13 settembre 2012

La donna di sabbia

Quest’anno il romanzo dello scrittore giapponese Kobo Abe, La Donna di sabbia, compie 50 anni, è del 1962; certo in gran parte del mondo occidentale ne è sconosciuta perfino l’esistenza, oltre che la nascita, ma è anche grazie al contatto con il mondo occidentale che ha avuto origine gran parte della moderna letteratura giapponese e, in particolare, questo romanzo. Il contatto con l’Occidente ha accelerato la corsa del Giappone verso un cambiamento che lo avvicinava sempre più a somigliare e a lasciarsi contaminare dal pensiero e dalle mode occidentali. Non è un caso che, in questi anni, gran parte della letteratura giapponese affronti la tematica del suicidio come, non più legata al mondo dei samurai, dell’onore e della fedeltà, ma come conseguenza estrema della crisi esistenziale dell’individuo.
Il mondo nipponico si sta sgretolando, influenze occidentali mettono in crisi la cultura del Giappone che, chiuso dal mare, si era concesso, fino ad allora, a periodi di apertura al mondo oltremare rappresentato dalla Cina, dalla Corea e in seguito dalla Russia. Ma l’Europa con l’Olanda o l’Italia e l’occidente americano sono realtà totalmente nuove. Portano novità ma anche dubbio, crisi, paura di soccombere e perdere la propria identità nazionale.
Quale scenografia dare all’alienazione, dove collocare personaggi che hanno perso se stessi, la loro identità? Saranno scenografie date da ambienti improbabili, sconosciuti a situazioni di vita normale; l’ambiente de La Donna di sabbia è uno di questi ambienti improbabili, una scenografia sterile dove, come spesso accade nella produzione letteraria di Kobo Abe, sono i personaggi a dare vita all’ambiente circostante, trasportando all’esterno le loro emozioni, quasi sempre di alienazione, solitudine e disagio verso il mondo.
Quel mondo che, negli occhi dei protagonisti è effettivamente sterile, arido di rapporti umani. La scenografia rispecchia la visione dei protagonisti. Un esempio per tutti è il romanzo L’uomo scatola, dove il protagonista, decide di andare in giro tra la folla, con una scatola sulla testa; un barbone ambulante o forse l’inizio che lo potrebbe portare a diventare completamente barbone e identificare la sua identità con la scatola. Ecco, l’identità è uno dei temi dominanti in Kobo Abe e frequente nei suoi colleghi contemporanei.
Il protagonista de La donna di sabbia è un uomo che viene indicato con una iniziale, J., per il resto il suo nome per intero verrà nominato solo per le pratiche burocratiche: la burocrazia che toglie identità e riduce ogni individuo ad essere identificato con un nome che indica non una personalità ma un numero. Tra queste pratiche ci sarà la sua dichiarazione ufficiale di morte che avverrà dopo 7 anni dalla sua scomparsa – annunciata nelle prime pagine- questa carta bollata sancirà il suo non tornare più alla vita passata. Un certificato ha stabilito che lui è morto, in realtà lui è vivo. Ma qual’è la verità? Forse la verità è nel mezzo? Forse. L’uomo sarà condannato a vivere in una buca sommersa nella sabbia, questo il sentimento dell’uomo giapponese moderno, un sepolto vivo.
Ma perché quest’uomo viene dichiarato morto dopo 7 anni? L’uomo era scomparso, mentre un giorno stava andando alla ricerca di un insetto: il suo intento era quello di trovare un insetto sconosciuto a cui dare il proprio nome; si perde, potremmo dire, mentre cerca se stesso. E’ evidente in questa ricerca, la ricerca della propria identità, in un’epoca in cui in Giappone si faceva avanti il mondo occidentale che “spersonalizzava” l’identità giapponese. Quest’uomo si addentra in un paese che vive con la minaccia di essere sepolto dalla sabbia che avanza senza tregua, tutto questo per scoprire un insetto e dargli il suo nome e passare alla storia: Vale la pena, quindi, di affaticarsi tanto per arrivare infine a prender posto nella memoria della gente, anche se soltanto per la scoperta di un insetto dirà il protagonista.
La sabbia che avanza e travolge tutto con la sua aridità è stata identificata con la città di Tokyo, città (siamo nel 1962) ormai non più a misura d’uomo, incontrollabile come la sabbia nel suo avanzare e far piazza pulita delle tradizioni che ancora si potevano trovare nelle piccole cittadine nipponiche. Città ormai cosmopolita, dove studenti giapponesi e studenti europei vivono a contatto e si influenzano.
Il nostro J. finisce per diventare ostaggio di una donna che, rimasta vedova, vive in una casa sommersa da dune di sabbia e alla quale è necessaria la forza di un uomo per spalare senza sosta la sabbia che potrebbe sommergerla. Un primo momento di ribellione e poi l’uomo cede alla sua nuova vita. Il primo sintomo di cedimento lo abbiamo quando, osservando la donna, J. penserà “Sembra un insetto”, ecco, ha finalmente trovato l’insetto che stava cercando. Non è un insetto, è una donna ma vive nella sabbia come gli insetti. Non è un insetto, è una donna ma ha perso la sua identità sociale dal momento in cui è rimasta vedova.
Nel rapporto con la donna avviene una elaborazione della sua nuova condizione, all’inizio la donna viene ritenuta complice della sua reclusione (… ella faceva parte dei cospiratori benché fingesse di esserne vittima…) poi diviene necessaria di un rapporto sul lavoro, e come  contatto con gli abitanti del villaggio; diventa poi un rapporto di quotidianità come il mangiare, il lavarsi, il dormire; e infine anche come approccio sessuale, che la donna tacitamente offre e che l’uomo, dopo una iniziale resistenza finisce per accettare.
L’occasione di fuggire arriverà grazie ad una scala incustodita dentro la buca-casa ma J. rinuncerà alla fuga perché consapevole che oltre il muro di sabbia troverà il muro di un’umanità incomprensibile di cui non sente in fondo la nostalgia.
…il mondo era già pieno di doveri. Si era portato fin lì, sulle tracce della sabbia e degli inseti, appunto per fuggire, pur momentaneamente, dall’oppressione dei doveri e del tedio della vita.
Ha riflettuto in profondità sulla sua vita al di sopra della sabbia, nell’apparenza di reclusione, trova una libertà nuova, vede la prigionia dei rapporti umani cui era abituato nella vita precedente, le maldicenze dei colleghi, l’ipocrisia del matrimonio, il condurre una vita senza senso. Il senso, paradossalmente, lo si può trovare anche sommersi nella sabbia, il senso è all’interno di noi.

