce delle istituzioni feste ec. civili ed ecclesiastiche in questo riguardo. (Zibaldone, 1819)
Alla fine dello stesso anno (1819) anche il ricordare il dolore passato, legato alla speranza giovanile,è un ricordare ancora "grato".
Alla Luna (l8l9)
 O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l’anno, sovra questo colle
io venia pien d’angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
il tuo volto apparia, che travagliosa
era mia vita: ed è, né cangia stile,
o mia diletta luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l’etate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l’affanno duri!

Il piccolo Leopardi, al tempo in cui i parenti lo chiamavano "Giacomo il prepotentino", nella sua visione di fanciullo affascinato dal Natale, scrisse all'età di 11-12 anni, questa canzonetta:

 Canzonetta per il Santo Natale
Tacciano i venti tutti, 

del mar si arrestino le acque,

Gesù, Gesù già nacque, 

già nacque il Redentor.
Il Sommo Nume Eterno

scese dall'alto cielo,

il misterioso velo

già ruppe il Salvator.
Nascesti alfin nascesti,

pacifico Signore,

al mondo apportatore

d'alma felicità.
L'empia, funesta colpa,

giacque da te fiaccata,

gioisci, o avventurata,

felice umanità.
Sorgi, e solleva il capo

dal sonno tuo profondo;

il Redentor del mondo

omai ti liberò.
No, più non senti il giogo

di servitù pesante,

son le catene infrante

da lui che ti salvò.
Gloria sia dunque al sommo,

Onnipossente Iddio,

guerra per sempre al rio

d'Averno abitator.
Dia lode e Cielo, e Terra,

al Redentor divino,

al sommo Re Bambino

di pace alto Signor.


tratto da Entro Dipinta Gabbia, Tutti gli scritti inediti, rari e editi, 1809-10.


Testo del Dialogo
Dialogo di un Venditore di Almanacchi e di un Passeggere

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi? 
Passeggere. Almanacchi per l'anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest'anno nuovo? 
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest'anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe. 
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent'anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?  
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?  
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste? 
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei. 
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto. 
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?

Venditore: Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi

Altro post: Operetta Morale, Il Cantico del gallo silvestre


3 commenti:

  1. Comincio con il dispiacermi di aver lasciato tanto a lungo un post così bello e che parla del "mio" Leopardi senza alcun commento.

    Leopardi sostiene in altri suoi scritti che l'unica età felice è l'infanzia, quindi l'età passata, e che la "rimemebranza" è l'unico sollievo dal presente. Sembra dunque strano a prima vista che reputi inutili gli anniversari, ma in realtà il tuo post spiega tutto alla perfezione.
    Davvero un ottimo post.

    P.S. Anch'io a 11-12 anni scrivevo poesie natalizie (e lo faccio ancora, in realtà), ma a 21 non sto scrivendo riflessioni straordinarie come quelle dello Zibaldone... quindi perdona la poca bellezza di questo commento. Avevi già detto tutto tu nel post!

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    1. "Rimembranza" è una delle parole di Leopardi che preferisco, dà piacere anche solo dirla a voce alta, forse perchè vibra? Oggi faccio strampalate riflessioni. Ma lo stai scrivendo uno Zibaldone?

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    2. In effetti no, ma non credo che sia solo per questo che non ottengo così illustri risultati! Ah!

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