Totò, clown e barboni

Ancora un brano dove il protagonista è il cassonetto.
Sono attratto dai cassonetti, dalle notti invernali passate all’addiaccio, dalle scatole di cartone lasciate vicino ai cassonetti. Un cassonetto è il sunto del mondo. Ho letto molto e mi piace scrivere. La scrittura e la lettura sono amate molto dai barboni veri perché sono mezzi che alienano e che supportano. Ma io non sono un vero barbone, per questo non leggo più e scrivo meno: sono un alienato senza supporto. Ciò non toglie che vivo abbastanza bene, lavoro molto: undici dodici ore al giorno senza che mi vengano pagati gli straordinari, anche perché oggi non pagano neanche uno stipendio per la sopravvivenza; anche per questo sono barbone. Siamo una società di barboni, me lo sentivo da anni. Ho sempre captato in anticipo. Nei cassonetti ruota la vita di una città: ci puoi leggere dei messaggi di tifosi, politici, innamorati (questi di solito quando la storia d'amore è finita); dentro ci puoi trovare di tutto: il barbone vero ci trova di che vivere, a volte ci trovi anche dei neonati.
 Intorno ad un cassonetto ci sono materassi, sedie, valigie che fanno pensare a un trasloco o a uno sfratto immediato. Immediato … oggi non c’è quasi più niente che possa definirsi immediato. E’ tutto estremamente lento, per non dire fermo. Sono nato nel ‘67 dopo la grande alluvione che colpì la Toscana e prima del 68 periodo della protesta studentesca il ‘67 serviva da passaggio, ma non aveva caratteristiche per cui valga la pena essere ricordato; nel ‘67 morì Totò e questo sottolineò la morte dell’allegria per quell’anno. Così la mia terra nel ‘67 era completamente fradicia e le case, in parte, erano da sfangare. Dalla protesta del ‘68 la Toscana fu poco colpita perché tutto ciò che colpisce il territorio in modo nazionale, di solito tocca poco, questa Regione. Non mi beo di essere barbone, non è una presa di posizione, lo pensano in molti che sia così, lo so, ma non mi interessa convincere nessuno della mia verità, è mia ed già condivisa così. Si può diventare barboni da un momento all'altro: conosco persone che lo sono diventate nel giro di un mese. Basta che un grande e positivo evento accada a ridosso di un avvenimento altrettanto importante ma profondamente doloroso che lo stress emozionale ti frega e sei morto, cioè barbone dentro. Così una vita che è stato tra virgolette, normale, in trenta giorni diventa una vita messa lì da una parte e la guardi, la fissi, sì forse è la tua ma è lontana. (scritto nel 1999)

Totò, 15 febbraio 1898 – 15 aprile 1967
"...Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono,
ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno,
un pò per amor Tuo, e un pò perchè hanno pagato il biglietto.
Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure
questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con
disinvoltura.  C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità,
noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su
questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri".

Preghiera del clown, tratta dal film "Il più comico spettacolo del mondo"

1 commento:

  1. "Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono"... forse allora sono un clown! Bel post!

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