6 luglio 2012

Quando l'allievo è pronto, il maestro appare (detto Buddhista)

Il rapporto tra maestro e allievo mi ha sempre affascinato, da quando ho cominciato a praticare yoga, passando per lo studio della cultura giapponese e del buddhismo; il nome stesso del mio blog, Kokoro, è il titolo di un romanzo ambientato nel Giappone sul finire dell'epoca Meiji, dove il tema narrato è proprio il rapporto tra un maestro e il suo allievo. 
Quando l'allievo è pronto il maestro appare…non si può essere scelti come allievi, si cammina, si procede e si progredisce a livello interiore, spirituale fino a quando ci sarà una attrazione, qualcosa che risponde alla legge di affinità, che ci porta ad essere avvicinati da un maestro, ossia un qualcuno che, in qualsiasi ambito o percorso vi trovate, vi prenderà per mano, a volte conducendovi per anni, a volte anche per pochi minuti. Minuti che nella vostra mente dureranno una vita intera. Vi si avvicina, vi riconosce o forse, "vi sente". Succede, lo so per certo. A volte, potreste pensare “Ma, questo come ha capito? Da dove spunta fuori?” Vi sembrerà un caso, non è un caso, è l’insieme dei vostri pensieri, delle vostre azioni che in modo corale hanno creato un’affinità con il vostro maestro che è apparso. Credo all’istinto, agli istinti che si riconoscono; ogni giorno che passa divento sempre meno terrena. Mi sto avvicinando alla morte? Già, domanda retorica, tutti ci avviciniamo, ogni giorno, alle braccia della nera signora.

Avere un maestro è cosa rassicurante. Il pensiero, da solo, liberamente spazia, vola sulla spuma di onde tempestose e trascinanti, si acquieta su lagune incantate, ma quando può tornare dal maestro, riacquista forza e la capacità di altri voli e di altri sogni. (Anna Giacomini)

Un giorno l’allievo chiese al Maestro: “Maestro, ebbene, qual’ è il Giusto Sentiero?”. Il Maestro lo guardò e rispose: “Solo chi si addentra nel bosco può riuscire a vedere fiori meravigliosi, insetti fantastici, sassi stupendi e levigati dal vento”. L’allievo rispose: “Ma Maestro, se entrerò nel bosco, rischierò di perdermi”. Il Maestro rispose: “Solo chi non ha timore di conoscere, non si perderà”. Tutti gli altri vagheranno al di fuori del bosco, cercando il sentiero, ma non lo troveranno mai”. Il Maestro proseguì: “Hai mai conosciuto Dio?”. L’allievo disse: “Ma nessuno può conoscere l’Altissimo”. Il Maestro disse: “Solo chi ha il coraggio di guardare dentro sé stesso, può scorgerlo. Egli è abbagliante come mille soli. Egli è nel contempo Padre e Madre, maschile e femminile, Luce ed Ombra. Solo chi comprende questo potrà conoscerlo”. (Il cosmopolita)
 Il Maestro non può essere tale se non è anche a sua volta allievo. Imparare è un'arte, insegnare è un'arte, ma imparare è cento volte superiore all'insegnare. (BKS Iyengar   Maestro Yogi)
In questi rapporti l’allievo non rappresenta un travaso delle conoscenze del maestro, non impara quello che il maestro già sa, vive con lui in una affinità sottile che si capta in due. A volte si dice “l’allievo ha superato il maestro” e il maestro non ti segue più, non per abbandonarti, come, a volte, potrebbe pensare un allievo intristito (ma forse, lo è solamente a causa della crisi di crescita),  ma perché non ha più niente da aggiungere e ti lascia andare oltre; quel maestro è stato il trampolino che ti ha dato la spinta per andare ancora di più oltre: la conoscenza di te stesso. 

6 commenti:

  1. Non ho mai avuto un maestro nel senso di una guida spirituale o di una persona capace di guidarmi, ma ho camminato insieme a persone che per affinità mi hanno riconosciuto simile e mi hanno "sentito". A volte questi incontri mi hanno lasciato qualcosa dentro, forse una coscienza diversa o mi hanno indotto a fare delle scelte. A pensarci bene, nei termini che tu racconti, forse queste persone a loro modo erano dei maestri. Credo che se uno è pronto appaiono molte cose.
    Post interessante.
    Raffaella

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    1. Ciao Raffaella, benvenuta! E' vero il maestro può essere qualunque persona che incontri in un momento della vita - anche mentre stiamo prendendo un caffè al bar, per esempio - che ti dice anche una sola frase che però racchiude per te un significato che ti smuove qualcosa. Una frase, un incontro che se fosse capitato prima o in un tempo successivo non l'avremmo notata perchè, solo in quell'istante, eravamo pronti. Grazie per il commento.

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  2. Da futura maestra e da allieva ieri, oggi e per la vita, posso dire che obiettivo del maestro è "rendersi superfluo". Questa espressione, che ho sentito per la prima volta studiando pedagogia, mi affascina. Un buon maestro non continua a farti sentire un vaso da riempire ma ti insegna a tirar fuori il tuo potenziale e a fare a meno di lui un giorno, quando sarà il momento. In ogni caso, l'importante è restare allievi per tutt la vita, perché si ha sempre qualcosa da imparare e perché chi crede di sapere tutto, in realtà non sa nemmeno di essere ignorante!

    Inoltre, non tutti i maestri di scuola sono Maestri di vita. Ci sono stati insegnanti che hanno cambiato la mia vita e altri che sono passati più silenziosamente e ci sono persone che ho incontrato per caso, il tempo di un istante, che hanno lasciato dei solchi profondi (e insegnare non significa forse "lasciare un segno"?).

    I tuoi post sono sempre meravigliosi, Orlando!

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    1. Con questo post sono andata più vicino al tuo mondo allora, un giorno vedrai ti farò una sorpresa con un post su Leopardi, il nostro Leopardi! Bella l'espressione "rendersi superfluo" non la conoscevo. Grazie per i complimenti e anche per il + !

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    2. Questo tuo post lo sento particolarmente vicino. Grazie a te per i bellissimi spunti!

      Ho già letto il tuo post sul "nostro" Leopardi! Davvero una bella sorpresa! L'ho visto comparire nel blogroll è non vedevo l'ora di leggerlo!

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    3. Vedrai che, di tanto in tanto, un post su Giacomino apparirà!!

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