15 maggio 2012

Mi sento un Kappa

Si sta purtroppo avvicinando l’estate, a colpi di gradi centigradi comincia a colpirmi ed infierire sulla mia pelle, sulla testa, contro gli occhi e così ogni anno, in questo periodo, mi vengono in mente i Kappa. Ne ho una vaga reminiscenza come figure della mitologia giapponese che vanno in giro con in testa una ciotola d’acqua e, se l’acqua evapora, il Kappa muore. Io mi sento così e, così sentendomi, sono andata sul web per vedere cosa si racconta di questi miei fratelli Kappa. Kappa, detto anche Kawataro ossia ragazzo-fiume appartiene alla categoria più ampia degli Yokai, spiriti che possono essere malvagi o, talvolta anche ben predisposti verso gli uomini. Vivono, come dice il nome (kawa vuol dire fiume), nei pressi dei fiumi, laghi e stagni. Non so se in base al maggiore o minore movimento dell’acqua sia legato anche il temperamento del Kappa: acqua stagnante=Kappa inoffensivo; acqua agitata=Kappa malefico. 
Non essendo mai stati avvistati (!!) il loro aspetto è basato su di un mix di animali conosciuti: spesso con un corpo simile a quello della rana, o delle scimmie; a volte descritti con facce scimmiesche, più spesso con visi forniti di lunghi becchi simili a tartarughe. Abili nuotatori, hanno mani e piedi palmati. E, a questo punto, arriviamo a ciò che mi ricordavo io: hanno una depressione piena d’acqua in cima alla testa! Tale depressione è circondata da irti capelli, per questo l’aspetto fa pensare ad una ciotola. Da questa depressione sulla testa deriva la forza incredibile del Kappa che, per essere sconfitto è necessario fargli rovesciare l’acqua. Ma come fare per far sì che il Kappa rovesci il suo contenuto vitale? Semplice: indurlo ad un inchino di saluto che in Giappone non si può assolutamente rifiutare. Altri racconti dicono che quest'acqua permette ai Kappa di muoversi sulla terra ed una volta svuotata, la creatura è immobilizzata; se un essere umano ridona la vita al Kappa riempendogli la fessura sulla testa, il Kappa sarà il suo servitore in eterno. Oltre al rispetto per l’inchino sono contrari a rompere un giuramento per cui la parola di un Kappa che ha stretto amicizia o sottomissione con un uomo è sacra, per questo alcuni santuari shintoisti sono dedicati all’adorazione di un Kappa. 
Tra i motivi per cui a questi kami sono dedicati dei templi c’è la loro capacità di curare le ferite e la conoscenza dell’arte ortopedica. Il loro cibo preferito sono i bambini e i cetrioli: una tradizione vuole che i genitori incidano il nome dei loro figli su dei cetrioli e poi li gettino nell’acqua in modo che i Kappa che la infestano si plachino e non assalgano i bambini.

2 commenti:

  1. Lo scrittore giapponese Akutagawa Ryunosuke, quello di Rashomon, ha dedicato una sua opera ai Kappa. Si tratta di un racconto di non più di una cinquantina di pagine dove il protagonista, internato in una clinica psichiatrica, racconta le vicissitudini da lui affrontate come ospite accidentale della città dei Kappa. E' un racconto molto divertente ma che allo stesso tempo regala diversi spunti di riflessione, essendo stato pensato come accusa alla società giapponese a lui contemporanea: la vita nella città di Kappa, scoprirà il nostro eroe, è sorpendentemente organizzata esattamente come lo sono le nostre città, con tutti i suoi peggiori difetti... Tutto il mondo è paese, si dice, no?

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    1. E' vero! ma sai che ho "Rashomon" e, acciderba! quando ho scritto il post non mi sono ricordata del racconto Kappa? tra l'altro lo avevo letto ai tempi dell'Università (ho studiato lingua e letteratura giapponese, ecco perchè conosco qualche autore giapponese) me lo voglio rileggere in questi giorni. Grazie di questa "reminiscenza"!

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