4 ottobre 2012

Dal fracasso...la musica



Andersen. Una vita senza amore. Un film sulla vita dello scrittore e poeta danese che, nato da famiglia povera nel 1805 a Odense e morto a settant’anni a Copenaghen, divenne celebre soprattutto per le sue fiabe. Un’esistenza raccontata in fotogrammi dal regista russo Eldar Ryazanov, partendo dal momento in cui il piccolo Andersen (Ivan Kharatyan) fa un incontro con un anziano che, dopo aver affermato di essere Dio in persona, gli annuncia il suo futuro da uomo importante. L’anziano/Dio incontra il piccolo Andersen all’esterno di quello che sembra essere un manicomio, dove è ricoverato il nonno di Andersen. Emarginazione, miseria, follia sono le costanti della vita del giovane Hans. Come lo è la fede in Dio. Lo scrittore giapponese Natsume Soseki, sostiene che gli uomini non possono che trovare sostegno nella solitudine, nella follia o nella religione. Hans la follia l’ha conosciuta nella figura del nonno e poi della madre e il suo personale Dio, o meglio, la fede che gli preannuncia un futuro migliore, l’ha incontra proprio in questo manicomio. 
Assistiamo alla scena del pasto (alla quale assiste anche il piccolo Andersen insieme alla nonna) una scena toccante, in cui i commensali, tutti pazzi o presunti tali, cominciano a far musica con le posate e le poche stoviglie e a cantare una sorta di lamento, una vera ferita umana. 
La scena del film mi ha fatto venire in mente il Concerto nell'uovo, opera attribuita a Hieronymous Bosch. Al di là delle interpretazioni alchemiche e simboliche di questo quadro che, quasi sicuramente, non hanno legame con le scene del film, mi piace l'idea di "ascoltarne" la musica guardando le immagini. Verrebbe da pensare che dall'uovo scaturisca fracasso più che musica, eppure i musicisti si trovano nell'uovo cosmico che si sta rompendo, più che fracasso dovrebbe essere un inno alla vita e così deve essere senz'altro. Nel film il fracasso delle stoviglie dà il via ad un coro che incanta e commuove, il canto dei folli, della profondità dell'anima. la vita nasce dalla musica o con la musica, dal Logos dal Verbo che è parola sonante, forse.

Post: L'ombra nella fiaba di Andersen
Post Andersen e l'Audace Soldatino di Stagno nel mio blog Fiabe in analisi

10 commenti:

  1. mi hai fatto venire voglia di vedere il film. Andersen è una figura che da bambina mi affascinava. Alto, malinconico... Nel dvd de La Sirenetta Disney c'era anche un filmato dove parlavano di lui e dicevano che lui si sentiva molto simile alla Sirenetta. Se non ricordo male dicevano che da bambino aveva una bella voce poi con la pubertà il timbro cambia e vide così svanire un suo sogno. Poi il tema del diverso e dell'emarginato sono presenti in quasi tutti le sue fiabe e credo sia un po' questo il motivo che piacciono: raccontano le paure dei bambini e degli adulti.

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    1. Sì te lo consiglio. Ci sono delle scene veramente belle, sono state definite surreali come la scena dove Andersen danza con la sua ombra (ripresa dalla fiaba L'Ombra). In questo post avrei voluto mettere il video ma ho trovato l'intero film in russo e quindi ho estratto questi fotogrammi. E' vero Andersen aveva una voce da "usignolo" e nel film questo aspetto e questa sua passione è evidenziata fin dall'inizio. E' un mix tra la sua vita e le sue fiabe, se lo guardi, secondo me, ci farai un post anche te!

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  2. Mi vengono i brividi a pensare a quanti, scambiati per folli e rinchiusi, maltrattati, dimenticati, hanno perduto le loro vite e le loro anime dentro posti indecenti. Il tema della follia, la labile linea di confine con quello che si ritiene essere la normalità e l'altra sfera della mente, mi ha sempre affascinato. Quante persone sono state rinchiuse per motivi puramente medici, politici, religiosi, per diagnosi sbagliate...Quanta miseria. Fa male vedere questa solitudine e questa marginalità. Ma tu ne parli sempre come farebebro le pennallate di un pittore maestro.
    Raffaella

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    1. Il confine tra normalità e follia è vero è labile e legato alla cultura, alla classe dominante del momento che stabilisce la "norma". Io e te oggi siamo a "piede libero" :) ma domani qualcosa potrebbe cambiare e io te rientrare nel non conforme alla nuova norma. Ti ricordi quando le donne "pensanti" le bruciavano? ...e noi abbiamo pure un blog...!

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  3. C'è una netta sovrapposizione tra la vita reale di Andersen e i suoi scritti. Di carattere schivo e sensibile, emarginato dai suoi coetanei, non poteva che finire per scrivere il Brutto Anatroccolo, con il quale è palese che si identificasse. Tra l'altro è unanimemente considerato un'icona gay.
    Sono contento che ti sia piaciuto.
    P.S.: Sono rientrato oggi in ufficio dopo 3 gg di assenza e ho trovato la sorpresa che sai... Grazie. Sei splendida!

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    1. Sì mi è piaciuto, fa parte di quei film che riguarderò, grazie per avermelo consigliato. Sono riuscita a resistere dal mandarti una mail, di solito non riesco fare le sorprese!

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  4. Fantastico! Grazie di cuore per la segnalazione, comincio subito a cercarlo.

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    1. Sta covando dentro di me un altro post su questo film, forse andrà sull'altro mio blog, non so quando ma sta covando!

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  5. Questo film sembra davvero interessante, prima o poi devo proprio vederlo!

    Molto spesso è il manicomio a rendere pazzi e non i pazzi a stare dentro un manicomio. Goffmann nei suoi studi sociologici ha dimostrato questo concetto e contribuito alla chiusura di molti istituti.

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    1. E' lo stesso dubbio che ho io, un persona sana che si trovi in un ambiente dove riceve trattamenti e considerazioni da malato non può che ammalarsi. Il film te lo consiglio vivamente.

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