Su Marte c'è la vita: parola di Emilio Salgari. Le Meraviglie del 2000

Ah! se si potesse dar la scalata a Marte che ha invece una
popolazione così scarsa e tante terre ancora incolte!"
"Come lo sapete voi?" chiese Toby, facendo un gesto di stupore.
"Dagli stessi martiani" rispose Holker.
"Dagli abitanti di quel pianeta!" esclamò Brandok.
"Ah, dimenticavo che ai vostri tempi non si era trovato ancora un mezzo per mettersi in
relazione con quei bravi martiani."
"Scherzate?"
"Ve lo dico sul serio, mio caro signor Brandok."
"Voi comunicate con loro?"
"Ho anzi un carissimo amico lassù che mi dà spesso sue notizie."
"Come avete fatto a mettervi in relazione coi martiani?"
(tratto da Le meraviglie del 2000 di Emilio Salgari)



Quando ci interroghiamo sulla nostra morte, inevitabilmente ci interroghiamo sul futuro, non tanto del nostro ma dell’intera umanità. Come sarà il mondo tra 100, 200 anni o più? Ossia, come sarà quando noi non ci saremo? E’ una curiosità che non possiamo appagare. Forse. 
Copertina di Carlo Chiostri
Edizione 1907
Emilio Salgari, scrittore di romanzi d’avventura ambientati in luoghi lontani dall’Europa (India, Asia, Caraibi) ha scritto anche un romanzo sul futuro (oggi per noi sul presente) Le meraviglie del 2000, pubblicato nel 1907. I protagonisti sono il giovane Brandock di circa 30 anni, afflitto da quello che al tempo si chiamava spleen (termine molto in uso durante il Decadentismo, con cui si intendeva un atteggiamento malinconico e disagio esistenziale) e il cinquantenne dottor Toby, entusiasta per la vita, tanto da aver dedicato decenni alla ricerca della medicina miracolosa che gli permetterà di “dormire come morto” per circa 100 anni e risvegliarsi nel futuro, esattamente nel 2003. Il dottor Toby convincerà il giovane a seguirlo in questa avventura, il giovane accetterà, non tanto per curiosità, quanto per l’incapacità di vivere che gli fa decidere che anche dormire per 100 anni, rischiando di non risvegliarsi sarebbe di poca importanza, vita o morte "...che per me sarà lo stesso. Almeno lo spleen non mi tormenterà più." 
Spleen è una parola che i due porteranno anche nel 2003, sarà la prima cosa che il dottore chiederà al giovane appena risvegliatosi dai 100 anni di sonno, gli chiederà se sente ancor lo spleen. E, in seguito, si accerterà della salute e dell’umore del suo compagno di avventura, chiedendo se sente lo spleen. Così il male del secolo e le prime innovazioni che si affacciavano nei primi anni del 900 sono incarnate nei due protagonisti, come dire: si cerca per noia e insoddisfazione ma anche per passione e curiosità.
Dopo un secolo di morte apparente, i due vengono svegliati dal pro-nipote del dottor Toby, anche lui medico. Il primo rumore che giungerà alle orecchie del dottor Toby sarà la voce dell' “Abbonamento al World”, ossia il telegiornale. 
Ma com’é questo nuovo mondo? Ci si sposta in aeromobile, si vive in grattacieli di 20-25 piani perché lo spazio, con l’aumentare della popolazione è diventato prezioso; non esistono più gli operai ma i coltivatori; si sono estinti gli animali e la dieta è principalmente vegetariana, con qualche eccezione per il pesce. Si va di fretta, ci si sposta attraversando i cieli ma anche sottoterra, dove sono state scavate ferrovie e tunnel che raggiungono il Polo Nord, e qui nel Polo Nord sono stati reclusi i ribelli della società, perché ciò che conta nel 2003 è vivere tranquilli senza sommosse e guerriglie. L’elettricità ha avuto il sopravvento, tutto si muove con l’energia, le fonti maggiori di produzione energetica sono le cascate del Niagara. Anche le persone si muovono in fretta poiché hanno accumulato elettricità. E proprio l'accumulo di elettricità porterà i due protagonisti ad essere ricoverati in un manicomio per essere diventati pazzi.
Mentre la razza bianca è progredita, le razze minori (come minori nel romanzo vengono indicati gli eschimesi) sono regredite, per l’impossibilità di adattarsi al progresso. La giustizia è diventata spicciola, città sommerse accolgono i criminali e, alla minima ribellione, la città viene fatta esplodere. 
Più vicino è Marte, con il più potente cannocchiale del 2003, lo si può osservare come fosse a 300 metri di distanza. Qui vivono i Marziani (o, come scrive Salgari, i "Martiani") che da sempre cercano di comunicare con i terrestri attraverso dei segnali, finalmente nel 2003 i due popoli hanno trovato il modo per comunicare. 
"In questo secolo i nostri astronomi, vedendo che quelle linee di fuoco si ripetevano con maggior frequenza e che descrivevano per lo più una forma rassomigliante ad una "J" mostruosa, supposero che fossero veramente segnali e decisero di provare a rispondere. Fu nel 1940 che si fece il primo esperimento nelle immense pianure del Far-West. Duecentomila uomini furono disseminati in modo da formare pure una "J" e duecentomila fuochi furono accesi durante una notte scurissima. Ventiquattr'ore dopo lo stesso segnale appariva pure su uno degli immensi canali del pianeta marziano. Si pensò allora, per meglio accertare che si rispondeva a noi, di ripetere l'esperimento cambiando però la forma del segnale e fu scelta la lettera "Z". Venti notti dopo, i martiani rispondevano con una lingua di fuoco della stessa forma.”
Non so a voi, ma a me fa pensare ai cerchi nel grano.
Ma com’è Marte nel 2003 nella fantasia di Emilio Salgari? 
"Ditemi, signor Hibert: Marte assomiglia alla nostra terra?..." "Un po', avendo terra e acqua al pari del nostro globo. Le sue condizioni fisiche sono invece molto differenti. I mari di quel pianeta non occupano nemmeno la metà dell'estensione totale di quel globo; il calore che riceve dal sole è mediocre, essendo la distanza da esso maggiore di quella della terra. L'anno è due volte più lungo ossia conta 687 giorni."

