Pittori di girasoli

Quando lo conobbi dipingeva girasoli. No, non pensate ai girasoli di Van Gogh, lui di Van Gogh non aveva il talento; e i suoi girasoli non stavano in un vaso, i suoi quadri in realtà erano come veri campi di girasoli. A volte qualche cipresso delineava il perimetro dei campi. I suoi girasoli si volgevano verso il sole. Alcuni in prima fila e poi giù, in lontananza, si estendeva il campo con il giallo sole che illuminava la tela. Ora non dipinge più. Non può. A volte lo vedono piangere e poi all’improvviso ridere di gusto. Piange come un vecchio e, dicono, che rida come un bambino. Come i suoi girasoli, gioiosi sorridono al sole e, rassegnati, chinano il capo alla notte.


PORTAMI IL GIRASOLE di Eugenio Montale

Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

13 commenti:

  1. I girasoli erano tra i fiori preferiti di mia nonna materna.
    Io comunque non li vedo rassegnati, non so, è come "sapessero" che il sole ritornerà, una sorta di fiducia interiore e forse è lo stesso anche per quel signore.

    P.S.: A proposito di fiori, hai visto il fior di loto del mio post?

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    1. Certo che l'ho visto!! Non me li perdo i tuoi post, ci sono spesso sul tuo blog, non sempre lascio un commento ma ci sono. Mi piace molto come hai recitato la poesia, sembra davvero che tu riesca a sentirti in simbiosi con la natura. Le foto poi sono davvero belle. Invece, a proposito dei girasoli, a me danno la sensazione (anche quelli nella foto del mio post) che stiano sempre a parlare tra di loro, mah sarà una mia sensazione, cioè lo so che non parlano, però sembrano una folla di persone; insomma hanno vita ed è bello che magari ti facciano pensare a tua nonna e credo che anche il pittore che ora non li dipinge più li ricordi vivi.

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    2. E' ovvio che hanno vita mica stanno lì ad accontentarci la vista anche se vedere loro e la Natura è sempre una gioia :)
      Da bambini ci si chiede un po' che cosa si dicono (io me lo chiedevo anche riguardo ai quadri di mio zio. Stavo sul divano a guardarli). Mi sono successe cose non molto belle però devo dire che questa cosa (del guardare, del chiedersi ecc...) non l'ho persa. Molti la perdono. In questo mi ritengo fortunata.

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  2. Anche se il giallo non è decisamente il mio colore preferito non si può rimanere indifferenti davanti a tanta bellezza. Ho il sospetto che Montale invece amasse particolaremente questo colore visto che ha scritto anche "I limoni"!

    Una cosa curiosa sul girasole è che non per tutta la vita continua a seguire il sole. Infatti il fiore, una volta apertosi del tutto, è in realtà fermo (in genere orientato verso est) perché il suo stelo diviene più rigido (credo per sostenere il peso del fiore) e non gli consente di seguire il sole. Mi piace vedere questa cosa come una metafora di libertà ma anche di tristezza. Il fiore, finalmente adulto, può liberarsi dai suoi vincoli ed essere libero, ma allo stesso tempo perde la facoltà di seguire e ammirare sempre ciò che più amava.

    Insomma, mi unisco anch'io al club di chi si fa sempre mille domande. Chi ha detto poi che i fiori non parlano? Anzi, cantano pure! Sono sicura che conoscete questa bella canzone (http://www.youtube.com/watch?v=-8yTCEBHArU&feature=fvwrel) e anche i girasoli vengono nominati!

    Un bel post. Scusa il commento troppo lungo!

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    1. Sai, a pensarci bene più che farsi mille domande c'è una sorta di interessamento, di unione verso il mondo della Natura. Almeno per quanto riguarda me, è così. Le mille domande non sono mai fine a se stesse, ma sempre spinte dalla curiosità. Un po' come da bambini e credevamo che tutto ciò che si muovesse avesse vita propria. In effetti nei bambini è presente un modo di vivere il mondo molto simile all'animismo. Questo argomento mi interessa e mi sa che prima o poi farò un post.

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    2. Credo che i bambini sentano che qualsiasi altro essere vivente (animali o piante) siano simili a loro; e danno una vita anche a oggetti inanimati sia in natura, come le pietre, o a veri e propri oggetti; è come se "pretendessero" di dar vita a tutto, o forse, come capissero che tutto ha vita e fa parte della stessa vita. I bambini sono talmente pieni di vita che la devono diffondere, in un certo senso. Dai scrivilo il post, penso che tu abbia molto da dire sull'argomento.