La Donna di sabbia vinse nel 1962 il Premio Yomiuri. Ne fu realizzato un film con la regia di Hiroshi Teshigahara, ottenendo il Premio Speciale della Giuria al 17º Festival di Cannes del 1964 e, nello stesso anno, fu candidato all'Oscar come miglior film straniero. Ma di questo, e molto di più, vi parlerà The Obsidian Mirror

15 commenti:

  1. Non ci crederai ma io ho visto il film proprio di recente ^_^
    Hai scritto un post grandioso.. ma questo già te l'ho detto...

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    1. Prossimamente anch'io vedrò il film :) il tuo post mi fa sospettare che sia più bello il film del romanzo, di solito accade il contrario.

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  2. Mi rocordo di aver visto il film da bambino, lo trasmise la Rai in prima serata e negli anni settanta o vedevi quello che passava la Rai o chiudevi la televisione.
    Altri tempi.
    Bello.questo.passaggio di consegne tra te ed Obsidian.

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    1. Da non credere, oggi lo trasmetterebbero alle 2.45 di notte e andrebbe in onda con 35" di ritardo. La RAI di quei tempi era "alternativa", nonostante non ci fossero altre alternative con cui competere. Io mi ricordo sceneggiati come Ritratto di donna velata, che te hai recensito nel tuo blog; e Gamma (sto aspettando che esca in edicola) mi ricordo che mi sconvolse: un trapianto di cervello! Lo hai recensito?
      Ehm...sai con Obsidian, data l'età di entrambi, siamo anche un po' costretti a fare mezzo percorso ciascuno :)

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    2. Lo recensiró presto.
      Pian piano li recensiró tutti quei vecchi sceneggiati, ad occhio e croce il prossimo dovrebbe essere peró" La Baronessa di Carini".

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  3. Un romanzo stupendo, da togliere il fiato. E, curiosamente, bellisimo e suggestivo anche il film. Certo che non è che insieme o separati mettano di buon umore, ma siamo vivi anche per immaginare.

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    1. Ah, ah!! Bella questa! Forse il romanzo ha una trama un po' "soffocante" con tutta quella sabbia? Dentro una buca, se ci siamo da vivi, l'immaginazione presumo vada a briglie sciolte!! Sì, il romanzo è stupendo a partire dall'idea stessa.

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  4. Non ricordo il film. Invece Gamma lo ricordo anche se vagamente. Che descrizione, mentre leggevo sentivo salir su la sabbia e togliermi il respiro. E perdermi in quella perdita di identità.
    Devo uscire a prendere aria!
    Raffaella

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    1. Di Gamma mi ricordo la colonna sonora, anche quella mi sembrava angosciante...che giornata!! Domani fammi sapere se hai dormito. Vediamo il lato positivo: con la sabbia si fanno anche castelli di sabbia! Respiri meglio, ora? :)

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  5. La musichetta di Gamma me la sono portata dietro tutta la vita. Indimenticabile. Rivedere adesso lo sceneggiato ha un sapore un po' amaro ma si sa, le sensazione di un bambino sono state inevitabilmente corrotte dal tempo. Ho comprato un paio di anni fa tutta la collana "Giallo e Mistero" della Fabbri (investendo non poco denaro) che ho saputo che stanno ridistribuendo proprio da poco. Diciamo che le cartucce migliori le sparano subito (Donna Velata, Baronessa di Carini, Segno del Comando), poi lentamente hanno buttato dentro la peggio fuffa.... ma sto andando off-topic (cosa assolutamente contro i miei stessi interessi)

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    1. Quindi Gamma mi deluderà? E' ipnotizzante quella musica, anch'io me la porto dietro da allora.

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    2. Su tante cose è anche piacevole, diciamo che la dirigenza Rai dell' epoca per andare sul sicuro puntó piú sull' aspetto giallo ed investigativo che su quello fantastico.

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    3. Non ho detto questo. Vedere i vecchi sceneggiati ha sempre un suo fascino (tranne ESP, quello evitalo). Il finale, ti dirò, me lo ricordavo completamente diverso....

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  6. Sembra bello e angosciante! Lo metto nella lista dei libri da leggere prima o poi! Chi cerca se stesso e si perde ha sempre tutto il mio appoggio morale!

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    1. Ecco, mi sembra giustissimo, per equilibrare il nostro mondo di fiabe occupiamoci anche di qualche lettura angosciante!

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