"E l'aria è uguale alla nostra?" "È più leggera, cosicché l'atmosfera lassù è più pura, non si formano nubi, non si scatenano tempeste, i venti mancano quasi del tutto e le piogge sono sconosciute." 
"E l'acqua?..." "È analoga a quella della terra e ciò si sapeva anche prima, somigliando le nevi accumulate ai due poli di Marte alle nostre. Però l'acqua non dà luogo a evaporazione sensibile, quindi niente piogge." 
… 
"Non circolando l'acqua con un sistema di nubi, di piogge e di sorgenti come da noi, vi hanno riparato le nevi condensate nelle regioni polari. Ogni sei mesi, verso l'epoca dell'equinozio, si fondono e producono delle inondazioni sopra immense estensioni di centinaia di migliaia di chilometri. Le acque regolate da una serie di canali, costruiti da quegli abitanti, scorrono e s'inoltrano attraverso i continenti, fertilizzando le terre e bagnando le pianure. Cessata la fusione, le acque si ritirano fuggendo per gli stessi canali e lasciando nuovamente allo scoperto le terre." "I grandi canali dunque che gli scienziati dello scorso secolo avevano già segnalato, sono opera dei martiani?" disse Toby. "Sì" rispose l'astronomo. 
E qui, a questa domanda, Salgari sembra rispondere che le grandi opere visibili sulla Terra in realtà siano opera di Marziani, come oggi, alcuni studiosi pensano possano essere le Piramidi egizie o altre costruzioni megalitiche. 
Il 21 agosto saranno 150 anni dalla nascita di Emilio Salgari (Verona 1862), Marte non sappiamo ancora cosa ci riserva, al momento non abbiamo comunicazioni o messaggi o forse, probabile, non li abbiamo captati. Magari il 21 agosto...chissà...se Curiosity vorrà...

Molte altre sorprese riserva questo romanzo di cui potete scaricare qui, gratuitamente, la versione e-book.

8 commenti:

  1. Non ho mai letto nulla di Salgari, ma il termine "spleen" mi affascina enormemente, anche se fino a pochi minuti fa non lo conoscevo. Ultimamente ho notato che si parla spesso di Marte, chissà che non si scopra qualcosa di nuovo! C'è aria di novità.
    Un post particolare e un libro che prima o poi mi sa che leggerò! Brava.

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    1. Da tempo penso che se ci sono novità, possono arrivare solo da un altro pianeta.

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  2. Salgari ha formato le mie letture giovanili. E' triste pensare che sia morto in miseria mentre gli editori si arricchivano con i suoi libri.

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    1. Diciamo pure che è morto suicida circondato dalla miseria creata da quegli stessi editori.

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  3. Mi sono più volte ripromesso di leggerlo. Beh, due volte. Ma non è ancora arrivato il momento.
    Sappi però che hai riacceso il mio interesse! ^^

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    1. Bene, quindi sono riuscita ad accorciare il tempo che ti separa dal giorno in cui lo leggerai, discorso un po' contorto ma il concetto è chiaro, vero?
      Grazie e benvenuto nel mio blog!

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  4. ...e pensare che credevo che SPLEEN fosse un copyright di Baudelaire...

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    1. I poeti se lo scordino il copyright...o mi devo aspettare una denuncia dai discendenti di Baudelaire? Che poi i parenti degli artisti sono tremendi...

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