Bruegel e Van Gogh al cinema: Lech Majewski e Akira Kurosawa

Ponte di Langlois ad Arles, Van Gogh, (1888)
L'opera di Bruegel "La Salita al Calvario" fa da scenografia al nuovo film  del regista Majewski.
Non so se vi è mai capitato di osservare un quadro e pensare: "Io sono lì, dentro al quadro", più che di fronte; voler incontrare l’autore, che di solito appartiene al passato, e lo si può incontrare solo leggendo la sua biografia ma soprattutto guardando i suoi quadri, l’intensità e profondità delle pennellate che rivelano il temperamento del pittore. Deve averlo pensato il regista giapponese Akira Kurosawa, che decide di entrare nei quadri di Van Gogh, con il suo film, Sogni del 1990, composto da 5 episodi. 
La trama del 5° episodio Corvi descrive un giovane pittore ad una mostra di Van Gogh, di fronte al quadro Ponte di Langlois ad Arles si immerge a tal punto nel quadro che questo prende vita ed egli vi entra: parla con le lavandaie e chiede loro dell’autore; rispondono di fare attenzione perché è appena uscito dal manicomio. Il giovane pittore oltrepassa il ponte levatoio e, attraversando i campi di grano, incontra Van Gogh che sta osservando il paesaggio con in mano carta da disegno, il ragazzo chiede: 
“Non dipinge?”
Campo di grano con corvi, Van Gogh (1890)
 “Questo luogo trascende la realtà, si dipinge da sè... io divoro tutto e quando ho finito, ho il quadro davanti a me completo”. 
“Dunque cosa fa?” 
 “Lavoro da schiavo come una locomotiva. Devo affrettarmi, mi manca il tempo e così poco me ne resta per dipingere!” 
“Si è ferito?” domanda il giovane pittore. 
“Stavo facendo un autoritratto, l’orecchio non mi veniva bene, e l’ho tagliato... ma ora il sole mi costringe a dipingere non posso perdere tempo con lei...” e se ne va. Il giovane pittore, rimasto solo, ripercorre altri quadri di Van Gogh fino a giungere ad un campo di grano da cui si sollevano dei corvi (Campo di grano con corvi l’ultimo quadro di Van Gogh). In lontananza si sente uno sparo, Van Gogh scompare. Il giovane pittore si sveglia: è davanti al quadro, dipinto quasi alla vigilia del suicidio: il giovane pittore si toglie il cappello in segno di rispetto nei confronti del Maestro. 
La Salita al Calvario, Pieter Bruegel (1564)
E adesso è la volta del regista Lech Majewski (già nel 2004 aveva girato Il Giardino delle Delizie ispirato al trittico di Bosch), che porta lo spettatore a vivere dentro il capolavoro del pittore Pieter Bruegel, La salita al Calvario (1564).  L’opera è ambientata nelle Fiandre del XVI secolo, sconvolte dall’ occupazione spagnola. Qui, a differenza che nei  Corvi di Kurosawa, è proprio il pittore la voce narrante e che descrive come l’opera è stata realizzata. Leich Majewski è anche pittore e sembra che da piccolo fosse rimasto colpito dal quadro La salita al Calvario, che, così ricco di personaggi, non può non avere suscitato la fantasia di un bambino. Ogni personaggio ha un suo carattere, la sua forma, sta facendo o dicendo qualcosa, aspetta o agisce; in alto il cielo con nuvole chiare e nuvole minacciose, minacciose come gli uccelli che lo percorrono. 
Un bambino, anche con una sensibilità media, non può non dar vita e interpretare tutto questo spazio con l’immaginazione.  Registi e pittori, quando sono artisti di sensibilità simili, che non hanno la possibilità di incontrarsi per valutare quanto siano simili devono comunque capire e lo fanno con la loro arte; fratelli gemelli che non si sono mai incontrati ma sanno di essere simili. C’è un richiamo simile alla Sindrome di Stendhal (così la descrive lo scrittore Stendhal durante la sua visita in Italia nel 1817 “Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed dai sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me era inaridita, camminavo temendo di cadere”.).

2 commenti:

  1. Questi tuoi post sui quadri sono sempre più interessanti!

    A me capita spesso guardando un quadro di sentirmene parte... se mi fermo lì più di qualche minuto vuol dire che nella mia mente mi sono messa a raccontare o chiedere qualcosa a un personaggio oppure sto giocando tra i fili d'erba oppure chissà... in ogni caso non svegliatemi da quel bel sogno dentro l'arte!

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    1. Come ti capisco! Sia nei quadri con molti personaggi o con solo il paesaggio chissà quante cose ci sono nascoste e quante il pittore le ha volutamente nascoste (questo me lo suggerisce la mia immaginazione, ovviamente); con i quadri astratti non mi capita! Forse è come quando si legge un libro per la seconda o terza volta e vi si trova sempre qualcosa di nuovo. Grazie.

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