Il violino clandestino


Era cambiata nazionalità
sulla sua carta di identità
e lui senza cambiare indirizzo 
aveva cambiato nazionalità 
E quando suonava il suo violino 
lui e la musica suscitavano il sospetto 
di un amore clandestino 
e lui suonava, suonava 
e il violino gridava 
ché il suo paese più non esisteva 
Non sarà un violino a salvare un paese 
dal suo destino 
- di notte pensava -
ma poi di giorno la musica ricominciava 
ti ricordi violino 
quando il nostro amore non era clandestino 
e la gente ballava sulla musica 
che il nostro popolo univa.
Era cambiata nazionalità 
sulla sua carta di identità 
e lui senza cambiare indirizzo 
aveva cambiato nazionalità 
E il violinista adesso suona 
per persone che quella musica non conoscono 
che in quelle danze inciampano 
ma la sua contentezza è nascosta nel violino 
da dove esce quella musica profuga 
che suona fin da bambino.

5 commenti:

  1. Bello, commovente e con una punta di malinconia che non mi dispiace per niente.

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  2. Leggendo la poesia mi è quasi sembrato di sentire un violino suonare in sottofondo!

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    1. @Nick Parisi, @Romina Tamerici:
      Grazie, troppo gentili! Ero incerta se pubblicarla, ma i vostri commenti mi hanno tolto il dubbio. Vi confesso che l'ho scritta un bel po' di anni fa.

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    2. Le poesie non scadono, tranquilla! E poi scommetto che questa è sempre più recente di quelle del nostro amato Leopardi! Ah!

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  3. Sono versi di una tristezza infinita. Belli da spezzare il cuore. Grazie per averli condivisi

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