13 giugno 2012

E.T., una favola che compie 30 anni

E’ diventata una favola, quella di E.T. l’Extraterrestre, forse perché in contrasto con il meccanismo  mentale della mente adulta. Nei film sugli extraterrestri di solito questi arrivano sulla terra, o per conquistarla e, spesso, scatenando paura da parte degli abitanti terrestri.  E.T. no, non arriva con l’intento di attaccare, viene lasciato a terra, si perde perché non riesce a rientrare in tempo sull’astronave. Diventa un orfano. Sulla Terra perde la propria identità, la propria origine. A questo punto è davvero un extra. Un orfanello che, trovato, suscita in chi lo trova la gioia della scoperta e del ritenere l’ ”oggetto” inaspettato un po’ una proprietà; soprattutto se a trovarlo sono dei bambini, come accade nel film. Apparentemente vecchio ma, allo stesso tempo, non più alto di un bambino: su stessa richiesta del regista Steven Spielberg, il piccolo alieno doveva apparire come una figura paterna, per rimarcare l’importanza del legame tra padre e figlio, un uomo-bambino. Allo stesso tempo, infantile e vecchio (forse come lo stesso Spielberg)
Del vecchio e del bambino ha anche la fragilità che spinge chi lo avvicina a proteggerlo, ammesso che chi lo avvicina sia ugualmente un essere indifeso, con l’ animo fanciullesco. I bambini lo trovano e, invece di esibirlo, lo tengono lontano dagli adulti. Lo aiutano a tornare a casa. <<Quando la bicicletta vola oltre la luna e E.T. mormora “casa…casa”, il nostro cuore è pieno come la luna stessa>>, dice ancora il regista. Abbiamo fatto il tifo per quella fuga, come abbiamo tifato per i bambini dell’isola che non c’è mentre combattevano contro Capitan Uncino e poter liberare Wendy e  così  per tanti altri eroi immaginari che liberavano il più debole.

1 commento: