Curriculum vitae, storia di Lucio Lieto (quinta ed ultima parte)

Oggi mi sento bene. Che sarà ? 

Sì ...oggi, forse, va meglio. La giornata è una giornata estiva, ieri era freddo e oggi si suda, sono a terra, l’ansia mi impedisce di prendere qualsiasi iniziativa, non mi va di leggere, non mi va di uscire ma nemmeno di stare in casa; potrei pulire ma non mi va, so già che stasera quando diminuirà la luce e la temperatura sarò assalito dalla voglia di fare, mi riattiverò, ma adesso no, adesso non ce la faccio. Sono ciclotimico? boh! Forse sono solamente un geco. 

<<Allora, come è andata ? >>
<<Sembra bene. >>
<<Come, sembra ?>> 
<<Sì, mi chiameranno per dirmi se mi prendono.>> (non dico più “se vado bene” perché ormai ho capito che vogliono qualcuno da prendere e non che vada bene); mia madre intanto mi guarda perplessa (è la sua espressione dal giorno in cui mi sono laureato); sì è vero che questa conversazione la sto immaginando ma so che la conversazione sarà esattamente questa, identica alle altre centocinquanta e identica alle prossime eterne. Vorrei inventarmi una nuova conversazione, ma anche nell’immaginazione mi detto ormai quella che non vorrei mai sentire e, così, mi condanno a sentirla due volte, la fantasia non è più un appiglio. 

Lavorare stanca. È un libro che dovrò leggere. 

La favola degli anni sessanta, i mitici anni sessanta, il rock ‘a Billie e il rock and roll, ora c’è il rap, l’opposto del ritmo e dell’allegria, una monotonia, sermoni banali di luoghi e messaggi comuni parlati, parlati e ancora parlati da chi non ha niente da dire a chi non sa ascoltare, morissero tutti. Film banali e sdolcinati o i grandi temi che il mondo per provincialismo giudica degni di un Oscar o di un Nobel. 
Ho letto I figli della mezzanotte di Salman Rushdie, lì c’è musica e mitologia, la scrittura che profana l’astratto. 

Mi potrei fidanzare. Anche se poi mi fidanzassi, quanto durerebbe? Due, tre mesi frequentandosi poco, tre settimane vedendosi tutti i giorni; d’altronde che si raccontano due che non hanno una vita, non hanno problemi pratici ma solo di esistenza? Ci si annoia presto, si dovrebbero sopportare problemi mentali, troppo, troppo faticoso, meglio lasciarci prima di incontrarci. Addio mio Amore. 

Quello che preferisco nei telegiornali sono gli spazi che dedicano ai morti: erano tutte persone di carattere, talento, umani, sensibili, liberi. Verrebbe la voglia di morire in modo eclatante per avere un commento degno di una vita indegna. Uomini di cultura messi da una parte, isolati dal mondo, abbandonati dal mondo dei media e che, da morti, diventano liberi e irripetibili, diventano persone che rifiutavano tessere politiche e quindi, ora, liberi, ma che da vivi nessuno voleva nei talk show, nelle redazioni, tra i piedi e a cui nessuno dedicava uno spazio sui cosiddetti giornali di informazione. Con la morte acquistiamo carattere ed un posto nel mondo. Il mondo ... lo vedo, lo osservo e il mondo sospetta di me perché lo guardo troppo. Il mondo comunque non è dentro di me.

E qui si conclude La storia di Lucio Lieto e del suo curriculum vitae, condannati a viaggiare insieme per molti anni. Lucio Lieto ringrazia di averlo letto, ringrazia perché, dopo decenni trascorsi nascosto in un PC, è uscito nel mondo senza sentirsi datato, ma piuttosto attuale. E nemmeno solo; sono milioni i Lucio Lieto, tenendosi per mano formerebbero una catena da strangolare il mondo, ma qualcosa di potente li schiaccia, non li vede, li deride e li uccide.


Etichetta Lucio Lieto per le parti precedenti

6 commenti:

  1. È stato un piacere conoscerti, Lucio. Se non ti sei fatto saltare le cervella sarebbe bello leggere ancora qualcosa di te. Il tuo modo di considerare il mondo - a distanza, con malinconia e con stanca rabbia - ha per me qualcosa di affine.

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    1. Anche la prima stesura di Pinocchio terminava con il burattino morto impiccato alla quercia, poi le lamentele dei lettori spinse Collodi a farlo "resuscitare" e continuare le Avventure. In effetti quando gli ho preparato la lapide con il mio minimo programmino di grafica, pensavo a come riportarlo in vita. Ora io, a differenza di Collodi, non ho schiere di lettori, non ho un editore, ma a me Lucio Lieto mi sembra più vivo di tanti, quindi...
      un colpo di scena? Forse. Grazie a te, Lucio Lieto è stato contento di questi vostri appuntamenti.

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  2. Ma nemmeno una fidanzata, povero Lucio? Questo è puro accanimento!!!

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    1. Sì, il destino si è accanito su Lucio Lieto.

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  3. "Ora riposa senza sentirsi in colpa". Ottimo finale. Mi è piaciuta la storia di Lucio, ha incarnato i tanti sentimenti della società moderna che spesso ci tratta come folli ed emarginati per poi dirci "e sì che erano così delle brave persone" solo dopo che siamo morti.

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    1. Sì, apprezzare il vivo da morto credo sia uno di quei mediocri atteggiamenti umani che ci portiamo dietro da secoli, eppure continuiamo,chissà perchè?

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