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    3. @Romina: non sapevo che i girasoli ad un certo punto non seguissero più il sole, peccato! Vedi? da adulti si diventa rigidi e ci si ferma...e, quindi, come dissero a Lord Orlando "non appassire, non invecchiare mai..."

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    4. Farsi mille domande non è mai una cosa sbagliata. Anche quando sono una semplice ricerca di sapere senza scopo pratico o filosofico. Il voler sapere è una cosa naturalmente presente negli esseri umani fino a che non subentra in loro l'ottica utilitaristica (il "ma cosa ci guadagno se...").

      L'animismo in psicologia dello sviluppo è considerato uno dei principali ostacoli al raggiungimento dello stadio piagetiano delle operazioni concrete (che inizia intorno ai 7 anni), sempre se non sbaglio. Viene definito come l'incapacità di distinguere tra oggetti non viventi ed esseri viventi. Il bambino attraversa dunque varie fasi prima...

      Ops... i girasoli. Stavamo parlando di girasoli!
      Spero di non avervi fatti invecchiare con questo commento fuori tema!

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    5. Sai, personalmente, ho sempre pensato che psicologia e psicologi sarebbero da evitare; ho molto stima ed interesse invece per la psichiatria. Non amo la psicologia, anche se anni fa decisi di iscrivermi al magistrale proprio perchè era previsto l'insegnamento della psicologia, con Piaget annesso; risultato? ho cancellato la psicologia e sono passata alla psichiatria. Non ti preoccupare, io non invecchierò mai, d'altronde anche molti psichiatri sono persone infantili, creative e un po' folli (raro che lo sia lo psicologo). E infine aggiungo che per me non esiste "il fuori tema" (è indice di creatività o di capacità di spaziare) quindi, tranquilla! Spazia quanto vuoi!

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    6. Però a volte succede che farsi mille domande ti impedisce di vivere quel momento. E' un po' come crearsi un film interiore. Sai, quando parte con un "E se non andasse bene?", "E se invece dovessi fare così?" ecc... E' questo il tipo di mille domande che non fanno bene e che intendevo prima.
      Psiche vuol dire anima però ci sono molti lavoratori del settore che ormai di anima non parlano, ma di ben altro.

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  3. @Orlando: Per la cronaca, io studio per diventare maestra non psicologa o psichiatra (ma credo tu lo sappia)! Mi riferivo infatti alla psicologia dello sviluppo che è una piccola branca della psicologia e l'unica con cui sono entrata in contatto finora all'università. Certo, essendo io una persona a tratti infantile, inguaribilmente creativa e a volte un po' folle, forse avrei fatto carriera in quel settore!

    Tu ti occupi di psichiatria? Deve essere faticoso ma anche bello, credo.

    Fai attenzione: non autorizzare troppo i miei off-topic, possono diventare ingestibili! Anch'io però credo che saper collegare e spaziare sia una virtù (entro certi logici limiti).


    @AlmaCattleya: Gli "e se...?" sono il mio pane! Più che domande però sono spesso sono dubbi ingiustificati. Io penso che le vere domande, quelle importanti, siano quelle che cominciano con la parola "perché".

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    1. Certo che sono a conoscenza che vuoi dedicarti all'insegnamento! Non c'è nessun riferimento a te nella mia avversione alla psicologia e agli psicologi in generale; l'ho messa in dubbio da quando tu probabilmente, facendo un po' di conti al volo, andavi alle elementari. Spero quindi tu non l'abbia presa sul personale.
      Se ho interpretato bene il commento di AlmaCattleya, credo che lei si riferisse alle tante domande che, facendoci dubitare o fermarci troppo a riflettere, impediscono, a volte, di ascoltare ciò che ci viene dal nostro istinto,dalle nostre più intime necessità che rimangono inascoltate e messe da parte proprio dalla domanda dubitativa e negativa "e se invece...", "e se non...". Invece, le domande che cominciano con "perchè?", le tue preferite, di solito sono positive anche per la mente perchè sono curiose, investigative quindi aprono nuove conoscenze e non come le "dubbiose" che bloccano. Grazie per il commento. Forse la domanda "dubbiosa" è dell'anima che va in profondità, la domanda con il "perchè" è dell'anima che vuole spaziare. Ti piace questa distinzione?

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    2. Non l'ho presa sul personale, tranquilla! Solo non volevo che il mio commento sembrasse fatto da un'esperta di psicologia, dato che non lo sono assolutamente!

      Mi piace la tua distinzione tra varie domande. In genere io mi faccio sempre troppe domande, vado spesso molto fiera dei miei "perché" e a volte farei a meno dei miei "e se invece". Secondo me i "perché" sono domande di senso e quindi molto profonde in genere. Certo, sempre a livello teorico.

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