27 novembre 2012

Curriculum vitae, storia di Lucio Lieto (prima parte)


CURRICULUM VITAE di Lucio Lieto

Istruzione

2004 Maturità classica.
2010 Laurea in Lettere all’Università degli Studi di Roma.
Votazione: 108/110.
Lingue conosciute: francese, inglese, russo.

Soggiorni a: Londra (tre mesi);
                              Parigi (tre mesi);
                              Mosca (otto mesi).

Febbraio - Ottobre 2011: corso di Comunicazione scritta (800 ore).

Conoscenze informatiche: Photoshop; word;  excel

Esperienze professionali

Esperienza come ghostwriter e correttore di bozze.
Da ottobre ‘10 a gennaio ’11 impiegato presso un’azienda comunale
- Collaborazione nella realizzazione di dispense didattiche, di formazione e articoli vari (interviste, comunicati stampa, rewriting di testi e articoli vari);
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Sono un curriculum. Colloquio dopo colloquio ho finito col presentarmi sempre e comunque come da curriculum: incontro i genitori dei miei amici e recito il mio curriculum vitae, vado ad una festa e piacere, studi fatti: "classico e poi laurea in lettere, no, non il massimo dei voti, quasi, soggiorno a Mosca" "ah interessante, almeno un anno?" "no, no ma quasi, otto mesi". 
Mi chiamo Lucio Lieto, i miei genitori erano evidentemente degli ottimisti: una casa con un po’ di sacrifici e poi anche la seconda; un figlio, o anche due, che poi avrebbe studiato, non come loro che avevano avuto genitori che non se lo erano potuto permettere, loro potevano e io sono andato all’Università. Per avere un buon lavoro, mi dicevano, una posizione migliore della nostra. Studiare, crearsi una posizione e poi formarsi una famiglia. 

Infatti. Desolazione di un infatti. 

Stasera andrò al cinema: è serata di cinema da 4 euro, vecchi film degli anni ’90. Non m'interessa il cinema ma da quando sono disoccupato ci vado spesso, solo il mercoledì. Ho visto film che non mi sarebbero mai interessati se avessi avuto di meglio da fare o più soldi da spendere. Vado sempre all’ultimo spettacolo, non per un motivo legato ad atmosfere o incontri particolari ma solo perché se la mattina dopo mi alzo tardi non mi sento in colpa. Il giovedì lo sopporto meglio degli altri giorni perché il giovedì non ho colpe. 
Sto vedendo film di cui se ricordo il regista non ricordo gli attori, se ricordo il titolo non ricordo il regista e così via, nessun titolo di coda è completo nella mia testa, tutto sommato niente è completo in me: Woody Allen, La mia vita in rosa, Genio ribelle, Aprile, Daniele Lieti e Mastandrea, ehy baby (la colonna sonora, se non sbaglio) e il marchio della casa produttrice. 
Le poltroncine di velluto le detesto. Non ci scivoli. Chiacchiericcio che diminuisce con l’abbassarsi delle luci, alcune frasi si fanno più veloci per concludersi prima dell’arrivo del logo della casa distributrice. 

Immagine tratta da Harry a pezzi,1997 di e con Woody Allen
E inizia il film. 

Spero che mi dia qualcosa, una nuova sensazione, un’idea da scrivere sull’agenda, sto lì, lo guardo e aspetto. Niente. La gente ride e mi chiedo perché. Il bambino nato maschio vuole mettersi la gonna e la gente ride; il genio ribelle si conforma alla vita e il pubblico è soddisfatto, mentre io mi chiedo perché diavolo lo abbia fatto; aprile: sto ancora aspettando che succeda qualcosa che arriva il titolo di coda, oddio niente; Harry è a pezzi, proprio come me, perché non riesce più a scrivere, proprio come me, parla con i personaggi dei suoi racconti, proprio come me, e la gente ride, mi guardo: non come me. E intanto penso che i film non hanno mai contribuito a cambiarmi la vita. Non c’è un film, un attore o un personaggio che abbiamo significato qualcosa per me. Ma ci sono scrittori e libri. Le immagini le vedo scritte nelle parole, in un film non vedo immagini ma sento dialoghi e discorsi che mi annoiano. I film che preferisco sono quelli dove il dialogo è ridotto al minimo, mi piacciono le voci fuori campo: film biografici che una voce ti racconta.
Il film è finito, voglio andar via finché sono in tempo ma già si accendono le luci della sala, le persone si voltano verso di me, verificano le loro pupille aguzzando il loro sguardo su di me, voglio andare via, ma c’è un'ultima prova che dovrò affrontare: la tenda pesante una tonnellata in cui rimarrò affogato, già lo so, già lo sappiamo Harry. 

Esco dal cinema. E tanti altri si radunano a gruppetti di tre, quattro, cinque. 
Le coppie si allontanano più in fretta. 
Non sappiamo cosa fare e cosa dirci, il commento al film non richiede più di trenta secondi in fin dei conti siamo stati al cinema per lo stesso motivo: incontrarci il meno possibile. 

Sono le quattro e mezza del mattino, i gabbiani stanno litigando con i piccioni: nel dormiveglia tifo per i gabbiani. Arrivano anche i corvi, non so da che parte stiano i corvi, non mi sono mai alzato per verificare, ma mi prometto che un giorno lo farò, sì un giorno parteciperò completamente desto a questa guerra celeste. Cerco di addormentarmi, mi elettrizza il pensiero che domani è giovedì, il giorno più leggero in cui non ho colpe da espiare.
(seconda parte)

7 commenti:

  1. ... la tenda pesante una tonnellata in cui rimmarrò annegato...
    Bel racconto.

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    1. Ci sono altri 4 brandelli di vita di questo Lucio Lieto che andranno in onda su questi schermi nei prossimi giorni, spero sarai tra il pubblico! Grazie.

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  2. Risposte
    1. Grazie! Allora continuo con le prossime puntate:)

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  3. Il cinema del mercoledì sera deve essere di una desolazione infinita, però se serve a fingere di aver qualcosa da fare ben venga.... Bel racconto... vado subito a leggere il seguito.

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