Rispose Pessoa

Tra i due, io sono quella di sotto, quella che dà la spinta, che fa da sostegno. E quelli che si appoggiano a me hanno esattamente l’espressione del ghepardo che si arrampica, uno sguardo con nessuna gratitudine. Quanta gente avete conosciuto o conoscete per cui è tutto dovuto? Per cui siete solo uno sgabello? E se lo sgabello un giorno di sollevasse di botto? Se all’improvviso tutto quello che ci si appoggia sopra, saltasse in aria? Se lo sgabello un giorno si rompesse … le gambe? Direbbero che non aveva le gambe forti. Forse, la verità è che  di fronte a queste persone bisognerebbe avere le gambe veloci, come quelle del ghepardo. Correre, correre dalla parte opposta, verso la propria.
Un giorno un mio amico, un artista, che si trovava sempre a fare da sostegno a tutti, la spalla su cui piangere  (mentre lui avrebbe avuto bisogno di spalle, come tutti del resto) mi disse: “E’ che io non suscito tenerezza”, mi illuminò: “Ecco qual’ è la risposta, è questa, nemmeno io suscito tenerezza”. 

Un altro mio amico, Fernando Pessoa (1888-1935), risponde così:

In tutti i luoghi della vita, in ogni situazione e in ogni convivenza sono sempre stato un intruso per tutti. O almeno sono sempre stato un estraneo. Anche dai parenti e dai conoscenti sono stato ritenuto una persona di fuori. Non che sia stato trattato così, neanche una sola volta, in modo voluto; è sempre stato per un atteggiamento spontaneo che gli altri mostravano nei miei confronti. (…) Rarissimamente gli altri si sono rivolti a me con supponenza o superbia. Ma la simpatia che mi è stata rivolta era una simpatia priva di affetto. Per le persone più intime sono sempre stato un ospite, che è trattato bene perché è un ospite, ma sempre con l’attenzione che si deve a un estraneo e la mancanza di affetto che è naturale per un intruso. Sono certo che questo atteggiamento degli altri è dovuto principalmente a una oscura causa intrinseca al mio temperamento. Ho una frigidità di comunicazione che involontariamente obbliga gli altri a imitare la mia scarsezza di effusioni. Per indole ho facilità a fare conoscenza con gli estranei.(…) Gli altri sono accuditi: io sono trattato correttamente. (…) Non ho le qualità di un  leader né quelle di un seguace.(…) Altri, meno intelligenti di me, sono più forti: si ritagliano meglio la loro vita fra la gente; amministrano più abilmente la loro intelligenza. Avrei tutte le qualità per influire sugli altri, esclusa l’arte di saperlo fare e la forza di volerlo fare. (Diario lucido, passo n° 157 tratto da Il Libro dell’Inquietudine di Fernando Pessoa ed. Feltrinelli).

10 commenti:

  1. Io in genere sono lo sgabello, ma perché preferisco. Aiutare gli altri mi fa sentire bene, perché voglio fare del bene. Essere aiutata mi fa invece sentire troppo fragile, in debito, vincolata. Anch'io però ho alcuni (pochi) sgabelli: persone che si preoccupano sinceramente e disinteressatamente per me. Io cerco comunque di non far portar loro troppo peso e magari di fare scambio, a volte.

    Comunque non è vero che non ispiri tenerezza... per me sei tenerissima!

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    1. Anche io preferisco aiutare, fin dalle elementari ero l'aiuto di tutti; ma è il dare per scontato che da me ci si aspetti sempre l'aiuto che a lungo andare ti sfinisce. Sono una persona molto disponibile, per carattere. Hai ragione anche io mi sento tenerissima, anzi lo sono.:)

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  2. Mi fai pensare ad un grande scoglio in mezzo al mare. Roccia e solitudine. Hai ragione, non si dovrebbe dare mai niente per scontato e meno ancora la disponibilità degli altri. E' che spesso chi ne ha, sembra poterne dare anche agli altri, sempre e in ogni momento. Non sono sempre sgabello ma conosco i sentimenti di chi a volte ha bisogno di chiedere. LO scoglio è bellissimo, ma può essere infinitamente solo.
    Un abbraccio
    Raffaella

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    1. Mi viene in mente la bellezza e la forza dello scoglio nella canzone di Battisti "come può uno scoglio arginare il mare, anche se non voglio torno già volare..." me la canticchio spesso. E' vero quello che dici, lo scoglio è bellissimo, nonostante sia circondato dal mare che certo, non è meno bello, ma sembra che lo scoglio abbia qualcosa in più,il mare non lo sminuisce. Grazie per l'abbraccio che ricambio di cuore.

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  3. Il tuo post e la citazione mi hanno fatto pensare al testo di "Amico fragile" di De Andrè.

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    1. Ciao Alessandro C., benvenuto! Ti ricorda "Amico fragile" per l'insofferenza che spesso abbiamo verso i rapporti umani? Che a volte più che rapporti sono chiacchiere. Sai che non sei il primo che si riallaccia a De Andrè leggendo qualcosa di mio? probabilmente c'è una base di tristezza che unisce tutti quelli che hanno il "vizio" della scrittura; forse è per questo che non ho mai approfondito la conoscenza con De Andrè, prima o poi devo farmi coraggio e lo dovrò affrontare. Grazie

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  4. Molto bello, il brano di Pessoa. Grazie per averlo ripreso e pubblicato. Lessi «Il libro dell'inquietudine» più o meno quarant'anni fa e me ne ricordo molto poco. Ma mi ricordo che è stata una lettura importante.
    Tipica frase da vegliardo.
    Che poi mi capiti spesso di pensare le stesse cose di me stesso è un semplice dato di fatto, anche se non troppo allegro.

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    1. Il mio Libro dell'Inquietudine è aumentato di spessore (ci sono pagine di libri che con il tempo gonfiano e altre che si assottigliano) quando cominciai a leggerlo mi capitava di dire "Anch'io sono così" e sottolineavo, alla fine smisi di sottolineare perchè avrei dovuto sottolinearlo tutto. Ogni tanto lo apro a caso, leggo due righe e mi dico "eccomi qui". Del brano che ho messo ho tagliato alcune parti, le più vere. Pessoa fa parte di quelli "spietati" verso se stessi e non verso gli altri. Meraviglioso. Non so come sia stato trattato da Tabucchi.

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  5. Sembra la storia della mia vita. Anni di "sgabellanza", sempre disponibile, poi quando si ha bisogno, ecco che arrivano le classiche due dita negli occhi. Essere sgabelli non paga. Questa è la verità.
    Purtroppo essere sgabelli fa parte della propria natura, come nella favola della tartaruga e dello scorpione....

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    1. Nella natura dello scorpione c'è quella di pungere è vero, però si dice che gli uomini siano diversi dagli animali perchè "possono riflettere, sono razionali, non sono schiavi degli istinti, sono il centro dell'universo" per queste caratteristiche, poi però...Credo che la disponibilità o la gentilezza venga presa per sottomissione per poca intelligenza e questo solo perchè l'intelligenza viene confusa con la furbizia. Disponibile quindi sfruttabile: mi sembra un pensiero elementare per chi sente di far parte di un'umanità al centro dell'Universo (cosa che io, si capisce, non credo). Il fatto positivo è che nonostante le dita negli occhi, poi ci vediamo meglio! E invece che sgabelli per i piedi (permettimi il paragone)diventiamo sgabelli da bar, con delle gambe luuuungheee, che dall'alto vedono meglio :)

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