Antologia dell'Ascensore. Non spingete quel bottone


Non amo gli ascensori, sei piani di scale a piedi li preferisco all’entrare in una sorta di loculo viaggiante, non ho attrazione per i viaggi nelle capsule, non vorrei mai andare sulla luna, si lo so parlo a vanvera perché non mi capiterà mai di dovere scegliere se andare o no sulla luna, era tanto per dire. Ma finchè il fisico me lo permette i 6 piani di scale li preferisco; tra l'altro, durante i 6 piani a piedi, è difficile  incontrare qualcuno, tutti preferiscono l'ascensore; le scale, ossia i 6 piani, diventano un viaggio nel deserto, quasi pericoloso, se incontri un assassino, un ladro, che fai?
Gli ascensori però hanno il loro fascino, entri nel vuoto, senza finestre, alla fine del viaggio si apre la porta (almeno lo speri) e ti ritrovi magari ad un piano da dove vedi il cielo, il panorama inaspettato di una intera città, in un attimo sei volato e tutto il resto, che poco prima era delle tue stesse dimensioni, si è rimpicciolito; come non sentirsi Alice nel paese delle meraviglie, diventata gigantesca all’improvviso. Succede anche il contrario: l’ascensore ti può portare a meno un piano, meno due, nei sotterranei, nei garage, la porta si spalanca e sei accolto da un ambiente con aria condizionata e luci al neon, per me un'atmosfera da fantascienza. 
Émile Zola, nel romanzo Germinale (1885), descrive la "gabbia di ferro" che penetra nelle viscere della terra con il suo carico di carne umana: 
…il pozzo ingoiava gli uomini a bocconi di venti o trenta, li mandava giù con tanta facilità che sembrava non sentirli neanche passare…Senza rumore, con un agile balzo da bestia notturna, la gabbia di ferro emergeva dall'oscurità, si appoggiava sui fermi con i suoi quattro ripiani che contenevano ognuno due vagoncini pieni di carbone… Partiva un ordine dal tubo di trasmissione, un muggito sordo e indistinto, mentre da giù veniva tirata quattro volte la corda del segnale che "suonava a carne", per avvertire di quel carico di carne umana. Poi, dopo un leggero sussulto, la gabbia si immergeva silenziosa, cadeva come una pietra e lascia- va dietro di sé solo il vibrante scorrimento del cavo. (cit. in Sale o scende? di Vincenzo Bitti in Non spingete quel bottone
Alcuni ascensori mi ricordano le sale operatorie, acciaio e luci, luci e acciaio; sono simili anche nella loro funzioni, in entrambi – sala operatoria ed ascensore – perdi la cognizione del tempo, vai in apnea o in sonno da anestesia e quando ti risvegli (SE ti risvegli) non ti sembra vero e pensi: mai più! da oggi andrò a piedi , da oggi farò prevenzione. E che dire della scritta "portata massima 6 persone"? La porta si apre ad un piano intermedio, sulla porta si presenta il 7°, ci guarda...ti viene in mente la fatale domanda "chi butteresti giù dalla torre?" Risposta: lui il 7° che con lo sguardo ti invita a soppesarlo, si sente magro, lui!

Vi riporto l'elenco dei partecipanti anche per darvi un'idea, in base ai titoli, delle tematiche che l'ascensore può suscitare.

Copertina, ideata da Roberta Guardascione,
dell'e-book Non spingere quel bottone

 Come in un film - Lorenzo Pompeo
Sale o scende?  - Vincenzo Bitti
Luigi Dinardo - Il sorvegliante
Beatrice Traversin – Osservazioni
Paul Olden - Salvi per miracolo
Lodovico Ferrari – Segreto
Maria Stella Rossi - Perduta mi credetti nelle fauci del mostro
Enrico Arlandini - Incontro fortuito, da corto circuito
Federico Pergolini – Discesa
Emanuele Crocetti – Rotture
Roberto Guarnieri - L'orgoglio del secolo
Andrea Leonelli - Sette piani d'attesa
Tullio Aragona - Quella casa
Luigi Bonaro – Combinazioni
Umberto Pasqui – Adagio
Antonella Provenzano - E d'un tratto il vuoto
Davide Manenti - Da qui a cinque anni
Mara Bomben - Meglio a piedi
Marco Montozzi - Fuori servizio
Stefano D'Angelo - L'ascensore
Amos Manuel Laurent – Ancestrale
Daniela Piccoli - L'ascensore del futuro
Marco Vecchi - L'ascensore nascosto
Claudio Lei - Prossimo piano ignoto
Luca Carmelo Carpita – Destino
Veronica Di Geronimo - Il figlio della portinaia
Riccardo Sartori – Postmortem
Andrea Andolfatto - Ascensione al Settimo Cielo
Armando d'Amaro - Corradi e il "bambino" scomparso
Concita Imperatrice - Un'inquietante compagnia
Severino Forini - L'ascensore sopra Berlino
Eliseo S. Palumbo – Checkpoint
Diego Cocco - Sempre più in basso, in caduta libera
Eman - Overdose

7 commenti:

  1. Ottima idea! Ma chi sará mai quel tal Severino Forini che compare tra gli autori? Lol
    Magari è solo un pseudonimo.....:P

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    1. Non si sa mai chi possa nascondersi dietro a questi pseudonimi, parola di Orlando :)

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  2. C'è una piccola dose di terrore nell'ascensore sia quando le porte si aprono ad un piano molto basso, sia quando si aprono ad un piano molto alto. L'inquietudine è data dal non sapere cosa ti aspetta. Troppo in alto o troppo in basso significa perdere il controllo della realtà, non sapere se si riuscirà mai a tornare indietro. Meglio stare coi piedi per terra (o vivere al piano terra coma faccio io). Grazie per la citazione. Davvero una bella sorpresa.

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    1. Mi è piaciuta molto la struttura del tuo racconto, mi ha sorpreso; allora diciamo pure che ci simo fatti una sorpresa reciproca :)

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    2. L'ascesa senza fine raccontata nella seconda parte del mio racconto ricorda molto una scena del film Vanilla Sky. Chissà se qualcuno se ne è accorto. Giuro comunque che non c'è alcun plagio, visto che il film con Tom Cruise l'ho visto solo di recente (e non hai idea che razza di shock è stato per me vederlo).

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  3. Io prendo l'ascensore solo se sono in compagnia, perché soffro un po' di claustrofobia e se sono da sola mi agito. Lo prendo da sola solo se estremamente necessario. Comunque ultimamente sono stata "costretta" a prenderlo più spesso e un po' mi è passata l'ansia da ascensore.
    Sulla luna però non ci vado neanch'io... facciamo così, quando tutti partiranno per viaggi spaziali: ci troviamo io e te e guardiamo la luna da terra magari leggendo qualche bella poesia a tema di Leopardi, che ne dici?

    Complimenti a Severino, ovviamente, ma glieli ho già fatti nel suo post!

    P.S. Hai cambiato la grafica ancora o mi sono persa qualcosa?

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    1. Sono d'accordo, per me la luna è ancora quella leopardiana,la si raggiunge con l'immaginazione!Ehm...la grafica? L'ho cambiata di nuovo, vedi? mutevole come la luna (mi viene ora in mente che non ho mai messo una luna come sfondo, forse...prima o poi...)

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