28 novembre 2012

Natale di Giuseppe Ungaretti, intervistato da Pasolini

Ungaretti saluta studenti manifestanti

Natale
di Giuseppe Ungaretti

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare


Napoli, il 26 dicembre 1916

Un momento di tregua dalla guerra, per Ungaretti soldato, che coincide con il Natale. La Guerra ... e il Natale che appare come una tregua. E' il periodo dei festeggiamenti, delle risa e degli auguri obbligati. Parole dal contenuto apparentemente vuoto (così; una cosa; Qui); se uno studente in un tema scrivesse “come una cosa” nel giudizio dell’insegnante potremmo, forse, leggere: “povertà di linguaggio”. Ma quel “come una cosa” è collegato al “non ho voglia” iniziale, ossia non ho sensazioni, stimoli, desideri, sono come una cosa.
Il “posata in un angolo e dimenticata” si può collegare a “ho tanta stanchezza sulle spalle” e così, in un angolo, al riparo dal mondo e le sue atrocità che pesano sulle spalle di un soldato quanto di un poeta, c'è il desiderio di essere dimenticati, ossia lontani anche dall’essere pensati. La vera pace, quella priva di essere umano.
La più grande vivacità è l’immagine del focolare, ma ci sono capriole di fumo, non fiamme scoppiettanti; lo scoppiare del fuoco sarebbe un rumore troppo riconducibile al terreno di guerra. Tanto più gentili  sono le capriole di fumo, forse suscitano nel poeta anche un mesto sorriso. Sanno - le capriole di fumo - come muoversi mentre tutto è immobile e quello che non è immobile è senza pace, come il poeta e l’Uomo. 
Non gridate più
Cessate d’uccidere i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieta dove non passa l’uomo.


Video: Pasolini intervista Ungaretti (Pasolini domanda se esiste la normalità sessuale, domanda oggi banale e scontata. Ma al di là del tempo quello che contano sono le risposte)

4 commenti:

  1. Oh Ungaretti, uno dei miei poeti preferiti in assoluto.
    Quanta forza nel salutare i ragazzi con la mano e quanta spontaneità. Si vede che amava i giovani.
    La prima poesia poi credo che possa raccontare come io mi sento adesso

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    1. Sai, ho avuto difficoltà a scegliere il video e la foto perchè ne ho trovate molte dove si vede l'Ungaretti uomo saggio che ama i giovani che sorride ai bambini. Che racconta la poesia come pochi sanno fare. A scuola quando ti spiegano le sue poesie ti raccontano solo del trauma della guerra; ma in lui il trauma è diventato saggezza, meraviglioso! Quindi, se ti è di sollievo, puoi pensare che in questo momento anche te stai vivendo, in sua compagnia, le stesse sensazioni. Un abbraccio

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    2. Già. è quello che più gli rende onore: nonostante avesse vissuto da vicino la guerra non si fosse indurito. Anzi credo che la poesia abbia salvato e preservato la sua anima.
      E alcune poesie, anche se così dure, sono un inno alla vita un po' come Veglia, usata alcuni anni fa per un video sulla primavera.
      http://almacattleya.blogspot.it/2010/03/benvenuta-primavera.html
      Non mi ricordo se il link te l'ho scritto prima. Se è così perdonami.

      P.S.: Pensa un po' te: avrò Ungaretti come nume tutelare, mica una cosuccia XD

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  2. "Non fanno più rumore
    Del crescere dell’erba,
    Lieta dove non passa l’uomo."

    Adoro questi versi. Ungaretti riesce sempre a dire tutto in poche parole, a spalancare mondi dietro pochi versi. Un grande.

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